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RASSEGNA STAMPA

 

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Il Foglio Quotidiano - 13.02.2004

Eolo Business


Anche i Radicali contro le furbizie
di Legambiente, che
ha fatto troppi affari con le pale


Roma. "Solo quarantotto ore fa su Legambiente è caduto un macigno" dice Carlo Ripa di Meana. E poi di seguito: "E' un ufficio di candeggio ambientale", si occupa solo di "operazioni finanziarie con pubblico denaro", "è legata a un'industria fortemente parassitaria". Dopo il litigio di mercoledì sulle frequenze di Radio radicale con il presidente di Legambiente, Roberto della Seta, il presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio (CNP) ha potuto ieri allungare la lista delle definizioni dell'associazione del Cigno verde durante una conferenza stampa con il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone. Già dal titolo molto eloquente: "La mani (ambientaliste?) nel sacco". Quale macigno? Quale sacco? Quale candeggio? Un passo indietro. Solo qualche giorno fa il segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti è venuto in possesso e ha reso pubblica una lettera datata 7 gennaio 2003 in cui il presidente regionale della Basilicata di Legambiente, Gianfranco De Leo, offriva all'amministratore delegato della Fri-el spa, società di costruzione di impianti eolici, una consulenza tesa a "facilitare rapporti stabili e durevoli con le comunità locali avviando un processo comunicazionale sistematico orientato a ottenere fiducia sociale e massima riduzione sociale del rischio". La lettera si concludeva (e qui Ripa di Meana legge scandendo parola per parola) con questa frase: "I costi complessivi per la promozione, gestione e realizzazione sia del Piano di comunicazione integrata che delle attività di accompagnamento e facilitazione delle iniziative imprenditoriali sul territorio, sono di euro 57.000,00 (oltre Iva)".

Da qui in poi la bagarre. Perché in ballo non ci sono solo le differenti posizioni in materia di sfruttamento e promozione dell'energia eolica (cavallo di battaglia per Legambiente, "uno sperpero come risulta dall'analisi fra costi e benefici" per Ripa di Meana), ma soprattutto la prova, per dirla sempre con le parole del presidente del CNP, della "deriva affaristica di Legambiente". I cui dirigenti respingono al mittente le accuse invocando, come ha fatto il presidente della Seta a Radio radicale, "assoluta trasparenza", "legittimità formale e sostanziale" del proprio operato, "normale promozione dell'uso di energia eolica che rientra negli scopi sociali dell'onlus Legambiente". "Il problema però - precisa Capezzone durante la conferenza - non è che ci sia una lobby che fa affari, ma che non lo faccia e non lo dichiari secondo quell'assoluta trasparenza che rivendica". "Tanto che - aggiunge Bolognetti - se questa lettera non l'avessimo diffusa noi, loro non l'avrebbero fatto". E' Carlo Ripa di Meana, avvalendosi anche degli interventi dei collaboratori Vittorio Giugni e Stefano Allavena sugli ultimi sperperi in materia ambientale approvati dalla onlus, a infilzare il Cigno verde: "Legambiente è ormai alla deriva affaristica che non può far altro che spingerla fuori dalle associazioni che tutelano l'ambiente. Perché quando si prendono soldi dalle imprese si perde ogni credibilità". Anche se con Iva e fatturate? "Anche se con Iva e fatturate".

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-Il Foglio Quotidiano - 13.02.2004

LA GUERRA (per nulla donchisciottesca) di Carlo Ripa di Meana
contro i mulini a vento

Se qualcuno pensa che Carlo ripa di Meana sia Don Chisciotte, e che la sua battaglia contro i mulini a vento riguardi qualche modifica di poco conto al paesaggio montano, si sbaglia.

E' vero, invece, che gli impianti eolici stanno diventando in Italia una speculazione a spese dei contribuenti, potenzialmente distruttiva di una rilevante porzione di paesaggio italiano rimasta intatta fino a oggi, in cambio di un contributo residuale al bilancio energetico del paese. Non solo, la questione riveste un interesse politico perché utilizza un'immagine politicamente corretta e "ambientalista" per superare qualsiasi dissenso su installazioni assai discutibili dal punto di vista ambientale ed energetico. Il business del vento, in Italia, si regge su un'incentivazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti "certificati verdi" che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto favorire tutte le fonti rinnovabili mentre, come vedremo, finisce per incrementare solo le installazioni eoliche a scapito delle altre.

Il meccanismo funziona così: in base alla legge Bersani, a partire dal 2002, tutti i produttori e importatori di energia elettrica devono immettere in rete un quantitativo di elettricità da fonte rinnovabile pari al 2 per cento dell'energia prodotta da fonti convenzionali. Essi possono soddisfare l'obbligo anche mediante l'acquisto di "certificati verdi", titoli che attestano un certo quantitativo di energia rinnovabile prodotta. Da parte sua, un produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del chilowattora (circa 5,60 cent di euro), vende anche certificati verdi ai produttori di energia elettrica da fonti convenzionali. Il prezzo del certificato verde viene stabilito in base a criteri abbastanza complessi dettati da''Autorità per l'energia e, solo in teoria, determinati dal mercato. Nel 2002, è stato di circa 8,40 cent di euro/kWh. Sommando il prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato verde, il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa 14,00 cent di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14). Da uno studio accurato del costo di produzione del chilowattora eolico in funzione della ventosità del sito, si ricava che, al di sopra dei 6 metri al secondo di velocità media annua del vento, l'eolico è già competitivo, senza bisogno di incentivi. Con il certificato verde, a queste condizioni, il ricavo è più che raddoppiato e costituisce un business molto attraente. Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un impianto eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, na anche solo 1.000 ore.

Ecco perché in Italia si è verificata la corsa alla costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in Germania, in Danimarca o in Inghilterra, non verrebbero nemmeno presi in considerazione per la loro scarsa produttività. Gli operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non idonei, e possono promettere compensi ai comuni per agevolare il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli impianti. Come se non bastasse, alcune regioni, come la Campania, hanno deciso di concedere ulteriori incentivi in conto capitale, a fondo perduto, utilizzando i fondi strutturali europei. Da notare che, già oggi, sono state depositate al gestore della rete domande di impianti eolici per una potenza complessiva di oltre 14.000 MegaWatt.

Ma esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro paese? Quale può essere il contributo al bilancio energetico nazionale? In altre parole, quale sarebbe il vantaggio effettivo a fronte del sacrificio del nostro paesaggio montano? Considerando tutti i siti con condizioni favorevoli di ventosità (velocità media annua di 6 metri al secondo) e in assenza di vincoli di natura storico paesaggistica, gli Amici della Terra, in uno studio che stanno ultimando per il ministero dell'Ambiente, valutano un potenziale massimo di 8000 MegaWatt (di 600 MegaWatt inferiore alle domande depositate), capace di generare circa 15 TWh all'anno. Questo contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e l'1,8 per cento dell'intero bilancio energetico italiano. Tuttavia, il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite massimo di accettabilità da parte della rete elettrica per qualsiasi fonte di natura intermittente, dunque non solo per l'energia eolica, ma anche per quella solare. Ora, il senso dell'incentivazione alle fonti rinnovabili non era quello di fare affari esagerati con una tecnologia matura e dal potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione di fonti energetiche di importanza strategica, capaci di rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di fossili, fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la sperimentazione di tecnologie in evoluzione. Il certificato verde, invece, concedendo un incentivo indifferenziato a qualsiasi fonte, senza tener conto dei diverso costi di investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie per ora più costose ma strategicamente più significative come, ad esempio, il solare fotovoltaico.

