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LA MANIA DEI MULINI A VENTO Energia ecologica Per la distruzione supersovvenzionata del paesaggio La grande acrobazia del vento In
tutto il Paese cresce la reazione contro la trasformazione del paesaggio
in un campo di asparagi a causa del crescente numero dei mulini a vento.
Dal punto di vista economico un ulteriore incremento non ha senso: sono
stati inghiottiti miliardi di sovvenzioni, ma l’utilità per
l’ambiente pare sia stata molto limitata Alla
fine di giugno qualcosa di grosso attende la Germania del Nord. Una nave
mercantile proveniente dalla Danimarca consegnerà tre pale a rotore
alla foce dell’Elba, ognuna lunga 63 metri. Insieme costituiranno la
più potente elica del mondo. Una
torre di acciaio dell’altezza del Duomo di Colonia verrà trasportata
per mare da Brema. E dal molo principale di Kiel verrà inviata la cima
della torre insieme con mulino e generatore, attraverso il canale tra il
Mar del Nord ed il Baltico. Peso
totale 240 tonnellate. Quindi
verrà montato, proprio accanto alla centrale nucleare di Brunsbüttel:
il più grande, il più alto e il più potente impianto di energia
eolica del mondo. Si erge verso il cielo per 180 metri. Il suo
potenziale annuo è teoricamente sufficiente per coprire un fabbisogno
di 6000 famiglie. Il modello „Repower 5M“ dovrebbe funzionare anche
quando la attigua centrale nucleare tanto discussa sarà da tempo
spenta. Centrale
eolica anziché centrale nucleare: la torre di Brunsbüttel esiste per
testimoniare la svolta della politica energetica tedesca, la dismissione
dell’energia nucleare, la tutela dell’ambiente e per una nuova
industria high-tech. In
fin dei conti esiste a testimonianza di un vecchio sogno. Un sogno in
cui non vi siano più scorie nucleari né centrali a carbone inquinanti.
Al loro posto solamente sole, vento ed acqua, energie rinnovabili, che
forniscono energia elettrica all’umanità. Fonti che non si
esauriscono mai e non inquinano. E’
questo il motivo per cui il Governo della coalizione rosso-verde si è
votata all’energia ecologica ed in primo luogo all’energia eolica.
Attraverso di loro si dovrebbero ridurre i gas di scarico e la
dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas. Attraverso di loro
la Repubblica federale dovrebbe tornare ai primi posti quale leader del
mercato per l’industria tecnologica rispettosa della natura.
Attraverso di loro si dovrebbe promuovere un nuovo settore, che avrebbe
a lunga scadenza sostituito la morente economia basata sul carbone. Una
bella visione. Ma regge alla prova di un esame realistico? La
torre di Brunsbüttel infatti è al centro di una furibonda
contestazione da parte dei cittadini. Fino alla fine dell’anno scorso
sono sorti in tutto il paese ben 15.387 mulini a vento; entro il 2010
l’utilizzazione dell’energia eolica dovrebbe addirittura
raddoppiarsi. A questo punto alla protesta contro l’energia nucleare
si è sostituito un movimento contro l’energia eolica. Si sono formate
centinaia di iniziative popolari e si chiamano „Antivento“ o
„Tempesta contro il vento“ e si oppongono, dal Brandeburgo
all’alta Selva Nera, al rumore ed alla deturpazione del paesaggio. „Si
tratta degli orrori più spaventosi dalla guerra dei trent’anni“,
dice Hans-Joachim Mengel. Per questo motivo il Professore berlinese di
Scienze Politiche ha fondato nel Brandeburgo l’iniziativa „Salvate
la Uckermark“. Nelle ultime elezioni del Consiglio provinciale della
provincia della Uckermark, Mengel ha ottenuto il maggior numero di voti
proprio in base a questa iniziativa. Il
fatto che proprio i difensori dell’ambiente e del paesaggio si
oppongano alla visione dei Verdi di una politica energetica a tutela del
clima non si sottrae ad una certa ironia. Ma tali contestazioni
rientrano nel conto generale e vengono liquidati dai finzionari di
vertice dei Verdi come „romantici“. In
fin dei conti, così dicono i fautori dell’energia eolica, la
questione è di fondo: riguarda la riduzioni delle emissioni di CO2 ,
riguarda una fonte di energia pulita e soprattutto inesauribile e
riguarda un settore del futuro che crea posti di lavoro. Ma
è proprio vero? O non si tratta piuttosto, con un ulteriore incremento
dell’energia eolica, di un investimento socioeconomico sbagliato che
inghiotte miliardi? Che cancella posti di lavoro più che crearli? Che
dovrebbe essere immediatamente bloccata o per lo meno fortemente
ridotta? Domande
come queste sono certamente scomode. Colui che le pone viene subito
marchiato come un lobbista del carbone. Persino i grandi gruppi
energetici si esprimono con una certa prudenza. Attendono un cambio di
orientamento del Governo. Per
i rosso-verdi l’istituzione dell’energia eolica, 13 anni dopo che il
governo di Helmut Kohl ne iniziò la promozione, è più che altro un
progetto di prestigio, uno dei pochi che abbia trovato consenso unanime
nelle loro stesse file. Con una novella della Legge sulle fonti
energetiche rinnovabili, che il Governo federale dovrebbe approvare
venerdì prossimo, la coalizione intenderebbe porre le premesse per un
nuovo boom dell’energia eolica: quando - due anni dopo il vertice sul
clima di Johannesburg - all’inizio di giugno delegazioni governative
da tutto il mondo si incontreranno per la Conferenza Internazionale
sulle fonti di energia rinnovabili, il Cancelliere Gerhard Schröder
vorrebbe presentare il suo Paese come precursore. La produzione di
energia eolica della Germania è già oggi pari a quella della
Danimarca, della Spagna e degli Stati Uniti messi insieme. I danesi tra
l’altro hanno già da tempo innestato la marcia indietro, cancellando
quasi totalmente la promozione dell’energia eolica da due anni. Il
loro governo sostiene che l’obiettivo è largamente raggiunto e che
inoltre le sovvenzioni costano troppo. La
Germania dovrebbe diventare ancora una volta campione del mondo, come
desiderano i rosso-verdi, e
come è già accaduto per i pedaggi e per la raccolta delle lattine.
Deve dimostrare come la seconda potenza industriale del mondo possa
realizzare una politica sostenibile e che ambiente ed economia non sono
nemici. Nel
Governo solamente il Ministro dell’Economia Wolfgang Clement è
drasticamente contrario, poco prima della discussione della Legge sulle
fonti energetiche rinnovabili, ha annunciato la sua opposizione allo
sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili. Egli vede nelle
speranze per il futuro dei Verdi un potente freno per la crescita
economica. Per
settimane egli ha discusso animatamente con il Ministro per l’Ambiente
Jürgen Trittin, ma in questa lotta è stato assolutamente isolato.
Clement non ha osato la rottura completa - finora. Eppure egli è da
settimane in possesso di una perizia esplosiva, che dimostra
l’insensatezza di una ulteriore eccessiva promozione delle fonti
energetiche rinnovabili. E
così Clement si è infine accordato con il suo avversario per un
compromesso, che è stato da tutti festeggiato come una vittoria di
Trittin: la promozione dell’energia eolica verrà ridotta un po’ più
velocemente di quanto non fosse originariamente previsto, ma neppure
lontanamente con l’intensità che avrebbe voluto Clement. Quest’ultimo
ora teme che molto rimarrà come prima: la crescita selvaggia di mulini
a vento, la distruzione di intere zone paesaggistiche, la contestazione
permanente nei Comuni interessati, che non possono impedire la nascita
di nuovi parchi eolici e cercano in compenso di trarre vantaggi da
contratti fantasiosi con gli investitori. Tutto ciò costa ai cittadini,
in qualità di utenti di energia e di contribuenti, molti molti
miliardi. Finora
il Governo osanna la riuscita riduzione di CO2 , ma per il resto teme un
bilancio aperto del proprio progetto eolico. Resta da chiarire: ·
Quali sono i costi per
l’economia nazionale tedesca? Quali sono le conseguenze per il mercato
del lavoro e la conpetitività dell’industria? · Da
dove trarranno energia i tedeschi in futuro - se l’energia nucleare e
le sovvenzioni per il carbone sono troppo pericolose o troppo care e le
riserve mondiali di gas e di petrolio si riducono sempre più? Esiste, a
lunga scadenza, un’alternativa al vento, oltre all’energia solare ed
idroelettrica? Ma soprattutto: il vento ed il sole sono effettivamente
in grado di coprire il fabbisogno futuro di energia - o si tratta di una
bella, costosa illusione? I campioni del mondo di asparagi
Già
da secoli l’umanità tenta di sfruttare l’energia dell’aria,
talvolta con notevole successo. All’epoca d’oro del 18mo secolo, i
mulini a vento costituivano parte integrante irrinunciabile del
paesaggio. Oltre 200.000 di queste meraviglie in legno erano state
costruite in tutta Europa. All’alta tecnologia medievale mise fine
soltanto Konrad Adenauer, allorché negli anni cinquanta fece cancellare
dall’elenco degli artigiani il mestiere tradizionale del mugnaio di
mulino a vento. In
quel momento i moderni impianti di energia eolica di altri luoghi non
avevano più nulla a che vedere con la macina del grano. Già nel 1888
Charles Brush aveva costruito a Cleveland, Ohio, il primo impianto per
la produzione di energia elettrica. Ma ciò non portò ancora questo
tipo di impianti a sfondare. Ancora decenni più tardi i nazisti si
impegnavano senza successo a far desistere dal tema un „Gruppo di
lavoro del Reich per l’energia eolica“ - prima della fine dell’
„impero dei cento anni“ si giunse ad un paio di impianti
sperimentali a Bötzow, nei pressi di Berlino. Solo
con la crisi del petrolio del 1973 il tema energia eolica tornò
all’ordine del giorno. Per non soggiacere al diktat sul prezzo degli
sceicchi si procedette ad una intensa attività di ricerca sulle fonti
di energia alternative. Dornier installò un impianto sperimentale di 17
metri di altezza sull’isola di Pellworm per captare la brezza del Mar
del Nord. Nell’interno della zona i contadini seguirono l’esempio,
piantando in verticale assi di camion dismessi sull’aia, mettendoci
sopra una ruota a vento e sotto un generatore e producendosi la loro
elettricità da soli. Il
Governo federale ha concesso negli anni settanta sovvenzioni per 200
milioni di marchi per un „programma di energia eolica“. Anche allora
venne stabilito un primato mondiale: per 90 milioni di marchi venne
costruito nel 1981, sempre a Brunsbüttel,
un „Grande Impianto Eolico“ (Growlan). La creatura mostruosa
del Kaiser-Wilhelm-Koog era alto quasi quanto il suo successore del
2004. I rotori avevano il diametro sensazionale di 100 metri. La
spesa è stata inutile. Di quel grande progetto il Governo aveva
incaricato proprio il Centro di Ricerca nucleare Jülich. „Costruiamo
Growlan“, disse allora un responsabile della associata RWE, „per
dimostrare che non funziona“. E l’intento riuscì. Nel primo anno di
esercizio 1983, tutto quello che riuscì a produrre il megamulino a
vento furono ben nove ore di elettricità, nel 1988 Growlan venne
disattivato - e così parve fosse tramontata la speranza per un futuro
con energia eolica. 16
anni dopo in Germania esistono più mulini a vento che in qualsiasi
altro paese. E anche più contestazione che in qualsiasi altro paese. Da
una parte ci sono i produttori, i gestori ed il Ministro per
l’Ambiente Trittin. Loro ne vogliono di più, più alti, più potenti:
festeggiano la loro vittoria come in grande successo. „La Germania è
campione del mondo per l’energia eolica“, giubila il Ministro. Dall’altra
parte si è formata una coalizione multicolore e contraddittoria. E’
costituita da ecologisti e dalle lobbies del nucleare e del carbone dei
grandi gruppi dell’industria energetica. Ne fa parte anche il Ministro
dell’Economia Clement, ma soprattutto è costituita da tutti quegli
abitanti delle zone interessate, che si sentono letteralmente
accerchiati da „parchi di mulini a vento“, „fattorie di mulini a
vento“ e „zone eoliche in allestimento“. Sono
persone come Sonja Dollery di Ellierode, nella zona vicina all’Harz.
Da quando sono stati progettati i mulini a vento sulle colline vicine,
la pace del paese è finita. Tra sostenitori ed oppositori
dell’energia eolica volano parole grosse. Nove proprietari di terreni
potrebbero guadagnarci con i mulini a vento, ma „400 persone devono
soffrire“. La donna è disperata. „Si ha quasi paura di andare in
strada“, dice la signora Dollery. Così,
tanto per cominciare, su e giù per il paese dei Comuni una volta
sereni, c’è ora aspra litigiosità. Da una parte ci sono i cittadini
che non beneficiano della pioggia di denaro delle sovvenzioni e coloro
che si sono costruiti la casetta, la cui proprietà è diventata
improvvisamente invendibile a causa dei giganteschi mulini a vento. Dall’altra
parte ci sono i gestori delle installazioni di mulini a vento, spesso
notabili locali, come dirigenti di latterie in pensione, direttori di
banca o politici comunali, associati a quei contadini, i cui terreni
servono per l’istallazione dei mulini a vento. Dietro c’è sempre
uno dei grandi produttori di mulini a vento, come ad esempio la Plambeck
Neue Energie AG di Cuxhaven. Per
far sì che i Comuni approvino la progettazione, si offrono agli stessi
percentuali di partecipazione. Si usa anche far arrivare ai comuni
recalcitranti denaro sottobanco tramite fondazioni o donazioni. Così
arriva l’approvazione. Anche
gli imprenditori agricoli, che non di rado hanno l’acqua alla gola,
riescono con difficoltà a resistere alle offerte dei gestori. Per una
istallazione con dieci impianti in fondo riescono ad affittare - per via
della distanza minima necessaria tra le torri - ben 45 ettari di
terreno. A seconda dell’abilità con cui viene condotta la trattativa,
i proprietari dei terreni possono guadagnare da 1000 fino a 20.000 euro
per anno e per mulino; il tutto per lo più per una durata contrattuale
di 20 anni. Il che è di più di quanto rendano alcune aziende. In
tal modo si è venuta a determinare una associazione contadina di
interessi - denaro contro paesaggio. Da un sogno verde è nato un nuovo
piano verde. La
chiave della estesa deturpazione del paesaggio è una minuscola
integrazione nel paragrafo 35 del codice edilizio, che deputati di tutti
i partiti hanno fatto scivolare silenziosamente nel Bundestag già nel
1966. E’ lunga solamente due righe. Ma ha modificato il quadro
paesaggistico in maniera perenne. La
norma, conosciuta anche come „privilegio dell’energia eolica“,
conferisce ai detentori di mulini a vento delle prerogative
preferenziali, che esistono altrimenti soltanto per Agricoltura e
Foreste o per la pubblica fornitura di acqua, elettricità e gas. Essi
possono costruire al di fuori dalle località limitate. Questo sta a
significare che un mulino a vento alto 150 metri va approvato in linea
di principio più facilmente di un chiosco al mare. De
facto si tratta dello svuotamento della normativa edilizia, che aveva
come scopo impedire la distruzione del paesaggio. Autorizzazioni
edilizie per impianti esterni, ad esempio, non esistono generalmente per
altri tipi di imprese o per privati. Invece un „asparago“ a vento
alto 140 metri gode di un privilegio. Per di più la distanza minima tra
due campi di mulini a vento è solamente di 5000 metri. Ogni cinque
chilometri, quindi, può nascere un parco di mulini a vento - un incubo
di distruzione del paesaggio. Nella
Sassonia meridionale non è prescritta neppure una distanza minima dalle
case di civile abitazione, talvolta sono solo 250 metri. Gli abitanti
delle zone interessate in fondo si potrebbero anche „adeguare alle
modificate condizioni dei dintorni, con iniziative architettoniche
personali, come spostamento di mobili, istallazione di paraventi o
ombrelloni, etc“, recita una sentenza del Tribunale amministrativo di
Hannover dell’inizio di gennaio. Resistere?