Se, a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000 MW, circa 8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà precluso ogni spazio di sviluppo del solare e, in pochi anni, il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso. Non per niente, il Piano energetico nazionale del 1988 indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso (300-600 MW) perché aveva escluso, in accordo con la legge Galasso, tutti i siti al di sopra dei 1.000 metri. Ora questi vincoli non sono più considerati, e se Don Chisciotte non avrà sostegni adeguati nella sua battaglia apparentemente folle, apertamente avversata anche da molti ambientalisti come quelli di Legambiente, un esercito di frullatori giganti finirà per presidiare i crinali delle nostre montagne, sacrificando un futuro promettente di valorizzazione turistica e culturale del territorio.

Rosa Filippini
Presidente degli Amici della Terra

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Il Messaggero - 10.02.2004

L'ENERGIA EOLICA E IL MONTE TEZIO
Non si tratta così la montagna sacra di Perugia

   di Renzo Massarelli
VISTO da porta Sole il monte Tezio non è così lontano come potrebbe pensare, nella zona sud del comune, un abitante di San Sisto e di Ponte San Giovanni. Al contrario. La grande piramide naturale è lì, come la vide Dante da quel balcone di porta Sole dove è cambiato, in fondo, così poco in sette secoli. C'è la stessa tramontana, lo stesso caldo frizzante d'estate, lo stesso freddo rigeneratore d'inverno. I profili di quelle montagne, almeno quelli incerti e più sfumati all'orizzonte, sono gli stessi che guardavano Pietro Vannucci e un suo allievo che veniva da una città ideale posta anch'essa su due colli, dove governavano non nobili violenti e sanguinari come a Perugia, ma conti e duchi saggi ed illuminati. Lungo la strada da Urbino a Perugia si scende la valle del Tevere, si passa per Borgo Sansepolcro e si entra in quella culla del Rinascimento dove si incrociarono in pochi decenni i percorsi umani e creativi di Piero della Francesca, Luca Signorelli, Pietro Vannucci, Raffaello Sanzio. Il monte Tezio guarda la vicina Toscana, la valle del Tevere e la valle umbra. E' al centro del centro di una civiltà irripetibile ed è anche e soprattutto la montagna di Perugia, ma non una montagna qualsiasi com'è Lacugnana o monte Malbe, territori vicini e familiari e per questo luoghi d'affezione delle famiglie benestanti che li hanno per gran parte occupati con le loro villette isolate e disperse nella macchia mediterranea. Il monte Tezio è l'altra faccia di porta Sole, la sua immagine contraria e speculare come lo sono l'acqua e il fuoco, il giorno e la notte, la carne e l'anima. Ogni insediamento umano, ogni opera dell'uomo ha bisogno, per la propria identità, di un altro posto uguale e contrario, di un luogo fuori da sé, del suo doppio dove nulla cambia affinché possa cambiare tutto e tutto rinnovarsi nella città degli uomini. Per Perugia questo posto è il monte Tezio. Ci sono tante altre città che hanno conservato immutato nei secoli questo rapporto di identità e di reciproca legittimazione. Terni con il monte della Croce, Spoleto con Monteluco, Umbertide con Montecorona, oppure vi si sono adagiate a mezza costa come d'usanza umbra, da Assisi a Gubbio, a Trevi. In ogni caso, nonostante tutto è rimasto sostanzialmente inalterato. Questo equilibrio tra città e paesaggio naturale, tra la civiltà delle pietre e la natura. In queste montagne la presenza dei monasteri è il sigillo della loro sacralità, la delega che l'uomo affida alla religione affinché la montagna conservi la sua identità simbolica. Chi abita a Perugia sente come incancellabile la sacralità del monte Tezio. Per questo la montagna di Perugia è solitaria e non frequentata. Essa ci preserva dai nostri complessi di colpa, la sua inaccessibilità senza tempo rende più sopportabile il peccato di superbia che l'uomo compie ogni giorno nei confronti del resto del territorio. Naturalmente, non saranno questi ragionamenti a cambiare i programmi di coloro che misurano il profilo del monte Tezio con il metro della rendita che potrà assicurare il cosiddetto parco eolico, una incredibile foresta di acciaio delle pale rotanti sulla testa di un incolpevole bosco nostrano. Anzi, sarà proprio in nome e in difesa dell'ambiente se l'unica montagna incontaminata che ci resta sarà rovinata per sempre. Ma no, solo per cinque anni, o per venti, il tempo di rientrare con le spese e poi si ricopre tutto con un colpo di paletta. Del resto, non si può dire sempre di no, sostengono gli alfieri delle torri d'acciaio. C'è davvero qualcuno in questa città che in nome dell'ambiente e in difesa di un po' di verde ha detto di no a qualcuno? Dove, per favore? Ce lo dicano. Alle cose sbagliate si dovrebbe sempre dire di no, sembra ovvio ricordarlo. Con i terreni di monte Tezio, in realtà, la caccia alla rendita conosce altre frontiere, altri orizzonti, altre opportunità. Si sposta dalla città alla campagna, dal mattone alla tecnologia. In nome degli accordi di Kyoto e dell'aria più pulita nell'universo conosciuto, si sbanca la montagna sacra di Perugia e si spezzano gli equilibri naturali nell'unico parco del comprensorio come se ogni Comune dovesse rispondere dell'atmosfera per conto proprio, come se il piano energetico fosse una cosetta da risolvere territorio per territorio. Roma e Milano che inquinano più di tutti dove metteranno le torri d'acciaio? E Napoli? sul Vesuvio o a Margellina? e Assisi? Sul Subasio? La questione dell'eolico qui non c'entra. Non si tratta di esprimere una preferenza per una tecnologia piuttosto che per un'altra, semplicemente nessun Comune dovrebbe attivare forme improvvisate di produzione energetica al di fuori di un piano regionale condiviso. Questo è il punto. L'altro è il monte Tezio. Solo una comunità senza memoria può pensare di costruire il proprio futuro in questo modo. Se passa un progetto così, allora davvero non c'è speranza, né per l'ambiente né per i nostri centri urbani. E neanche per un piano energetico serio e credibile costruito con la condivisione popolare e non dai cacciatori di rendite e di bonus energetici. 

Presidente associazione 
"La città di tutti" - Perugia

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Il Giornale dell'Umbria - 27.01.2004

EOLICO 
La protesta di Ripa di Meana e di molti altri soggetti contrari alle torri
"Business contro il paesaggio"
"La questione è nazionale. Il Comune ritiri il progetto"