Non serve a niente. „Lo Stato, nell’impegno di ridurre le emissioni
di CO2, non può limitarsi a fare appello alla ragionevolezza di tutti
gli interessati“ si legge nel verbale della seduta della Commissione
Edilizia del 19 giugno 1996, „deve fare di tutto, affinché vengano
rimossi gli ostacoli allo sfruttamento di fonti energetiche
rinnovabili“ Anche
questo intento è riuscito. Per i proprietari di mulini a vento è
iniziata così un’epoca d’oro. Soltanto negli ultimi quattro anni il
numero degli impianti si è raddoppiato, giungendo ad oltre 15.000 unità. E
pare che debba andare avanti così. Denaro ce n’è a sufficienza, in
quanto lo Stato promuove l’incremento dell’energia eolica su vari
fronti contemporaneamente: attraverso prezzi fissi ed un’acquisto
garantito. Ed anche attraverso detrazioni per gli investitori. Già
a partire dal 1991 i gruppi industriali di energia elettrica sono
obbligati ad accumulare riserve energetiche dall’eolico. Tuttavia
solamente la Legge sulle Fonti energetiche rinnovabili della coalizione
rosso-verde, che è entrata in vigore nell’aprile 2000, ha
rappresentato un intervento massiccio a favore dell’energia eolica. I
gruppi industriali di energia elettrica sono obbligati all’allaccio di
impianti di energia eolica - ed ovviamente anche all’acquisto ed alla
distribuzione dell’ecoelettricità. Qualora le capacità della rete
dei grandi distributori non siano sufficienti, E.on, RWE e Vattenfall
debbono anche costruire nuove linee - e a loro spese. La Legge sulle
Fonti energetiche rinnovabili (EEG) ha addirittura riservato ai
proprietari di mulini a vento una via preferenziale nella rete elettrica
tedesca: in qualunque luogo della Germania giri una ruota a vento,
quella corrente va a scorrere automaticamente - e del tutto
indipendentemente dalla attuale domanda - nella rete. I
distributori non solo debbono acquistare l’ecoelettricità, ma debbono
anche pagarla ad un prezzo fisso. I gestori dei mulini a vento ricevono
attualmente 8,8 centesimi per kilowattora, non appena hanno allacciato
un nuovo impianto. Si tratta di un prezzo di 5 centesimi superiore a
quello che viene pagato per l’elettricità convenzionale sul mercato
spot (prezzo attuale: 3,5 centesimi). Anche
i mulini a vento non efficienti situati in zone con ventilazione debole
approfittano di tale prezzo obbligatorio - e questo, ad opinione dei
critici, è l’errore strutturale fondamentale della legge. Nella
novella della Legge sulle Fonti energetiche rinnovabili (EEG) debbono
essere per questo motivo resi più severi i criteri: mentre il prezzo,
secondo la situazione attuale, dovrebbe scendere dell’1,5 per cento,
la degressione annuale prevista nel progetto di legge ammonta al 2 per
cento. Inoltre dovrà essere abbreviato il periodo di sovvenzione - allo
scopo di aumentare l’efficienza dei mulini a vento. Ma
per i critici tutto questo non è sufficiente. Essi temono
l’interazione negativa tra la nuova Legge sulle Fonti energetiche
rinnovabili ed il commercio delle emissioni previsto da Trittin. Si
tratta del commercio dei diritti di inquinamento con anidride carbonica,
previsto a partire dal 2005. Impianti energetici ed industrie pesanti
possono, da quel momento in poi, produrre emissioni solamente nelle
quantità loro precedentemente assegnate. Qualora le loro emissioni
siano inferiori, hanno la possibilità di vendere il loro contingente a
quei concorrenti che non si attengono ai limiti. „La
Legge sulle Fonti energetiche rinnovabili deve avere una fine, perché
in futuro non porterà più alcun contributo alla riduzione delle
emissioni di CO2 „ dice Carl Christian von Weizsäcker, che è autore
di uno studio su questo tema per il Comitato scientifico del Ministero
dell’Economia. Accanto
all’aumento di prezzo per l’accumulo di energia, lo Stato sostiene
l’allestimento di mulini a vento anche con considerevoli incentivi
fiscali per i redditi medio-alti. Questi possono, nel primo anno,
detrarre direttamente dalle tasse addirittura più del 100 per cento
dell’ammontare del loro capitale investito. In tal modo accade che
circa la metà del capitale investito proprio torna immediatamente dallo
Stato agli investitori. Solamente più tardi, quando il vento soffierà
a dovere tra le pale del mulino a vento, sugli utili annui dovranno
essere pagate le tasse. Nel
complesso il mancato gettito fiscale iniziale per lo Stato, a partire
dal 1997, ammonta, secondo i calcoli dell’economista Stefan Loipfinger,
a 1,1 miliardi di euro, se ci si basa sull’aliquota contributiva
massima degli investitori. Ma anche basandosi su un’aliquota del 40
per cento (compreso il contributo di solidarietà), le tasse che il
fisco ha incassato in meno sono pur tuttavia 870 milioni di euro. Ciò
determina ulteriori sovvenzioni per almeno 21.750 euro per ognuno dei
40.000 posti di lavoro nell’industria eolica. I sostenitori fanno
notare che a fronte di questo vi sono le successive
tasse pagate dai proprietari dei mulini a vento. Tuttavia
queste ultime, contrariamente al mancato gettito fiscale iniziale, non
sono assolutamente certe. Come all’epoca del boom degli immobili
dell’Est, molti promotori si riempiono le tasche, incassando
provvigioni e diritti amministrativi altissimi. Oltre il 30 per cento
del capitale rimane presso molti gestori di fondi di investimento come
disponibilità di cassa per spese variabili. Inoltre
molti fondi di investimento sono gravati da alti costi di capitale
esterno e possono in tal modo ottenere benefici fiscali molti alti in
proporzione al capitale investito proprio. Quando il vento non soffia a
dovere, come è accaduto negli ultimi tre anni, ovvero quando subentrano
problemi tecnici, i fondi di investimento arrivano a sfiorare la rovina
(vedi pag. 90). La lotta contro i mulini a vento Le
conseguenze di una così dissennata promozione si possono constatare ad
esempio nella Uckermark. La provincia al nord di Berlino è coperta di
mulini a vento come nessun’altra regione della Repubblica. Già sono
stati costruiti 223 impianti, altri 280 sono già in fase di
progettazione esecutiva. Taluni paesi sono letteralmente accerchiati da
parchi di mulini a vento. „Nessuna
fase di industrializzazione ha determinato una deturpazione del
paesaggio così brutale, come questo conficcamento e sprangamento creato
dai mulini a vento“ ha sentenziato solo recentemente Botho Strauß in
un saggio su DER SPIEGEL. Il poeta possiede da oltre dieci anni una casa
nella Uckermark. Secondo lui, l’energia eolica distrugge „non
soltanto spazi esistenziali, ma anche i più profondi spazi della
memoria“, come ha scritto. Come
si sia giunti a tanto è una storia di grandi immagini visionarie ed
ancor più grandi delusioni. Ha a che fare con la speranza della regione
di ottenere sviluppo e posti di lavoro. Con venditori di vento e
politici comunali non all’altezza della situazione, che ne hanno fatto
una questione di avidità e di corruzione. Ed ha anche a che fare con la
crescente protesta di cittadini, che dapprima lottano e poi sono
costretti ad ammettere la loro impotenza di fronte ad una industria del
vento giuridicamente privilegiata e sovvenzionata generosamente dallo
Stato. Questa storia potrebbe ripetersi in tutta la Germania. All’inizio
i fronti erano chiaramente definiti. Da una parte c’erano gli
investitori, che avevano visto nella strutturalmente povera Uckermark
una zona ideale per i loro mulini a vento. E sono stati accolti con
entusiasmo: i contadini ottennero vantaggiosi contratti d’affitto per
il loro terreno dagli scarsi raccolti, ed i Comuni dalle magre finanze
finalmente una prospettiva di gettito fiscale. Dall’altra
parte c’era Hans-Joachim Mengel. Egli è professore di Scienze
Politiche alla Freie Universität Berlin. Più di dieci anni fa venne
nella regione e fondò nel castello di Wartin la „Europäische
Akademie“, ad immagine di un college anglosassone. Quello che lo aveva
affascinato qui era il fatto che i paesani „non erano cambiati quasi
per nulla dall’epoca di Federico il Grande“. Per questo egli, fin
dall’inizio, ha protestato contro i moderni mulini a vento. Ma
la cosa non interessava nessuno. Quando il Professore, alto, con il suo
ampio mantello di loden ed i capelli arruffati, andava predicando per il
paese di „interessi contraddittori nel processo decisionale
democratico“, lo prendevano in giro come il „Don Quichotte della
Uckermark“. L’energia
eolica sembrava loro una benedizione. Per questo motivo le province
Uckermark e Barnin decisero, dopo quattro anni di consultazioni,
nell’ottobre 2000, un „piano parziale di sfruttamento di energia
eolica“. Potevano essere allestiti, da allora in avanti, nuovi
impianti „ecocompatibili“ , soltanto in zone espressamente destinate
ed adattate all’uopo - per evitare una proliferazione selvaggia e per
„mantenere il consenso della cittadinanza“. Ma
è andata diversamente. Allorché i proprietari di mulini a vento
costruirono con grande velocità i loro impianti nelle zone destinate,
allorché ne costruirono 15 a Neuenfeld, poi 39 a Falkenwalde, poi 57 a
Schönemark, allora gli abitanti della Uckermark riconobbero cosa
regalava loro quel „piano parziale“: torri per i mulini a vento in
tutte le direzioni del cielo, veri e propri grattacieli, che modificano
l’orizzonte. Persino di notte, quando le lampeggiano le luci rosse di
segnalazione. E’ questo il cosiddetto effetto discoteca. Progressivamente
l’umore andò deprimendosi. Nella posta dei lettori dei quotidiani
all’improvviso si parlava di „insana autodinamica“, che aveva
sviluppato quel „progetto energia eolica“. E fu allora che il Don
Quichotte della Uckermark con la sua tanto derisa lotta contro i mulini
a vento si trasformò in un vero e proprio eroe popolare. Alle elezioni
comunali dello scorso autunno Mengel ha ottenuto più voti dei candidati
di vertice della CDU, SPD e PDS. Il suo movimento popolare „Salvate la
Uckermark“ è anche riuscito ad entrare nel Consiglio provinciale (e
crea già a Potsdam, sei mesi prima delle elezioni per il Consiglio
regionale, il timore di un partito regionale anti-energia eolica). I
fronti si sono pertanto modificati. Contro gli investitori vi sono ampie
parti della popolazione. Il clima è avvelenato. Mengel viene
apostrofato dalla lobby dell’energia eolica come un „fanatico
sognatore“. „Noi sostenitori dell’energia rinnovabile Le caveremo
uno per uno tutti i Suoi dentini aguzzi“ si dice in una lettera
aperta, che distribuiscono gli investitori. Tra
le due parti agiscono i Comuni, per lo più impotenti ed alle prese con
una cosa più grande di loro: gli spiriti che essi hanno chiamato, ora
non li lasciano più. Anche
qualora lo volessero, non hanno praticamente più alcuna possibilità di
respingere le richieste di autorizzazioni edilizie degli investitori. Se
lo facessero, verrebbero citati in giudizio per richieste di
risarcimento danni di milioni e milioni - ed i tribunali danno loro
sistematicamente ragione. Perché
proprio l’argomento più frequente degli oppositori dell’energia
eolica qui è praticamente irrilevante: „La sola deturpazione del
paesaggio o del luogo non è sufficiente, alla luce del privilegio
giuridico degli impianti di energia eolica, a considerare inammissibile
un progetto di questo tipo“, si legge in una letteraccia
dell’assicurazione comunale GVV, presso la quale molti Comuni sono
assicurati. Persino da argomenti come limite di altezza o inquinamento
acustico i Comuni, stante a questo, dovrebbero preferibilmente tenere giù
le mani. La cosa migliore sarebbe, così prosegue la GVV, che i sindaci
si attenessero semplicemente „al parere giuridico delle autorità loro
sovraordinate“. In caso di danno essi rischierebbero altrimenti di
perdere la copertura assicurativa. I
Comuni dovrebbero in tal caso pagare di tasca propria, cosa che potrebbe
costare cara e costituire addirittura una minaccia per la stessa
sopravvivenza finanziaria dei paesi. E’
successo proprio questo in autunno ai rappresentanti del Comune di
Uckerland. Gli avvocati del gestore tuonava che si sarebbe „fatta
causa per l’intera perdita di fatturato (incluso il lucro cessante)
per il progetto del parco di mulini a vento. Con un volume di
investimenti per dieci milioni di euro, minacciarono gli avvocati, si
configurava una responsabilità di milioni di euro. I politici locali
erano scioccati - e cedettero. Alla
stessa maniera accade in vari altri posti. Grazie al progresso tecnico,
tanti e tanti mulini nel frattempo spesso alti 150 metri sono spuntati,
e molti sindaci non ne possono più. Mettono il veto - e falliscono.