di SIMONETTA PALMUCCI
PERUGIA - L'esercito dei difensori del paesaggio perugino contrari all'invasione delle torri eoliche si fa sempre più nutrito. Ieri mattina alla conferenza stampa del Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) che si è svolta a palazzo Cesaroni, intorno al presidente Carlo Ripa di Meana e ad Angelo Velatta, erano riuniti anche il presidente della circoscrizione di monte Tezio Nando Staccini, e il presidente provinciale di Coldiretti Agostino Benedetti, Urbano Barelli di Italia Nostra, Claudio Abiuso dei Verdi Ecologisti, il consigliere comunale Giorgio Corrado, Raffaele Tancini del Cai e i membri dell'associazione "Amici della terra" e di Italia Nostra. Un fronte unito e compatto per dire no al Piano Energetico e Ambientale del Comune di Perugia, che prevede l'installazione di 22 torri eoliche sulle cime del Monte Tezio. "Non ci fermeremo di fronte a questo scempio - ha detto Carlo Ripa di Meana - Ci impegniamo ad illustrare in tutte le sedi regionali, nazionali ed internazionali, l'assurdità del progetto, affinché venga sospeso. Il Comitato Nazionale del Paesaggio - ha aggiunto - diffiderà dall'accantonamento temporaneo dell'idea da parte del Comune in quanto l'ente potrebbe ritirarla fuori dopo le elezioni. Quello che noi vogliamo è il ritiro definitivo della delibera". Sul monte Tezio, secondo il piano del comune, verranno installati 22 generatori Vestas, prodotti da una multinazionale danese che ha ceduto le sue licenze all'Ansaldo. Le torri saranno alte 67 metri più le pale il cui raggio è di circa trenta metri per un totale di cento metri. L'area di occupazione del territorio sarà di centomila metri quadrati.
"La questione - ha detto Ripa di Meana - è ormai diventata nazionale. Lo confermano due fatti. Il primo è la presa di posizione del ministro Urbani nel corso dell'assemblea del Fai, che, in presenza del presidente della Repubblica Ciampi, ha citato l'esempio delle torri di Monte Tezio per parlare dell'aggressione portata avanti dall'eolico sul paesaggio, e ha definito il caso perugino "un esempio di scempio ambientale". Il secondo fatto che conferma la dimensione nazionale del problema, del quale ha parlato il presidente del Cnp, è l'ordine del giorno dei Radicali in cui il partito si impegna a sostenere e ad aderire alla vertenza aperta dal Comitato Nazionale del Paesaggio.
E' inoppugnabile, secondo Ripa di Meana, che dietro all'eolico ci sia soltanto un gran business. Angelo Velatta, nel suo intervento ha ricordato il meccanismo dei certificati verdi che inducono molti imprenditori a scegliere l'eolico come investimento remunerativo per il quale è iniziata da tempo la corsa all'acquisto di terreni a Monte Tezio e su tutta la fascia appenninica. Dietro la decisione del Comune si nasconderebbe, secondo il Comitato Nazionale del Paesaggio, solo questioni di carattere economico". L'eolico - ha detto Velatta - è l'investimento più remunerativo per il costruttore: solo tre anni per recuperare gli investimenti, a fronte di una media di dieci anni degli altri settori".
Agostino Benedetti, presidente provinciale di Coldiretti, ha espresso la ferma contrarietà del mondo agricolo al progetto, mentre il presidente della Pro Monte Tezio ha chiesto la collaborazione per fermare l'iniziativa e valorizzare l'ambiente ricco di reperti archeologici.

I Radicali italiani appoggiano la battaglia "anti mulini a vento"

Pubblichiamo la lettera del 26 gennaio del segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone a Carlo Ripa di Meana, presidente del comitato nazionale del paesaggio.

"Carissimo Carlo, Carissimi amici del Comitato nazionale del Paesaggio, vi rimetto il testo dell'Ordine del giorno che il Consiglio nazionale dei Radicali Italiani ha approvato ieri pomeriggio (domenica 25 gennaio 2004), e che impegna i Radicali Italiani ad una solidarietà piena e ad un aiuto continuo e instancabile alle iniziative e alle battaglie del CNP.
Sapendo che oggi, tra qualche ora, sarete a Perugia - in conferenza stampa - a contrastare con dati puntuali e argomentazioni che già avete illustrato con grande efficacia al nostro Consiglio nazionale sabato mattina, desidero a nome di Marco Pannella, di Emma Bonino e mia, unirmi alla battaglia per respingere l'irresponsabile proposito del Comune di Perugia di alzare, sulla bellissima montagna della vostra città, due gigantesche centrali eoliche, rovinose, oltretutto, per il futuro stesso di questa città d'arte, dei suoi abitanti e dei suoi legittimi e importanti interessi turistici.
Noi, Radicali Italiani, ci impegniamo con voi a cercare il sostegno di tutti coloro che nel mondo considerano le città d'arte un patrimonio inalienabile dell'umanità, respingendo progetti sbagliati come quello delle centrali eoliche sul monte Tezio. Progetto che, se passasse, vedrebbe dopo la caduta di Perugia nuove devastanti repliche eoliche sull'intero territorio della Regione Umbria. Siamo con voi, un forte abbraccio"                           

 ( Daniele Capezzone)

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La Nazione - 27.01.2004

LA POLEMICA
Il Comitato nazionale per il paesaggio scende in campo contro il Piano energetico del Comune di Perugia relativo al monte Tezio
«No al business dell'eolico»

di Cristina Belvedere
PERUGIA - I Verdi Ecologisti fanno muro contro il piano del Comune di Perugia relativo alla creazione sulla sommità del monte Tezio di due centrali per l'energia eolica da undici torri ciascuna. A nome del Comitato nazionale per il paesaggio, il consigliere regionale Carlo Ripa di Meana ha attaccato ieri duramente «il business dell'eolico selvaggio», stigmatizzando che si tratta di «una vera e propria aggressione al paesaggio»: «Lo scorso dicembre si è tenuto un incontro sullo sviluppo turistico sostenibile del monte Tezio - ha ricordato Ripa di Meana - alla presenza del vicesindaco Silvano Rometti, ma non è stato fatto nessun accenno al piano del Comune, che invece è stato presentato ufficialmente pochi giorni dopo». Nel mirino degli ambientalisti, il progetto-pilota per lo sfruttamento dell'energia eolica, studiato in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Perugia. «Non è stato detto nulla sull'imprenditore che eseguirà i lavori di installazione delle gigantesche torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - né sul mercato dei terreni da acquistare nella zona. Considerato che ogni torre sarà alta cento metri, con un peso totale di 225 tonnellate e una platea di fondazione ancorata al terreno attraverso plinti profondi da 20 a 50 metri, le due centrali eoliche occuperanno una superficie complessiva di 100mila metri quadrati. Inoltre gli aerogeneratori saranno visibili da ogni contesto, creando problemi di rumore, interferenze nelle telecomunicazioni e disturbi sull'avifauna migratoria. Per non parlare poi dell'ipotesi di convogliare l'energia prodotta alla stazione di Ponte Pattoli mediante cablaggio o, ancora peggio, l'utilizzo di tralicci».
Stupiti delle rassicurazioni di Palazzo dei Priori in merito allo «scarso impatto ambientale» del progetto, il Comitato nazionale del paesaggio annuncia una serie di iniziative a carattere regionale, nazionale e internazionale, per impedire la realizzazione delle due centrali eoliche sul monte Tezio.La zona, sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1977, come ha ricordato l'ambientalista Angelo Velatta, rischia dunque di «essere violentata dal Piano energetico del Comune»: «Si tratta infatti - ha sottolineato Velatta - di un cavallo di Troia usato per legittimare un ricorso all'eolico, che non ha alcuna ragione di essere».
Ed ancora: «Alla luce degli obiettivi del protocollo di Kyoto, a Perugia il rapporto tra emissioni di anidride carbonica e prodotto interno lordo è entro valori più che buoni. Per stabilizzare la quantità di emissioni velenose nell'atmosfera, il Comune dovrebbe assumere una serie di provvedimenti in materia di mobilità, invece disattende quanto previsto dal Piano energetico, solo perché tali provvedimenti risulterebbero ampiamente impopolari. Ma il paesaggio non è patrimonio del Comune. Lotteremo dunque per tutelarlo» .

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Corriere dell'Umbria - 27.01.2004

Dovrebbero essere installate, con l'autorizzazione del Comune, sulla cima del monte
"No alle torri eoliche sul Tezio"
Insorge anche il comitato presieduto da Ripa di Meana

FRANCESCA MILANO
PERUGIA - Soffia forte il vento della polemica sull'installazione di 22 torri eoliche sulla cima del monte Tezio. Il comitato nazionale del paesaggio, presieduto dall'ex ministro all'ambiente Carlo Ripa di Meana, è deciso a opporsi duramente contro l'attacco "dell'eolico selvaggio" ammesso dal piano energetico e ambientale del Comune. Le torri, alte 100 metri, con un rotore a tre pale e un peso di 225 tonnellate, deturperebbero - secondo Ripa di Meana - il paesaggio, oltre a causare problemi alla popolazione della zona, che si troverebbe a fare i conti con il rumore, con le gigantesche ombre e con l'economia turistica che ne risentirebbe. A schierarsi dalla sua parte ci sono molti gruppi, da Italia Nostra ai Radicali, che si sono impegnati a sostenere la battaglia del Cnp. Forte l'impegno anche della Coldiretti e dell'associazione socio culturale Monti del Tezio, che si dicono favorevoli all'uso di fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, ma lanciano un grido di allarme sul risvolto economico della questione eolica. "I casi già esistenti in Italia - ha affermato Ripa di Meana - come quelli della Campania, della Puglia, dell'Abruzzo, dimostrano come l'eolico sia un business lucrativo, che non fa i conti col fatto che l'Italia sia un paese con poco vento: solo 1900 ore di ventosità utile, che non risolveranno i problemi energetici". A motivare la scelta del Comune, caduta sull'eolico invece che sulle biomasse (che a Perugia sono studiate nel primo centro nazionale, curato dalla facoltà di ingegneria), o sul solare termico, sarebbe - secondo Angelo Velatta - il breve tempo di ritorno economico degli investimenti. "L'eolico è la fonte alternativa che per prima remunera l'imprenditore, facendolo guadagnare già dal terzo anno, mentre per le biomasse bisognarebbe aspettare 13 anni e per il solare circa 16". "Il piano energetico e ambientale - ha aggiunto Velatta - è un cavallo di Troia usato per legittimare un eolico che non ha ragione di esistere, perché per raggiungere gli standard previsti dal protocollo di Kyoto sulla riduzione del gas serra del 6,5% entro il 2010 servirà un mix di interventi sia sulle fonti rinnovabili sia sui trasporti, che attualmente producono il 48% dell'anidride carbonica". Temendo una desistenza tacita del progetto da parte del Comune, che potrebbe accantonarlo per poi riprenderlo dopo le elezioni amministrative, il comitato chiede che venga fatta al più presto una delibera per impedire "lo scempio delle gigantesche torri di cemento". Nel piano energetico comunale si fa riferimento, tra l'altro, al fatto che "gli aerogeneratori, per la loro configurazione, sono visibili in ogni contesto in cui vengono inseriti, in modo più o meno evidente" e che "lo studio di fattibilità di un impianto deve tener conto dell'eventuale interferenza con le vie di migrazione aviofaunistiche", che rischiano di causare squilibri nella fauna della zona.

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Il Messaggero - 27.01.2004

Contro il piano energetico del Comune anche Coldiretti, Circoscrizione, Cai e Radicali
CROCIATA PER SALVARE IL TEZIO DALL'EOLICO
«Aggressione al paesaggio», intellettuali e ambientalisti contro le 22 pale d'acciaio

di MARCELLA CALZOLAI -
Lo storico dell'arte Pietro Scarpellini, Italia Nostra, la mette così: «Ma c'è per caso un qualche amministratore della nostra città o della Regione che si è chiesto quale effetto farà quella sorta di corona di mulini in schiera sui nostri monti, dove le creste sono ancora quelle modellate da madre natura?» Ottima domanda! Al momento, si è pronunciato solo l'assessore all'ambiente e vicesindaco, Silvano Rometti, per difendere il piano energetico del comune, che prevede, tra l'altro, l'installazione di 22 torri eoliche sul Monte Tezio. E la tutela del paesaggio? Risposta del'ìassessore: «L'energia conta più del paesaggio». Partita chiusa, dunque? Tutt'altro.
Il vento avverso alle torri eoliche spira ogni giorno più forte. La riprova? Un affollato incontro con la stampa, che è stato piuttosto una sorta di convegno lungo oltre due ore con la partecipazione di personaggi quali il Consigliere di Stato Giuseppe Severini e Ruggero Ranieri di Sorbello, Urbano Barelli di Italia Nostra, l'ambientalista Angelo Velatta, il consigliere comunale di An Giorgio Corrado e il consigliere regionale ex Pdci Maurizio Donati.Poi il Cai con Raffaele Tancini, la Pro loco del Tezio, la IV Circoscrizione, la Coldiretti con Agostino Benedetti. Al centro, Carlo Ripa di Meana, che ha portato a Perugia i membri del Comitato per la difesa del paesaggio, di cui è presidente. Obiettivo: «stoppare quelle 22 torri d'acciaio, alte 100 metri, ognuna delle quali peserà 225 tonnellate e avrà bisogno di strade, anche asfaltate, da realizzare sui crinali». Una causa, quella del monte Tezio, che è stata sposata dai radiali, «con l'impegno del segretario Capezzone a farne un caso nazionale e internazionale». E anche del ministro Giuliano Urbani, un perugino, il quale in una assemblea del Fai ha parlato di "aggressione al paesaggio" e di "affare dell'eolico", esprimendo la sua contrarietà al progetto sul Tezio.
Non è solo una questione di cultura, perché il paesaggio è una risorsa economica, la cui tutela è sancita dalla Costituzione. Lo ripete la Coldiretti che, con "Terra Nostra" ha il polso degli agriturismi tanti diffusi qui: «Così si crea un danno gravissimo per l'Umbria, mentre bisogna puntare, come stiamo facendo, sulle biomasse (cioè sul riciclaggio dei rifiuti che produce l'agricoltura, ndr)». E Oreste Rutigliano (Comitato ambiente) racconta: «Un tour operator inglese porta in Valnerina ogni anno 1500 turisti, ma a Norcia ha annunciato la sua disdetta, se lì verranno innalzate torri eoliche». E c'è anche da mettere nel conto la svalutazione di terreni e casolari nelle zone dove spuntano le torri. Come dire, tutta ricchezza buttata al vento.
Scontato chiedersi come mai è esplosa la passione eolica, se il saldo tra vantaggi e svantaggi nella produzione di energia pulita con questa tecnica è decisamente negativo. E la risposta arriva da Velatta: «L'eolico è un business molto lucrativo, perché i tempi di ritorno dell'investimento sono tre anni rispetto a quelli assai più lunghi di altre tecniche». E se - c'è chi allude - per le pale sul Tezio ci fosse un qualche imprenditore già pronto a cogliere l'occasione del piano energetico, da rispolverare magari subito dopo le amministrative ad evitare traumi elettorali? Né vengono risparmiate critiche all'Università: l'elaborazione tecnica del piano si deve alla facoltà di ingegneria, che pure «ha precise competenze in tema di paesaggio».
Solo una domanda, però: ma la tutela del paesaggio in Umbria davvero può cominciare e finire con le pale eoliche?