„Attraverso il privilegio giuridico e le alte sovvenzioni
dell’energia eolica, dice Mengel, il legislatore ha dato ai
proprietari dei mulini a vento un assegno in bianco per l’imposizione
dei loro interessi“. Nei
Comuni si diffonde pertanto la sensazione di impotenza. Se proprio non
possono evitare i mostri orrendi, almeno molti comuni vorrebbero trarne
un qualche profitto. A
tale scopo i gestori delle installazioni di mulini a vento hanno
sviluppato dei modelli contrattuali fantasiosi, che dovrebbero
ripristinare la benevolenza dei comuni - e spesso far sorgere quanto
meno il sospetto della corruzione. Ad
esempio, da un cosiddetto contratto di permesso, il comune di Uckerland
dovrebbe trarre il suo profitto: secondo la bozza di contratto, in
questo caso l’investitore paga un „corrispettivo di permesso“, per
la „co-utilizzazione delle strade comunali“, che in realtà dovrbbe
essere ovvia, ovvero il „permesso di spostamento e gestione di
cavi“. Vantaggio
per il comune: 180.000 euro subito e successivamente altri 44.000 euro
l’anno, fino a quando i complessivi undici mulini a vento, nel giro di
forse otto, nove anni cominceranno a produrre gettito fiscale. In cambio
l’investitore ottiene la sua istallazione di mulini a vento e può
addirittura procedere alla progettazione della costruzione. „Una
vendita di diritti di sovranità non può esistere“ dice l’avvocato
di Gottinga Patrick Habor, che rappresenta numerosi abitanti vicini agli
impianti e Comuni. Più
brillanti ancora dei colleghi dell’Uckerland si sono dimostrati i
politici locali della vicina Luckow-Petershagen, quando si è trattato
della costruzione di una nuova installazione di mulini a vento con
addirittura 25 impianti. Essi fondarono una „Associazione
Paese-Mulini“; la presidenza venne contemporaneamente per praticità
assunta dal sindaco Donata Oppelt. Scopo
dell’associazione è la „promozione del senso di unità di
patria“. Ed in effetti ne va di interessi importanti: gli associati
dovrebbero incassare dall’investitore una cifra che arriva a 750.000
euro per la costruzione di nuovi impianti di energia eolica - questo è
quanto è scritto nella bozza di un „contratto di assegnazione“. La
cura del paesaggio politico si muove in modo analogo in molti luoghi,
quando si tratta della costruzione di nuove installazioni di mulini a
vento. Investitori e Comuni hanno da tempo creato in tutto il paese un
multiforme arsenale di accordi fantasiosi per il comune tornaconto. Decisamente
funzionale è ad esempio la pianificazione di installazioni di mulini a
vento proprio sui terreni dei membri del Consiglio comunale. Si guarda
anche con favore alla progettazione dei nuovi impianti direttamente
sulle proprietà statali e all’associazione della mano pubblica ai
mulini a vento: in tal modo lo Stato può trarre profitto dai prezzi di
approvvigionamento energetico da esso stesso fissati. Generose
erogazioni di denaro ai Vigili del fuoco volontari sono un altro mezzo
niente male, così come le somme in contanti ai cittadini: da 50 fino a
100 euro di premio sono stati decisi ad esempio in un piccolo paese
della Eifel per nascita, matrimonio o laurea - il denaro viene prelevato
da un fondo di promozione del proprietario dei mulini a vento. Altrove
gli investitori conferiscono oltre 400.000 euro per la „piantagione di
alberi“ al Comune. Questo gesto gentile viene quindi giustificato come
compensazione per lo sfruttamento del territorio, determinato dalla
costruzione dei mulini a vento. Accade
anche che paghino prontamente „penalità contrattuali“ a cinque
cifre, per non aver rispettato, certo per puro caso, delle scadenze
contrattuali per un paio di giorni. Soltanto
raramente degli accordi sospetti sono così ben documentati come nel
caso di un Comune della Germania del nord. I suoi rappresentanti hanno
stipulato nel 1996 un contratto di donazione con autentica notarile con
la locale Windpark GmbH, che, secondo il parere dell’avvocato
amministrativista di Amburgo Rüdiger Nebelsieck, configura la
fattispecie di reato del lucro presunto. „Evidentemente
senza alcuna consapevolezza di illegalità“, dice Nebelsieck, i
rappresentanti comunali „si sarebbero lasciati comprare la delibera
sulla progettazione esecutiva mediante un negozio abbinato“. Nel
contratto tra la Windpark GmbH, la quale intende costruire un impianto
di 40,5 megawatt, ed il Comune si legge: „La
realizzazione di tale progetto rappresenta un intervento non irrilevante
nel quadro paesaggistico. Allo scopo di far accettare alla popolazione
tale intervento, viene messo a disposizione del Comune, qui di seguito
denominato „donatario“ un finanziamento una tantum per misure
patrimoniali“. Segue
una frase, che chiarisce quale sia l’interesse dei gestori:
„L’ammontare del finanziamento dipenderà dalla quantità di
megawatt che l’installazione potrà produrre, in ottemperanza ai
massimali di autorizzazione edilizia che la legge consente e sarà di
10.000,00 DM per megawatt.“ Ed
allo scopo di far comprendere ai rappresentanti comunali che è meglio
autorizzare molto anziché poco, viene riportato anche un „conteggio
esemplificativo“: 270.000 marchi per un impianto che produca „fino a
27,0 megawatt“, 405.000 marchi per un impianto che produca „fino a
40,5 megawatt“. Se
la denuncia dell’avvocato Nebelsieck sarà in grado di bloccare il
progetto, non lo sappiamo ancora. E’ vero che la Procura della
Repubblica competente ha avviato un procedimento per questo ed altri
cinque casi nella regione, „tuttavia la questione sulla punibilità
della fattispecie, così dice il magistrato inquirente, „non è chiara
- sull’argomento vi è una zona legislativa grigia“. Un
intero pacchetto di benefici se lo è assicurato il Comune di Hohne, in
Bassa Sassonia nei pressi di Celle: esso incassa una quota di affitto
del 19 per cento dai contratti tra i proprietari dei terreni e
l’investitore. Inoltre, per ogni mulino a vento, ci sono premi nel
rilascio dell’autorizzazione edilizia. Ovviamente non può mancare
l’amato pedaggio stradale esclusivo per il gestore - in questo caso
per una cifra che arriva a 40.000 euro l’anno. Ma anche i cittadini
debbono avere il loro tornaconto: sarà loro garantita una
partecipazione agevolata nella società di gestione che sarà istituita. La
ricchezza di fantasia degli avidi Comuni è stata frenata per la prima
volta dal Consiglio regionale di Celle: „il vero scopo“ che si
nasconde dietro agli accordi, vale a dire „ottenere la benevolenza dei
cittadini“ del Comune nel procedimento di rilascio delle licenze
edilizie e di approvazione, „viene chiaramente alla luce“, si legge
in una delibera del Consiglio suddetto, che dichiara „nulle“ le
regolamentazioni centrali. I proprietari dei mulini a vento Minacce,
corruzione ovvero semplicemente un affare particolarmente conteso: per i
costruttori e per i gestori del settore, le condizioni operative sono in
ogni caso diventate più difficili. Dopo un boom edilizio durato anni e
anni, i terreni per nuovi territori idonei fortemente ventilati si
riducono progressivamente. Allo stesso tempo i criteri di assegnazione
diventeranno più severi nei prossimi anni e l’approvazione dei
cittadini diminuisce. Anziché di „brezza fresca“, nei titoli della
stampa economica si legge ultimamente
più spesso di „stagnazione“. Per
la prima volta nella sua storia recente, l’industria del vento è
entrata in una situazione di blocco. Si cercano ora nuovi mercati di
sbocco e soprattutto si cerca di ottenere un’immagine migliore. Tra
i proprietari di mulini a vento tedeschi l’uomo giusto per
quest’ultima esigenza è Fritz Vahrenholt. Vahrenholt ha rappresentato
in passato gli interessi dell’industria petrolifera, in qualità di
membro del Consiglio di Amministrazione della Shell. Precedentemente è
stato senatore per l’ambiente ad Amburgo e contemporaneamente
presidente del Collegio sindacale del gruppo industriale elettrico
cittadino di allora HEW, che all’epoca gestiva quattro centrali
nucleari, tra le quali anche quella di Brunsbüttel. Da
tre anni egli dirige l’impresa di energia eolica Repower. Il
megamulino a vento accanto al reattore nucleare, piccolo al suo