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Il Giornale del'Umbria - 26.01.2004

Eolico - Intervista al prof. Ernesto Galli della Loggia sulle torri di monte Tezio
 "
Non vendete il paesaggio"
"La sinistra non può criticare Tremonti e poi imitarlo"

PERUGIA - E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Lo abbiamo chiesto a un autorevole perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli della Loggia.
"Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta installati. Quello che mi sorprende - afferma Galli della Loggia - è un altro aspetto della questione. Mi chiedo come mai la sinistra, che giustamente se la prende con la motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle cartolarizzazione, poi è disposta ad accettare sull'eolico la motivazione economica come motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono peso". "Allora - prosegue Galli della Loggia - vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario".

PERUGIA - E' il tema caldo del momento. E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Ci si chiede quale e di che entità sarebbe il risparmio energetico derivante, considerato che l'impatto ambientale può essere facilmente immaginabile da tutti. In sostanza si tratta di capire se il gioco vale la candela e la "candela" in questo caso è il paesaggio tipico e caro ai perugini del monte più rappresentativo della città (insieme al Subasio). Per farlo abbiamo chiesto il parere di un autorevole perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli della Loggia.
Professor Galli della Loggia cos'è prioritario: ridurre il consumo di idrocarburi, favorendo quindi la creazione di parchi eolici, oppure preservare il paesaggio?
Direi che è un problema di guadagni e perdite relative. Certo, sarebbe importante ridurre la spesa petrolifera e avere a disposizione altri generi di energia, ma siccome il risparmio che l'eolico assicurerebbe è molto molto limitato, mentre la sua introduzione avrebbe un costo molto elevato, soprattutto in termini di devastazione del paesaggio, allora il gioco non vale la candela.
25, fossero anche 30 torri eoliche, quanto risparmio petrolifero producono? E quanta distruzione di paesaggio? A me sembra che tra i due termini non ci sia paragone.
Ma il paesaggio di Perugia sarebbe così fortemente danneggiato dall'installazione di queste torri?
Tutti sanno che Monte Tezio è parte essenziale del paesaggio di Perugia. Una "roba" con 22 torri gigantesche stravolgerebbe completamente l'immagine di quelle colline. I perugini e chiunque altro non potrebbero più girare l'occhio da quella parte. Ma credo che ognuno sia in grado di capire che devastazione del paesaggio ci sarebbe, non è necessario spendere altre parole.
Crede che politicamente la questione eolico possa creare spaccature o tensioni?
Questo francamente non lo so. Quello che so è che chiunque si assumerà questa responsabilità si accollerà un grosso peso. Un conto è mettere 50, anche 100 torri eoliche sulle sabbie del mare del Nord, in una costa bassa e ampissima, e un conto è metterne anche solo 20 sull''Appennino italiano, che è forse il paesggio italiano più presente nella grande pittura italiana, è lo sfondo dei grandi dipinti dal '200 al '400. Consegnare questo patrimonio alle torri eoliche mi sembra cosa assolutamente dissennata.
C'è un'obiezione alle critiche dei contrari che viene fatta spesso da chi è invece favorevole allo sfruttamento di questa fonte energetica. I fautori dell'eolico sostengono che l'installazione e la rimozione delle torri è cosa fattibile in tempi brevi e che si è sempre in tempo a cambiare idea.
Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta installati. Quello che mi sorprende però è un altro aspetto della questione. Mi chiedo coma mai la sinistra, che giustamente se la prende con la motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle cartolarizzazioni, poi è disposta ad accettare sull'eolico la motivazione economica come motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono peso. Allora vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario. Il fatto è che se si accetta di "vendere" il paesaggio di Perugia per un risparmio nemmeno tanto elevato allora si deve accettare che Urbani e Tremonti svendano il patrimonio artistico del paese, per quanto questo possa essere aberrante. E' questione di Coerenza.
Crede che il problema energetico sia realmente un problema attuale in Umbria come in tutta Italia?
Non mi pare che sia un problema oggi particolarmente acuto. Forse in prospettiva, ma non nell'immediato. E poi negli ultimi 30 anni sono stati compiuti grandi progressi in materia di risparmio energetico. I motori delle auto, per esempio, consumano in media il 30% in meno di quanto consumavano 30 anni fa. E credo che si possa lavorare ancora in questo senso. Io non sono un tecnico e non mi piace parlare di cose che non conosco, ma da quello che leggo e ascolto mi sembra di capire che il risparmio energetico possa venire da varie fonti. In questo momento e in questo ambito territoriale non credo che quella dell'eolico sia una scelta felice.

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Corriere del'Umbria - 26.01.2004

Anche Italia Nostra si "oppone fermamente" all'installazione
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NO ALLE TORRI EOLICHE SUL TEZIO"

PERUGIA - La Sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di Perugia", passato sotto silenzio, secondo il quale si vorrebbero realizzare almeno 22 torri, alte più di 70 metri, sulla cima del Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina. Tali orrori, visibili da decine di chilometri tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la montagna, causano un'intollerabile inquinamento acustico e fanno strage di avifauna. Italia Nostra - per bocca dell'Avv. Urbano Barelli - ravvisa in tale degradante idea una manifestazione di grandissima insensibilità alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro. Esprime meraviglia per l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia della regione tutta, ammirato da sempre. Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio a parco naturale.

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Il Giornale dell'Umbria - 25.01.2004

Italia Nostra contraria al "Piano energetico e ambientale" del Comune
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NO A QUELLE TORRI EOLICHE"

PERUGIA - Itali Nostra dice no alle torri eoliche. In un comunicato l'Avv. Urbano Barelli, presidente della sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di Perugia", incredibilmente passato sotto silenzio, secondo il quale si vorrebbero realizzare almeno ventidue torri, alte più di sessanta metri, sulla cima di Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina. Tali torri, visibili da decine di chilometri tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la montagna, causano un intollerabile inquinamento acustico e fanno strage di avifauna".
"Italia Nostra - prosegue il comunicato - ravvisa in tale degradante idea una manifestazione di gravissima insensibilità alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro e del suo eccezionale significato culturale. Esprime meraviglia per l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia della regione tutta, ammirato da sempre da un numero infinito di visitatori.
Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio a parco naturale, recentemente ribadita dal nuovo Piano regolatore. 
Italia Nostra - conclude il comunicato - rammenta che a livello nazionale ed internazionale vi è forte contrarietà agli impianti di energia eolica sia per il loro pesantissimo e irreversibile impatto sul paesaggio, sia per il loro trascurabile contributo al fabbisogno energetico, che risulta ancor più modesto nel nostro paese per via della sua scarsa ventosità.

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Corriere della Sera - 23.01.2004

«LE TORRI DETURPANO IL PAESAGGIO»
L'energia eolica divide gli ambientalisti

ROMA - Spaccatura nel mondo ambientalista. Da una parte Legambiente che difende le torri eoliche come fonte di energia pulita. Dall'altra Pannella e i Radicali con Carlo Ripa di Meana, presidente del Cnp (Comitato Nazionale Paesaggio), che ieri hanno denunciato il vulnus inflitto al panorama da una giungla di «mulini a vento» alti fino a cento metri, disposti sul profilo dei monti in vista di parchi naturali e città d'arte. «Sul Monte Tezio, che domina il centro storico di Perugia, sta per essere realizzata una gigantesca centrale eolica che snaturerà un panorama rimasto intatto nei secoli - avverte Ripa di Meana -. Un'altra verrà costruita a Torraca, sulle alture che dominano Sapri e tutto l'arco del golfo di Policastro, a ridosso del parco nazionale del Cilento».
Marco Pannella ha proposto, tra i punti in discussione al Comitato nazionale che si tiene oggi e domani a Roma, lo scempio ambientale prodotto dalle torri eoliche. Ma Legambiente difende l'energia prodotta dal vento: «Le torri servono a combattere l'effetto serra - risponde Francesco Ferrante, direttore generale dell'associazione -. Non è vero che compromettono l'industria del turismo e deprezzano le zone adiacenti. Basta costruirle lontano da parchi e monumenti».

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Il Giornale dell'Umbria - 23.01.2004

Nota di Ripa di Meana
NESSUNO VUOLE L'EOLICO

ROMA - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -  ha detto Ripa di Meana in una conferenza stampa organizata con i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con argomenti scientifici". Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi affaristici" legati agli incentivi di Stato e al "potere economico che grandi aziende del nord Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100 metri". "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema, vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove sono state installate le torri o dove si minaccia di installarle, la gente è sempre più contraria". "La parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - è proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui presidente è a favore delle torri". A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale"..

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ANSA - 22.01.2004

AMBIENTE: RIPA DI MEANA A LEGAMBIENTE, VI SFIDO SULL'EOLICO

   (ANSA) - ROMA, 22 GEN - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -  ha detto Ripa di Meana in una conferenza stmpa organizzata con i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con argomenti scientifici".
Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi affaristici" legati agli incentivi di Stato e al "potere economico che grandi aziende del nord Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100 metri",. "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema, vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove sono state installate le torri o dove si minaccia di installarle, la gente è sempre più contraria e lo sono anche le sezioni locali di Legambiente, del Wwf, della Lipu".
"La parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - E' proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui presidente è a favore delle torri".
A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale". Ma altre torri potrebbero essere issate sul golfo di Policastro e nel comune di Capracotta, la famosa località sciistica del Molise". 
Il rischio di sembrare Don Chisciotte in guerra contro i mulini a vento non disturba Carlo Ripa di Meana. "La generosità - ha detto - è la stessa e sono convinto sia sempre la spinta utopica, ma queste torri non hanno niente a che fare con i mulini di Cervantes questi sono armati di talleri e dobloni. Creano danni al territorio e all'economia locale, non risolvendo il problema energetico". Chi invece l'eolico non l'ha voluto è il comune di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento" che dopo una lotta, sostenuta anche dal quotidiano locale, Il Sannio, ora si definisce "comune deolizzato". E questo grazie alla brutta esperienza capitata al comune di Foiano in Val Fortore, il cui parco eolico, come racconta ancora il direttore del Sannio Luca Colasanto, ha creato un dissesto idrogeologico con prosciugamento del fiume Fortore e la protezione civile ha dovuto bloccare tutto. "La soddisfazione - ha detto Colasanto - è che dopo un anno di battaglia di stampa, mezza vallata l'abbiamo salvata".  (ANSA)

   KMN
22-GEN-04   16:28  NNNN

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ANSA - 22.01.2004

AMBIENTE: RADICALI CONTRO L'EOLICO, VERDI DOVE SIETE?

   (ANSA) - ROMA, 22 GEN - I Radicali risvegliano la loro anima ambientalista, bacchettano i Verdi e scendono in campo contro l'eolico al fianco di Carlo Ripa di Meana e al Comitato Nazionale del Paesaggio per "liberare il vento" e salvare il territorio. "Mentre la politica italiana è occupata a discutere di un particolare lifting del Paese - ha detto il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone in una conferenza stampa - un altro lifting si sta facendo al territorio e questo a fronte di un minuscolo approvvigionamento energetico". La dorsale appenninica, ha denunciato quindi Capezzone, "sta per essere percorsa da file di torri eoliche con danni economici, paesaggistici e faunistici. E tutto questo con l'appoggio di Legambiente e l'inattività dei Verdi". "Pecoraro Scanio, i Verdi - ha proseguito Capezzone - strillano sui condoni e non fanno nulla per sostenere questa battaglia contro l'eolico, una fonte di energia inadatta al nostro territorio". Con un po' di nostalgia Pannella, in teleconferenza da Bruxelles, ha ricordato come nel '72 i radicali avessero acquisito i diritti del simbolo del Sole che ride, ceduto poi agli Amici della Terra e quindi ai Verdi. "Fra un'elezione e l'altra - ha detto Pannella - i Verdi sono diventati dei burocrati e dei tecnici, si sono allontanati dalla realtà. E allora ritorno a scendere in campo, come dice quell'altro, come impone questa battaglia". E sui danni provocati dalle torri eoliche si è soffermato Carlo Ripa di Meana. "I mostri di acciaio alti più di cento metri - ha detto l'ex ministro dell'ambiente Ripa di Meana - fanno scempio del territorio italiano senza nessun reale ritorno in campo energetico visto che, a fronte di 8.000 torri installate, il risparmio energetico sarà di appena l'1,1% e visto che in altri paesi, come Germania e Danimarca, più adatti all'eolico, si sta facendo marcia indietro". La questione dell'eolico e dello scempio ambientale sarà uno dei punti che verranno discussi dal Comitato Nazionale dei Radicali Italiani che si terrà a Roma domani e sabato in cui si affronterà il "caso Italia". (ANSA)

   KMN
22/01/2004   15:00

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DIRE - 22.01.2004

EOLICO: RIPA DI MEANA-PANNELLA CONTRO GOVERNO-LEGAMBIENTE
NASCE UN'ALLEANZA PER CONTRASTARE "I SIGNORI DEL VENTO"