confronto, è progetto suo - e, come vittoria per lo meno simbolica, un
po’ anche il suo trionfo: già più di dieci anni orsono l’allora
senatore perseguiva l’obiettivo di „smantellare Brunsbüttel tra il
2000 e il 2005“. Energia
nucleare, petrolio ed eolico: Vahrenholt si batte per la trasformazione
nell’economia energetica. Da lungo tempo egli è divenuto una specie
di profeta nel suo giovane settore. Tre
motivi spiegano per lui perché nessuna strada può prescindere
dall’eolico: la scarsità delle risorse classiche, la dipendenza dalle
importazioni ed i cambiamenti climatici. Vahrenholt
riesce a spiegare tutto ciò con immagini grafiche drastiche. Tanti
piccoli, medi e grandi cerchi simboleggiano ad esempio la disponibilità
europea di gas naturale nel 1999. Nell’anno 2005 si vedono su quella
carta geografica solamente due cerchi: uno piccolo in Turkmenistan, uno
grande in Russia. La situazione non è diversa per le risorse
petrolifere: in un certo momento, tra il 2010 e il 2020, questa curva
scende a picco. „Nel 2025 non c’è più petrolio“, dice Vahrenholt.
La situazione si aggrava ancora di più a causa della esplodente domanda
di energia dell’estremo Oriente. In Cina nasce „ogni due anni un
nuovo Giappone“. Le
fonti classiche di energia diventeranno pertanto sempre più scarse e
costose, mentre l’energia eolica diventerà più forte e meno costosa.
Ci sarà un momento in cui le due tendenze si incroceranno. „A quel
punto noi saremo i calmieratori della rete elettrica tedesca“,
promette. Per
lui e per i suoi concorrenti i costi dell’energia eolica sono da tempo
ormai diventati il tema centrale. Da quando il Ministro dell’Economia
Clement ha cominciato ad attaccare l’ecoenergia, si deve scrivere,
dopo la storia dei successi ecologici della corporazione delle eliche,
anche quella dei suoi successi economici: vale a dire la storia di un
settore fiorente, che in fin dei conti produce un fatturato annuo di tre
miliardi di euro ed ha creato, secondo una propria valutazione, già
45.000 posti di lavoro. Ultimamente
tuttavia si sono accumulati i contraccolpi: dopo l’anno del boom 2002,
l’anno scorso per la prima volta sono stati costruiti meno mulini a
vento. Promotori come Nordex sono addirittura finiti in rosso. Anche
le esportazioni vanno peggio di quanto non si sperasse. Solamente il 30
per cento della produzione di energia eolica viene venduta all’estero
- pensiamo che la quota delle esportazioni di macchine e impianti
tedeschi ammonta al 70 per cento. E mentre i concorrenti danesi, che
occupano comunque sempre i primi posti, rafforzano la loro posizione
attraverso fusioni, il settore tedesco rimane frammentato. „Il sogno
di una media industria in grado di rivendicare la guida tecnologica nel
mondo, è tramontato per quasi tutti i promotori“, si dice in uno
studio della banca privata M.M. Warburg. La
dura realtà è arrivata tra l’altro perfino alla Plambeck Neue
Energien AG: quella che era una volta la star del settore (quotazione
attuale: 2,35 euro) si trova ora al secondo posto della lista dei grandi
dilapidatori di capitali, elaborata dalla Deutsche Schutzvereinigung für
Wertpapierbesitz (associazione tedesca di tutela dei possessori di titoli - n.d.t.) su
400 candidati. Dopo
tre anni di vento insolitamente debole, c’è inoltre anche il pericolo
di insolvenza per parecchi gestori delle zone interessate. Essi si sono
ciecamente affidati alle prognosi ottimistiche. Questa
esperienza è toccata anche a Vahrenholt. Ha costruito privatamente un
mulino a vento nella Lüneburger Heide. Negli ultimi tre anni le sue
aspettative non si sono realizzate. I miscelatori di corrente elettrica Hans
Hellmuth, presidente della E.dis, società figlia della E.on, è
responsabile di una potente rete elettrica nella Germania orientale. Va
da Rostock, lungo il Mare del Nord, fino al confine polacco ed entra nel
territorio circostante Berlino. L’energia eolica porta all’impresa
proventi tra i più alti a livello nazionale. Nel 2020 le fonti
rinnovabili di energia dovrebbero fornire il 20 per cento dell’intero
fabbisogno energetico a tutta la Germania. La E.dis ha raggiunto già
adesso questo obiettivo senza problemi. „Da
noi non c’è più capacità per energia rinnovabile“, dice Hellmuth.
Le sue condutture sono piene, non ci può entrare più niente dentro. Ed
infatti il problema dell’energia eolica è il vento. Quando soffia
forte, l’energia in eccesso si fa scorrere nel nord-est verso la
Polonia, di là verso la Repubblica Ceca e poi ritorna indietro verso la
Baviera; con molta rabbia dei vicini orientali. „La botte è piena“,
dice Hellmuth. Ciononostante
i gestori fanno la fila. Vogliono installare ancora il triplo
dell’attuale potenza eolica. Ma la E.dis respinge ogni richiesta in
reti parziali particolarmente appesantite, come quella della Uckermark.
Più di 100 mulini a vento possono entrare nella rete da quelle parti
solo successivamente. Hellmuth ora deve prima di tutto costruire una
nuova linea lunga 26 chilometri da Prenzlau a Pasewalk - e questo può
richiedere molto tempo. Per i procedimenti di approvazione necessari in
questi casi sono coinvolte fino a 20 diverse autorità. Il
boom dei mulini avento è diventato nel frattempo una sfida per i
distributori di energia in tutta la Germania. Per molto tempo avevano
sottovalutato la dinamica del nuovo settore di affari. I territori in
cui il vento soffia a sufficienza perché tali impianti siano redditizi,
erano a loro parere troppo pochi. La tendenza ad installare sempre nuovi
mulini a vento si sarebbe pertanto esaurita da sé in breve tempo,
pensava l’allora capo della E.on Ulrich Hartmann. Come
si è dimostrato, era una valutazione assolutamente errata. Ed una fine
del potente boom non si riesce ancora ad intravedere. Nonostante
che la Repubblica federale non faccia parte dei territori con maggiore
forza di vento, si è andata a posizionare a livello internazionale al
vertice, per quanto attiene al potenziale delle installazioni. Già alla
fine del 2002 erano installati in Germania mulini a vento per una
capacità di circa 12.000 megawatt. La capacità degli interi Stati
Uniti era di circa un terzo, pari a 4.700 megawatt. Gli Stati confinanti
come la Francia o il Belgio sono arrivati a produrre rispettivamente 147
e 46 megawatt, cioè una piccolissima parte in confronto alla capacità
nel frattempo realizzata nel nostro Paese. Le
conseguenze di questo boom, che non trova paragone nel mondo intero,
sono pesanti per l’economia energetica tedesca. Secondo la legge i
distributori di energia sono infatti obbligati a garantire ad ogni ora
del giorno e della notte una distribuzione di energia funzionante in
Germania. E
questo costituisce già di per sé un compito estremamente arduo, in
assenza di vento. In pochi secondi debbono essere raccordati tra loro
fabbisogno e produzione. Allo sopo di affrontare il difficile compito,
il gigante energetico tedesco E.on mantiene un proprio Centro di
Gestione di rete nei pressi di Hannover. E’ sorvegliato da telecamere
e protetto ermeticamente dal mondo esterno con spessi vetri
antiproiettile, e qui confluiscono secondo per secondo, attraverso
numerosi canali, tutte le informazioni sulla rete elettrica. Se
grandi imprese di alluminio e acciaio della zona della Ruhr abbassano la
produzione, i diodi luminosi su un grande pannello di comando segnalano
il calo rapido di consumo. Essi si accendono anche quando in una
centrale nucleare si blocca un settore di produzione energetica. In
questi casi gli ingegneri debbono intervenire nel Centro con la massima
velocità. Immediatamente vengono spente le turbine del gas o chiuse le
dighe delle centrali idroelettriche, allo scopo di adeguare con
esattezza la produzione attuale al consumo del momento. Inoltre i
gestori della rete tengono a disposizione in ogni secondo le riserve
necessarie a far fronte a situazioni straordinarie, come il blocco di
una centrale energetica o il guasto di condutture di alta tensione, sia
all’interno che all’estero. „Il
lavoro nelle sale di massima sicurezza è sempre stato impegnativo“,
dice il dirigente della gestione della rete nord, Norbert Schuster.