ROMA. Li definiscono "mostri d'acciaio". "Obbrobri" che producono "l'apocalisse" per il loro impatto sul paesaggio, sul turismo, sugli uccelli, sul suolo, a spingerli, a livello economico, ci sono "i signori del vento", e cioè le multinazionali. A fare da supporto scientifico, culturale e politico, un asse con nomi e cognomi ben precisi: il Governo (nelle persone dei ministri Altero Matteoli, Antonio Marzano e Giuliano Urbani) e Legambiente. Al centro della polemica: la costruzione di centrali eoliche. Carlo Ripa di Meana continua, dunque, la sua battaglia contro le pale e, questa volta, ha trovato un nuovo alleato: Marco Pannella e il Partito Radicale. E stamane, proprio nella sede dei Radicali, con il leader collegato in videoconferenza da Bruxelles, il nuovo fronte anti-eolico ha delineato nemici da combattere e strategie di battaglia. Alza il tiro, per primo, l'ex ministro dell'ambiente, ex socialista ed ex portavoce dei Verdi: contro Matteoli, "che purtroppo accetta acriticamente le linee guida dettate da Legambiente"; contro Urbani, che "finora, pur avendo sensibilità, non ha emanato nessuna direttiva chiara per frenare questa corsa affaristica"; contro Marzano, "che continua a confermare privilegi e preminenza agli irrilevanti apporti dell'energia eolica". Ma la guerra delle pale, per Ripa di Meana, ha un bersaglio privilegiato: quelli di Legambiente che "hanno grandi mezzi; hanno costruito un impero; hanno contributi da Regioni, Governo e imprese". Quelli di Legambiente che, certo, "conosco Ermete da tanto tempo", sono partiti anni fa "facendo invecchiare di colpo le altre associazioni per la loro capacità di comunicare". Ma poi nel tempo "hanno costruito un'intimità eccessiva con gli interlocutori", sono arrivati a "coesistenze acrobatiche".
Dopo un'ora e mezza di discussioni di merito, con esperti, sui danni degli impianti eolici, prende la parola in videoconferenza Pannella, e l'avversario resta lo stesso: l'associazione del cigno, perché si ha "continuamente a che fare - osserva il leader radicale - con una macchina schiacciasassi: vi è Ermete, vi è goletta verde, vi è Legambiente, vi è l'Arcicaccia...". Contro quelle posizioni, contro "gli interessi delle multinazionali e gli interessi locali", c'è un compito ben preciso da assolvere: "noi siamo i liberatori di eolo, noi siamo i liberatori del vento, che si vuole mettere in catene", garantisce Pannella rivedendo uno slogan di un comune campano della Val Fortore che, dopo aver evitato il rischio delle pale sul proprio territorio, si è dichiarato "comune deolizzato". Pannella suggerisce una strategia da adottare per fermare la costruzione di nuovi impianti: "Bisogna studiare da subito azioni giudiziarie". Ripa di Meana, dal canto suo, elenca gli ultimi casi concreti su cui la battaglia del "Comitato Nazionale per il Paesaggio" che presiede sta agendo. Il progetto del Comune di Perugia, in primo luogo, che "sul Monte Tezio, il monte dei Perugini, vuol costruire 22 torri eoliche, di 100 metri di altezza, mostri di acciaio, dalla potenza di 1,5 Mw ciascuna". L'ex ministro dell'ambiente è categorico: "Nessuno aveva mai osato tanto per una città d'arte". C'è poi, in secondo luogo, la vicenda di Torraca, "centrali gigantesche a ridosso del Golfo di Policastro, e ai confini del Parco Nazionale del Cilento". C'è, terzo esempio, l'idea di costruire impianti a Capracotta, "che è stata la prima stazione sciistica italiana, frequenstata da Re Umberto, nel cuore del Molise". Se realizzata, questa centrale "investirà - accusa Ripa di Meana - anche la città d'arte di Agnone, massima qualità storica della regione".
I racconti del fronte anti-eolico toccano, in pratica, tutto l'appennino. Quella dorsale montuosa, accusa per i Radicali Daniele Capezzone, "sta per essere punteggiata dalle pale, per un minuscolo approvvigionamento energetico ma per un non minoscolo approvvigionamento legato agli affari". E la cosa "paradossale", fa notare,"è che Legambiente fa di APE, il progetto "Appennino Parco d'Europa", il centro della sua iniziativa". Domanda Capezzone: "Come si concilia tutto questo?" E allora, insiste Ripa di Meana accalorandosi, che "noi siamo al fronte, perdinci. Noi la questione del paesaggio la affrontiamo sul territorio". Ecco perché, alza la voce rivolgendosi in particolare ai ministri interessati e a Legambiente, "chiediamo attenzione". E proprio all'associazione del cigno l'ex portavoce lancia la sfida: "Io ho la presunzione di sfidarli ancora a un incontro pubblico sull'eolico. Lancio di nuovo il guanto". Garantisce da Bruxelles Pannella, dopo aver ricordato i trascorsi storici dei Radicali a difesa dell'ambiente: di tutto ciò di cui si è discusso in mattinata "ne riparleremo, ci sarà la ripresa dimilitanza dei Radicali nelle lotte ambientali".

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Corriere dell'Umbria - 21.01.2004

Intervento di Corrado (An)
Sul monte Tezio soffia un vento 
sempre più gelido contro l'eolico

PERUGIA - Infuria la polemica sul monte Tezio o meglio sul progetto pilota per l'impianto di un sistema eolico per la produzione di energia elettrica. In merito interviene oggi il consigliere comunale di Alleanza nazionale Giorgio Corrado il quale sostiene che "il progetto alternativo è tuttavia estremamente impattante dal punto di vista paesaggistico, andando a invadere un ambito già vincolato e classificato urbanisticamente con il Prg come parco nazionale. Ciò che resta difficile comprendere - si legge nella nota del consigliere di An - è che a leggere gli scritti scientifici del professor Bidini della facoltà di ingegneria si ha la netta sensazione dello scarso apporto che simili impianti possono dare nelle nostre situazioni climatiche per la definizione del piano energetico regionale. Infatti il rapporto costi/benefici non è dei migliori. Stando così gli studi - conclude Corrado - non si capisce come sia stato possibile proporre ed approvare un progetto che, è già scritto, non porterà alcun concreto vantaggio energetico, producendo però di sicuro un grave danno al paesaggio".

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Il Giornale dell'Umbria - 20.01.2004

Criticabile la scelta di impiantare delle torri sul crinale del monte Tezio per produrre energia
"L'eolico contro Perugia
La quantità minimale di energia ottenuta non compensa il danno 

Fremerebbe di indignazione Walter Binni, col suo "La tramontana a Porta Sole", forse ripubblicato distrattamente dal Comune, a sapere che certuni promuovono l'installazione di torri eoliche su Monte Tezio o verso Castiglione Aldobrando. Dalla piazza di Porta Sole, principio della città, paventerebbe lo scempio sconsiderato che minaccia quel paesaggio. Quel monte netto, massiccio e vicino, caro ai perugini, quel luogo sacro agli etruschi e agli antichi umbri, appena ieri raffigurato ancora da Gerardo Dottori, Arturo Checchi o Diego Donati, per davvero rischia lo stupro. Sulla sua sommità, a seguire il "Piano energetico comunale" elaborato dall'Università per il Comune di Perugia, andrebbe collocata, con tanto di strade e sbancamenti, una lunga fila di giganti d'acciaio alti decine e decine di metri: con le loro pale ondeggianti e rumorose ricaccerebbero chi pensa che Perugia possa attrarre per la sua bellezza antica e sicura, o chi vuole illudersi che si tratti di un autentico parco naturale.

Mai Binni avrebbe immaginato che quel po' di tramontana che resta sarebbe stato preso a pretesto per sconvolgere la bellezza dei luoghi che percorre da sempre. Come lui, anche Aldo Capitini, descrivendo Perugia, scrisse incisivamente che la nitida linea che dal Subasio va al Tezio fa capire meglio l'Umbria. È lo stesso paesaggio da Porta Sole che Dante aveva ammirato e celebrato, coi colli di Rancolfo e Pietramelina, verso la rocca di Castiglione Aldobrando, dove nell'Italia dei barbari passava la civiltà del corridoio bizantino. Ma non meno temibile è la barbarie "eolica" che oggi minaccia il loro profilo raffaellesco e che si farebbe beffa di Dante, Raffaello, Binni, Capitini e di chiunque non sappia gioire della sua violenza.

Sconcerta la leggerezza con cui si propone di sfigurare un paesaggio culturale così unico e identitario, visibile da quasi tutta l'Umbria centrosettentrionale, da Assisi al Trasimeno, dalla Valle del Tevere all'Appennino. Proprio dove dovrebbe esservi più rispetto, il territorio è investito da un progetto che porterebbe una lesione d'immagine degradante, una ridicolizzazione della città e un danno turistico incalcolabile.

Quest'incubo è architettato per ottenere in modo "alternativo" una quantità minimale di energia da un vento per di più da noi sempre più debole: un danno spropositato, che nemmeno contribuirebbe dignitosamente al fabbisogno energetico, costi collettivi esorbitanti verso benefici modestissimi. Ben altre sono le fonti rinnovabili verso le quali ci si può indirizzare senza alterare il paesaggio, che dell'ambiente è componente essenziale e valore costituzionale primario.