Tuttavia gli interventi significativi nella rete sono stati, negli anni
passati, piuttosto „sporadici“. Il motivo: la produzione energetica
era pianificabile minuto per minuto. Solamente quando incombevano
riparazioni ovvero si verificavano blocchi per disturbi tecnici, gli
ingegneri dovevano darsi da fare con le riserve energetiche, allo scopo
di evitare possibili black-out nella Repubblica. Ma
i tempi tranquilli sono finiti con la crescita delle installazioni di
energia eolica. Infatti la capacità energetica degli impianti di mulini
a vento ha poco a che vedere con l’ecoenergia effettivamente
accumulata. Qualora il vento soffiasse veramente forte e tutte le ruote
potessero girare contemporaneamente in maniera ottimale, basterebbe per
coprire oltre il 15 per cento dell’intero fabbisogno. Ma questi sono
appunto solamente i valori teorici. Le
misurazioni effettuate da E.on hanno rilevato che, per l’intera durata
dell’anno 2002, il vento ha soffiato soltanto 36 giorni in modo tale
da consentire l’accumulo nella loro rete di oltre il 50 per cento
della capacità delle installazioni. Per 150 giorni si sono raggiunte
quantità inferiori al 10 per cento della quantità teorica. In talune
tiepide giornate estive il vento era così debole che la quantità
incamerata era quasi nulla. Poche giornate ventose autunnali possono
invece far giungere la quantità all’80 o al 90 per cento della
capacità degli impianti. „Le
variazioni sono enormi“, dice un tecnico di rete della E.on. Poco
cambiano anche le prognosi di vento che arrivano all’ufficio
programmazione. Previsioni concrete si possono fare per lo più al
massimo per 24 ore. Dal momento che vi sono anche dei giorni in cui
praticamente non viene incamerata alcuna energia eolica, i gestori della
rete debbono tenere grandi quantità della corrente eolica teoricamente
disponibile in impianti del tutto normali. Per poter garantire una
distribuzione di elettricità senza problemi, è scritto sui documenti
interni del settore, si debbono „predisporre per ogni megawatt di
energia eolica circa 800 fino a 900 kilowatt di energia di riserva“. Questo
tecnicamente non costituisce un problema, ma riduce l’utilità
dell’energia eolica e soprattutto costa una gran quantità di denaro.
Per tarare i valori di punta nella rete è necessario accendere o
spegnere per breve tempo turbine a gas o enormi centrali elettriche.
Solo e semplicemente questi costi ammontano, secondo i dati interni del
settore elettrico, svariate centinaia di milioni di euro l’anno. Ma
anche qualora tali conteggi si rivelassero eccessivi, come dicono i
critici: il fatto è che la bolletta della luce dei singoli clienti - in
aggiunta ai contributi già alti dell’energia eolica - aumenteranno
ancora. Infatti le imprese di distribuzione di energia hanno la facoltà
di ripartire parti delle spese per la gestione della rete sulle bollette
e di tale facoltà fanno sempre più frequentemente uso. Alla fine
dell’anno passato la E.on ha aumentato i diritti di sfruttamento della
rete, che confluiscono nel prezzo totale della corrente elettrica, di
oltre il dieci per cento. Motivazione: l’aumento sempre maggiore dei
costi dell’energia eolica a carico delle reti elettriche. In
talune piccole parti della Repubblica, come la Uckermark, le reti non
sono già adesso più adeguate alle esigenze. Nello Schleswig-Holstein
la E.on ha dovuto addirittura „escludere“ (questo è il termine
tecnico) dalla rete numerosi impianti di mulini a vento, altrimenti la
distribuzione di energia elettrica, in alcune parti della regione,
avrebbe collassato. Motivo
per questo eclatante intervento degli ingegneri della rete: a causa
della densità relativamente bassa della popolazione e della presenza
industriale carente, i cavi erano strutturati solamente per
l’operatività normale. In presenza di tempeste di vento in primavera
o in autunno, tuttavia, i potenti impianti di mulini a vento producevano
- almeno per la durata di alcune ore - una forza così violenta, che per
l’enorme calore i fili si piegavano fino a pendere pericolosamente. Tutti
i tentativi di convincere i gestori degli impianti di mulini a vento a
limitare l’accumulo di corrente in tali condizioni meteorologiche
estreme, allo scopo di scongiurare un pericolo per la rete intera, sono
andati a vuoto. „Non ci è rimasta altra possibilità se non la
separazione degli impianti eolici dal resto della rete per un breve
periodo“, dice Schuster. Le
reti elettriche tedesche hanno dovuto quindi essere ristrutturate,
almeno nel nord. „Almeno 500 milioni di euro“ vanno investiti,
secondo la programmazione interna dei gestori delle reti, nei prossimi
anni, per adeguare le reti alle nuove esigenze. Ed
è il cliente alla fine a pagare il prezzo. Infatti anche queste spese
possono in parte essere scaricate dalle aziende di distribuzione di
energia sulle bollette della luce generali. Il bilancio del vento Assieme
all’utilità ecologica dell’energia eolica, anche i suoi costi reali
sono diventati una questione centrale, quando si parla adesso di un suo
ulteriore incremento. Gli aggravii finanziari rimangono veramente così
limitati come promettono i sostenitori del Ministro dell’Ambiente?
Ovvero la corrente dei mulini a vento caricherà consumatori e industria
di un nuovo e permanente peso miliardario? 1,5
miliardi di euro hanno finanziato le fonti rinnovabili di energia, così
dice il conteggio del fronte dei sostenitori dell’energia eolica. Sul
singolo cliente, si dice poi in maniera tranquillizzante, andrebbe a
gravare „al massimo un euro al mese“. I
critici giungono a conclusioni completamente diverse. Ad esempio
l’Istituto per l’economia energetica dell’Università di Colonia
prevede che le somme dei finanziamenti previsti dalla Legge sulle fonti
rinnovabili di energia, già entro il 2010 arriveranno velocemente a
cinque miliardi di euro. I conteggi interni del colosso energetico di
Essen RWE presuppongono addirittura che le sovvenzioni per l’energia
eolica arriveranno a raggiungere nel 2019 i sette miliardi di euro. Tuttavia
finora sono state poche le cifre veramente fondate riguardo agli effetti
ecologici ed economici dell’energia eolica. Ed è anche per questo
motivo che la discussione sui vantaggi e gli svantaggi è più una
guerra ideologica che non una contesa basata su dati di fatto. Già
mesi fa tre famosi istituti economici hanno elaborato, su incarico del
Ministro federale dell’Economia, uno studio ampio e approfondito.
Tuttavia ciò che l’ Istituto per l’economia energetica
dell’Università di Colonia (EWI), l’Istituto per l’energia e
l’ambiente (IE) e l’Istituto della Renania-Westfalia per la ricerca
economica (RWI) hanno messo insieme sotto il titolo „Effetti economici
generali, settoriali ed ecologici della Legge sulle fonti rinnovabili di
energia (EEG)“, viene ancora tenuto nel più stretto riserbo dal
Ministro Clement. E
il motivo c’è. I risultati dello studio sono eclatanti e mettono
sostanzialmente in discussione l’oggetto ecologico ed economico del
prestigio della coalizione rosso-verde. Commisurati al volume delle
sovvenzioni, questa è la conclusione degli autori, gli effetti
ecologici positivi dell’energia eolica sono piuttosto modesti. Sotto
il profilo economico generale, addirittura si configurerebbe il pericolo
di ripercussioni negative sul mercato del lavoro, in caso di ulteriori
eccessive promozioni. Lo
studio si è basato sui progetti del Governo federale di aumentare entro
l’anno 2010 la quota delle fonti rinnovabili nella produzione di
energia elettrica, dall’attuale 8 al 12,5 per cento. Qualora questo
obiettivo venisse realizzato con il prezzo di acquisto fissato nella
Legge sulle fonti rinnovabili di energia, la sovvenzione complessiva,
secondo i calcoli degli Istituti, salirebbe dagli attuali 2,4 miliardi
di euro a 5 miliardi di euro, dal 2010. Oltre 3,5 miliardi di tale cifra
andrebbero alla sola energia eolica. Una
simile somma, ad opinione degli autori dello studio, non è
assolutamente proporzionata all’utilità ecologica. Infatti i miliardi
in aggiunta conducono, secondo i loro calcoli, ad una ulteriore
riduzione entro l’anno 2006 delle emissioni di CO2
di circa 6,3 mlioni di tonnellate. Entro il 2010 la quantità non
cresce più, nonostante la quantità costantemente crescente di mulini a
vento. La quantità complessiva delle emissioni di CO2
della produzione di energia elettrica sarebbe nel 2010 di 305
milioni di tonnellate, anche senza ulteriore elettricità da fonti
rinnovabili - con un raddoppio dell’ elettricità da fonti
rinnovabili, sarebbe comunque di 297 milioni di tonnellate. Il
motivo di questo risultato sconcertante è semplice. Fino ad oggi
l’energia eolica sostituisce essenzialmente quell’energia che viene
estratta dagli obsoleti impianti a carbon fossile. Ed il bilancio delle
misure adottate fino ad oggi è di conseguenza positivo. Per ogni
kilowattora di energia eolica, sottolinea il capoprogetto competente per
l’RWI, Bernhard Hillebrand, si risparmiano ad oggi circa 600 grammi di
CO2 nella produzione convenzionale di elettricità. In totale si sono
potuti risparmiare in ogni caso ben 26 milioni di tonnellate del killer
climatico ogni anno. Tuttavia
la composizione del parco delle aziende energetiche si modificherà
drasticamente nei prossimi anni. Numerose vecchie centrali a carbone
verranno senz’altro modernizzate. Molte verranno sostituite negli anni
a venire da impianti a gas decisamente più ecologici. Per
il bilancio ecologico dell’energia eolica questo avrà delle pesanti
conseguenze. Anziché gli altiforni di carbon fossile, l’energia
eolica dovrebbe tra alcuni anni sostituire l’elettricità prodotta con
il gas. Il risparmio per kilowattora, hanno calcolato gli Istituti, sarà
allora di soli 400 grammi. Inoltre,
in presenza di un’energia eolica così drasticamente in aumento, i
gestori dovrebbero predisporre molta più energia normale per
riequilibrare le oscillazioni. E in quel caso, dovendosi procedere
velocemente all’accensione ed allo spegnimento di interi blocchi
energetici, molti impianti non sarebbero più in grado di essere gestiti
con il dovuto profitto. Hillebrand
ritiene che in quest’ottica sia urgente procedere a un adeguamento dei
tassi di finanziamento. A medio termine si dovrebbe ridurre
drasticamente il prezzo di acquisto, ovvero rivedere l’intero sistema
nonché il commercio delle emissioni ora in discussione in termini di
trasparente economia di mercato. Infatti
portare avanti il sistema sarebbe, sia per i consumatori che per
l’economia intera, un’impresa estremamente costosa. Ad esempio,
l’auspicato raddoppio della quota dell’elettricità da fonti
rinnovabili farebbe lievitare fortemente i prezzi. Un consumatore medio
di elettricità dovrebbe, secondo i calcoli dei tre Istituti di ricerca,
sobbarcarsi già nell’anno 2010 degli aumenti di circa 12,20 euro
l’anno. La
perdita di potere d’acquisto determinata dalle sovvenzioni miliardarie
si ripercuoterebbe infine addirittura sul prodotto interno lordo. Con un
tasso dello 0,02 per cento nel 2012 sarebbe, questo è vero, contenuto.
Ma di un boom, come preannunciano i sostenitori dell’energia eolica,
non se ne parla, secondo i calcoli degli Istituti. Persino
le ripercussioni sui posti di lavoro sono, secondo la loro analisi, a
lunga scadenza negative. Se è vero che, attraverso gli alti
investimenti iniziali, entro l’anno 2004, vengono creati 32.600 nuovi
posti di lavoro nell’interno del Paese, è anche vero che
successivamente tuttavia la curva si appiattisce e addirittura si
inverte, con la confluenza degli investimenti in nuovi impianti. Sempre
secondo i calcoli degli scienziati, entro l’anno 2010 andrebbero
perduti addirittura 6.100 posti di lavoro nell’industria elettrica, a
causa di perdita di potere d’acquisto e di adeguamenti. I
sostenitori dell’energia eolica come Fritz Vahrenholt non tengono in
nessun conto argomenti di questo genere. Per loro le sovvenzioni
costituiscono solamente un finanziamento incentivante. Sostengono che a
lungo termine i loro mulini a vento produrranno elettricità a basso
costo, proprio come le centrali convenzionali. Questi i motivi
principali delle loro opinioni ottimistiche: prezzi in crescita per i
produttori di energia da carbon fossile e miglioramento
dell’efficienza delle loro torri d’acciaio. Se
i prezzi dell’energia convenzionale saliranno davvero, come spera il
settore dei mulini a vento, è dubbio. Gli Istituti di ricerca
attualmente ritengono che i prezzi delle materie prime, almeno fino
all’anno 2012 non varieranno in maniera significativa. Ma anche
qualora la loro previsione dovesse rivelarsi esatta, la competitività
dei costruttori di mulini a vento, anche nello spazio di diversi anni,
non sarà ancora raggiunta. Al contrario: gli esperti di Clement quanto
meno si aspettano che elettricità da fonti rinnovabili, anche
nell’anno 2010, venga ancora „pagata più del doppio del prezzo
all’ingrosso per l’elettricità“. Quanto
caro possa costare il boom del vento, comincia ad essere chiaro soltanto
lentamente persino alla stessa economia energetica. La E.on, in una
relazione sul vento di pochi giorni fa, ha calcolato che il gruppo ha già
dovuto pagare lo scorso anno circa 770 milioni di euro ai gestori degli
impianti - e la tendenza è in aumento. In
aggiunta ci sono stati circa 100 milioni di euro per la realizzazione di
„centrali ombra“, per l’energia necessaria al riequilibrio. Così
come il prezzo di acquisto, anche questi costi finiscono a carico dei
consumatori. Sulla bolletta non si vede chiaramente. Anziché esporre le
somme regolarmente come spese per elettricità da fonti rinnovabili,
rimprovera l’industria, esse vengono ripartite attraverso i costi di
utilizzo della rete sulle tariffe elettriche generali. Dove
e come vengano iscritte a bilancio le spese è tra l’altro molto
importante. Infatti solamente sulla base di cifre corrette si possono
porre delle serie premesse per il futuro approvvigionamento di energia
del Paese. Finora
ci si è basati su un equilibrato mix di diversi tipi di energia, allo
scopo di ridurre al minimo la dipendenza da determinate materie prime e
dai paesi esportatori, nonché di garantire a lunga scadenza la certezza
dell’approvvigionamento. Tuttavia nel frattempo è assolutamente
incerto, da dove i tedeschi vogliano acquisire in futuro la loro enrgia.
Ed il tempo stringe. Il
27,8 per cento dell’elettricità tedesca viene attualmente prodotta in
centrali nucleari. Questa quantità dovrà essere sostituita, in base
alla decisione di abbandonare l’utilizzo dell’energia nucleare. L’incremento
dell’approvvigionamento a gas è ecologicamente ed economicamente
pacifico, esso rappresenta attualmente
il 9,8 per cento della quantità di energia prodotta. Tuttavia:
una quota troppo alta farebbe aumentare la dipendenza dai fornitori
della ex Unione Sovietica - e con ogni probabilità anche i prezzi. I
gruppi tedeschi dell’industria elettrica sostengono l’opportunità
di centrali nuove e moderne a carbon fossile e a carbone (oggi
rappresentano assieme circa il 50 per cento). Investimenti di miliardi
per impianti pilota di questo tipo sono al momento bloccati: la
costruzione potrebbe, a seconda di come alla fine verrà configurato il
commercio delle emissioni, essere semplicemente non redditizia, temono
RWE, Vattenfall ed E.on. Nel
contesto complessivo la politica energetica del Ministro per
l’Ambiente potrebbe dimostrarsi estremamente raffinata. Il mondo
dell’energia comincia adesso a capire: attraverso strumenti come il
commercio delle emissioni, questa politica fa salire il prezzo delle
energie ecologiche. In tal modo aumentano le possibilità che la
altrettanto costosa energia eolica nel giro di alcuni anni diventi
effettivamente competitiva. Ma
a quale prezzo? Quanti posti di lavoro si dovranno perdere, dal momento
che il prezzo viene mantenuto alto da questa politica? Il
settore elettrico si è già impostato silenziosamente e segretamente su
questa politica energetica. Se gli argomenti razionali non contano più,
si dice tra i managers della RWE, ci si vuole quantomeno assicurare una
fetta delle sovvenzioni miliardarie. E così la RWE e la E.on
partecipano senza grande clamore a progetti pilota per gli impianti di
energia eolica off-shore nel Mar del Nord e nel Mar Baltico. Il
Governo federale vuole produrre circa il 15 per cento del fabbisogno
energetico tedesco - 84 terrawattore - in alto mare, entro il 2030. Sono
previsti oltre 30 parchi di mulini a vento, lontano dalla costa, dove
nessuno si potrà lamentare. Di realizzato per ora non c’è ancora
nulla. L’impegno
sarà comunque immenso. 70 kilometri di cavi dovrebbero essere posati,
per collegare con la terraferma i 12 mulini a vento per il momento
approvati dell’impianto „Borkum West“ con la terraferma. Le
fondamenta andranno fissate a 30 metri di profondità. Se
la cosa tecnicamente funzionerà, non lo sa attualmente nessuno, e
nessuno sa neppure quanto costerà - finora si parla di investimenti
complessivi per 2,8 miliardi di euro. E
quegli stessi, che finora hanno combattuto per il parco naturale di
Wattenmeer, oggi vogliono addobbare dei territori sul Mar del Nord e sul
Mar Baltico, che oggi sono ecologicamente e turisticamente preziosi, con
migliaia di rotori d’acciaio - distruzione dell’ambiente in nome
della produzione di un’energia che
si presume ecologica. Anche
il grande sostenitore dell’energia eolica Vahrenholt è presente nella
corsa alle stazioni impiantistiche sul mare. La sua torre eolica di
Brunsbüttel in fondo è concepita per la sua installazione nel mare. La
costruzione e la gestione a terra del suo grande impianto „Repower
5M“ tanto per cominciare costano troppo, quantomeno per la produzione
di energia. Il mulino a vento alto 180 metri può ovviamente servire, a
costi in confronto bassi, e lo può fare anche bene, ad un altro scopo:
la protezione contro il terrorismo delle centrali nucleari. Tre
di questi impianti davanti ad ogni centrale nucleare, così calcola
Vahrenholt, e non passa più nessun aereo dirottato. E
allora ci sarebbero finalmente dei mulini a vento con una utilità
economica ed ecologica. Solo le perdite sono certe Dato
che le rendite erano al sicuro, i magistrati si occupano ora di singoli
fondi di investimento per l’energia eolica „Rendita
con la coscienza tranquilla“ promette la Prokon Capital GmbH nei suoi
fondi di investimento. L’impianto di mulini a vento produce utili
annuali del dieci per cento, con detrazione fiscale del 100 per
cento“, il promotore di Itzehoe alletta così i risparmiatori dalla
mentalità ecologica. Per
un fondo di investimento per l’energia eolica attuale della Renewable
Energy si „promettono“ addirittura somme del 16 per cento l’anno
(compresa la restituzione dell’investimento). „Per investire con
sicurezza“ così la Abo Wind AG nelle riviste ecologiche pubblicizza
il proprio parco di mulini a vento di Wennerstorf. Circa
130.000 persone a medio-alto reddito sono state attirate dagli argomenti
della coscienza tranquilla, delle rendite a due cifre e dei risparmi
fiscali a tre cifre dei fondi di investimento per l’energia eolica. I
nuovi proprietari di mulini a vento ora gioiscono di ogni folata di
vento che soffia sulla Repubblica. Essi sono comproprietari di fondi
chiusi, che dal 1996 hanno installato oltre 15.000 mulini a vento per un
totale di sette miliardi di euro. Senza
alti incentivi fiscali per i redditi medio-alti, il boom non sarebbe
stato possibile. Come è già accaduto per il boom degli immobili
dell’est, lo Stato provvede con incentivi massicci alla quantità e
qualità di ciò che viene costruito. Ma
c’è anche un altro parallelo - come per i centri commerciali senza
affittuari, gli uffici vuoti nei nuovi Länder, molti investitori
verificheranno che le uniche promesse mantenute sono le perdite che
riducono le tasse. „E’ la stessa porcheria che c’era per gli
immobili dell’est“, dice l’avvocato di Monaco Mike Glückstein,
che rappresenta numerosi investitori danneggiati. Il
modello di risparmio fiscale funziona così: ogno euro investito nella
costruzione, riduce come conferimento per le perdite il peso fiscale.
Questo fa risultare questo tipo di investimento particolarmente
interessante ai redditi molto alti. Chi ad esempio arriva ad
un’aliquota fiscale del 47 per cento - incluso contributo di
solidarietà - può far partecipare il fisco, in un conferimento per le
perdite del 100 per cento, fino alla metà. Solo quando il vento soffierà
a dovere, si dovranno pagare le tasse. Invece
le rendite, al contrario dei conferimenti per le perdite, non sono
assolutamente certe. Le superrendite dell’8 fino al dieci per cento
l’anno, che gli investitori si sono sentiti promettere per lo più dai
promotori dei fondi, ci saranno molto raramente. Svariati fondi sono al
limite del fallimento. Ci
sono, è vero, dei fondi che mantengono le loro previsioni a metà e che
danno buone rendite. Tuttavia in molti casi, politici ingenui,
investitori avide e gestori di fondi senza scrupoli hanno stretto
un’alleanza insana. „Si discute oggi del colore che ha
l’elettricità - la nostra è verde“, disse nel novembre 1999 con
orgoglio il sindaco di Wilmersdorf, all’inaugurazione dell’allora più
grande impianto di energia eolica nel Brandeburgo. La società Provento
di Coblenza aveva installato 30 mulini a vento alti 70 metri. Il
deputato regionale della Renania-Palatinato Dietmar Rieth ebbe parole di
lode, in occasione dell’inaugurazione, dicendo che l’impianto
rappresentava un contributo importante al rafforzamento delle energie
rinnovabili. Poco tempo dopo l’autorevole portavoce dei Verdi al
Consiglio regionale fece carriera come membro del Consiglio di
Amministrazione della Provento. Dal
2003 la Provento non esiste più. La Procura della Repubblica di
Coblenza indaga contro quattro responsabili di allora, tra i quali
l’ex deputato regionale Rieth. „Contro
gli indagati esiste il sospetto di malversazione e distrazione dei fondi
degli investitori, nonché di reati di insolvenza“, dice il
Procuratore Capo di Coblenza Jürgen Brauer. Valori patrimoniali
sarebbero illegalmente passati qua e là tra i complessivi 26 fondi di
investimento, perizie critiche sarebbero state nascoste. Due
collaboratori avrebbero, secondo gli elementi acquisiti dagli
inquirenti, speculato con il capitale d’esercizio in fondi azionari. Il
difensore di Rieth, Markus Schmuck, minimizza le accuse della Procura
della Repubblica. Le indagini su Rieth riguardano solamente le accuse di
insolvenza, ma egli sarebbe innocente. „Le
rendite degli impianti eolici erano valutate nei fondi di investimento
fino al 50 per cento al di sotto dei valori prospettati“, dice
l’avvocato Glückstein. Solamente il 15 fino al 20 per cento va
imputato alla mutevolezza del vento, che negli ultimi tre anni ha
soffiato al di sotto della media e pertanto deve momentaneamente
rispondere per tutti i problemi del settore. Il rimanente 30 per cento
della rendita dell’energia eolica delle previsioni della Provento sono
risultate, così dice Glückstein, come numeri al vento, come peraltro
accade spesso anche in altri fondi di investimento. Se
il vento è debole o i mulini, spesso bisognosi di riparazioni, sono
fermi troppo a lungo, i fondi di invenstimento vanno in stallo. Questo
dipende dall’alta quota di capitale esterno, che attualmente è del 70
per cento. „Il loro metodo di finanziamento è più aggressivo di
quanto non accada in molti fondi immobiliari“, sostiene l’esperto di
fondi di investimento Stefan Loipfinger. Quanto
più alta è la quota di partecipazione del capitale esterno, tanto
maggiore è la percentuale del risparmio fiscale sul capitale
d’esercizio. Le banche collaborano, perché una gran parte del credito
viene da banche finanziatrici statali come la Kreditanstalt für
Wiederaufbau. Anche in questa fase lo Stato finanzia lo scopo
apparentemente buono - e crea incentivi di dubbia natura. Per
taluni fondi di investimento della Provento c’è già la resa dei
conti. Allo scopo di salvare i fondi, le banche dovrebbero rinunciare ai
loro crediti e gli investitori dovrebbero mettere denaro buono su quello
cattivo. „Gli investitori dovrebbero sborsare ancora fino al 50 per
cento del loro investimento per salvare il fondo“, dice Glückstein.
Gli investitori dovrebbero rispondere per un ammontare 2,6 volte il loro
investimento e questa volta senza alcuna agevolazione fiscale. I
politici della zona di Colonia si meravigliano perché la ditta Provento
non costruisce due mulini a vento, già approvati nell’aprile del
2003, con un’altezza massima di 99 metri. Nella cittadina di Hürth
sono stati assegnati 100 ettari per queste torri del vento fortemente
discusse. Forse i cittadini di Hürth si dovrebbero informare presso la
Procura della Repubblica di Coblenza sulle persone a cui hanno affidato
la valorizzazione del territorio cittadino. |
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