Tutto questo è anche segno del deperimento della vita pubblica locale. Mai, in passato, si sarebbe osato proporre tanto. È palese che ora, nell'avanzare senza remore una proposta siffatta, non solo manca la percezione della lesione culturale dell'impatto, il vulnus al senso stesso del paesaggio, ma si smarrisce la consapevolezza del primato naturale dell'Umbria e della sua funzione di volano di sviluppo. Di tutto questo si azzera, nel calcolo, il valore, quando si propone alla leggera di bruciare una risorsa di tutti, tanto rara quanto preziosa. E non ci si avvede che si precipita nel localismo più ottuso e antistorico, quando si procede come se l'approvvigionamento energetico non fosse più questione nazionale o europea, in cui allocare in vasta scala le fonti curando le diverse potenzialità dei luoghi, ma di economia locale autarchica, dove nel chiuso di ogni Comune a un po' di turismo si deve affiancare un po' di eolico, per di più da mandare in rete altrove. Il potenziale turistico-economico dell'Umbria è dato dall'eccezionale bellezza del contesto e proporre di tali lesioni significa sbugiardare miseramente l'immagine di Perugia come città di cultura, ferire l'economia turistica, la sua diffusione nel territorio, confiscarne il futuro alle popolazioni. Si respinge, anziché richiamare, chi viene qui e lascia risparmi per ricrearsi con le suggestioni dell'Umbria, non per trovare un orrido surrogato di ciò da cui evade.

Non si può restare zitti, né fermi, di fronte ad una simile assurdità.

GIUSEPPE SEVERINI

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Corriere dell'Umbria - 20.01.2004

Maurizio Donati, esponente del gruppo misto, interviene sull'ipotesi del parco eolico
"Giù le mani dal monte Tezio"
Così si ferirebbe mortalmente il paesaggio umbro

PERUGIA - Il dibattito sull'impatto di eventuali parchi eolici e soprattutto sulla scelta di siti previsti dal piano energetico comunale si arricchisce di nuovi contributi.
Dopo il punto di vista del Club alpino italiano, attraverso la delegata Paola Gigliotti, si registrano oggi le osservazioni di un esponente politico.
"Un parco eolico di grandi proporzioni sul Monte Tezio alle spalle di Perugia è da respingere senza dubbio alcuno perché rappresenterebbe un "grave attentato dal punto di vista ambientale": Maurizio Donati, a nome del gruppo misto Comunisti italiani, prende posizione sul problema ed aggiunge: "La montagna di Perugia, come da sempre il Tezio viene definito, è parte integrante del paesaggio del capoluogo umbro ed una sua manomissione costituirebbe un danno irreparabile i cui autori ne porterebbero in eterno la responsabilità".
Se verrà confermata la decisione della Giunta Locchi, aggiunge Donati, "un progetto di assai scarsa utilità economica, verrebbe mortalmente ferito con la creazione di nuove strade, con innumerevoli pali, alti fino a 100 metri, visibili da grande distanza e con il conseguente abbattimento di vaste fasce arboree".
Ulteriore nuovo cemento, osserva ancora Donati, "si andrebbe ad aggiungere a quello già numeroso che questa amministrazione comunale ha portato in dote alla città, con i progetti che già realizzati, o che ha in via di realizzazione, che hanno fin qui fatto la fortuna di alcuni costruttori perugini e, soprattutto, di ben identificati studi di progettazione. Il Movimento per l'unità dei Comunisti dell'Umbria, che si richiama ai valori etici e di solidarietà sociale che le amministrazioni democratiche della nostra regione seppero imporre all'egoismo dei singoli, facendo dell'Umbria un esempio di armonia e di vivibilità ammirato a livello nazionale ed internazionale, non mancherà di denunciare all'opinione pubblica, anche nel corso della imminente campagna elettorale amministrativa, il tradimento di questi valori perpetrato da chi, allontanandosi da questa nobile tradizione, ha imboccato la strada dello sfruttamento capitalistico delle risorse naturali e del lavoro dell'uomo che costituisce la negazione dello sviluppo compatibile fondato sulla esaltazione di un patrimonio ambientale e storico che ha pochi uguali in Italia e nel mondo".

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ANSA - 19.01.2004

BENI CULTURALI: CODICE; CNP, URBANI RIPENSI NORME PAESAGGIO

   (ANSA) - ROMA, 19 GEN - Il Comitato nazionale del paesaggio (Cnp) chiede al ministro Urbani, dopo il varo del nuovo Codice dei beni Culturali, di ripensare le nuove norme di tutela del paesaggio.
L'assedio al paesaggio - ha detto il presidente del Cnp Carlo Ripa di Meana - non conosce tregua, da decenni. Il nuovo Codice arriva negli anni delle tecnologie che consentono di osservare dal satellite ogni cosa si muova sulla Terra, purché non si tratti di una speculazione edilizia a danno del paesaggio italiano: in questo caso il satellite diventa una spesa eccessiva, ma anche le locali Soprintendenze sono sopportate da enti locali e imprenditori solo quando i limiti di bilancio e di personale ne mutilano la conoscenza del territorio. Altrimenti, se fanno il proprio dovere, le Soprintendenze diventano irritanti sentinelle e appesantimenti burocratici per ogni amministrazione locale, di destra, di centro o di sinistra".
"Per questo - ha aggiunto - non ha alcun senso far battaglie in nome del paesaggio additando supposte differenze culturali tra le attuali maggioranza e opposizioni. Tanto più che tutte le Regioni hanno chiesto, e ottenuto, la sterilizzazione delle Soprintendenze paesaggistiche".
Il CNP ha detto di ritenere "preferibile sollecitare il Ministro Urbani a imporre un ragionamento aggiuntivo sulle norme a tutela del paesaggio previste dal nuovo Codice. Il Ministro potrebbe ascoltare il parere di quegli studiosi che, al di fuori della polemica politica, desiderano fargli notare, per esempio, che togliere ai suoi uffici periferici il potere di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche regionali o comunali significa privare le Soprintendenze anche di ogni altro potere di trattativa".
"In altre parole - a giudizio di Ripa di Meana - va bene coinvolgere le Soprintendenze ai Beni Ambientali e Architettonici all'inizio del procedimento di tutela con la cosiddetta copianificazione, perché si toglie all'eventuale annullamento dell'autorizzazione regionale l'attuale sapore di veto tardivo. Ma rendere solo consultivo l'intervento del Ministero dei Beni Culturali castra alla radice ogni azione di tutela svincolata dagli interessi locali, politici e economici".
"Con il nostro appello al Ministro Urbani vogliamo chiamarlo - ha concluso - ad una più larga riflessione senza la quale i paesaggi residui più preziosi del paese saranno inevitabilmente perduti".  (ANSA)

   LC
19-GEN-04   16:38   NNNN

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Corriere dell'Umbria - 17.01.2004

La delegata del Cai Paola Gigliotti: "Si stravolge il territorio"
Eolico sul Tezio, è protesta
Il Sito inserito nel piano energetico

Il dibattito sull'eolico continua a tenere banco nella nostra regione, spesso raggiungendo toni piuttosto accesi, vista la posta in gioco. Infatti chi è a favore sostiene l'importanza di disporre di energia pulita, dall'altra, coloro che invece invitano a una seria riflessione, spiegano come questi impianti comportino un forte impatto ambientale, soprattutto in considerazione del fatto che la nostra regione (discorso che potrebbe allargarsi al resto dell'Italia) non ha cratteristiche "ventose" tali da motivare la predisposizione di parchi eolici. Registriamo nella discussione il parere di un'esperta del Cai, la dottoressa Paola Gigliotti, che interviene su monte Tezio.

Giovanna Belardi
PERUGIA - La delegazione umbra del Club alpino italiano ha preso precise posizioni in merito a quello che viene definito "lo sfruttamento indiscriminato dell'energia eolica". Nella riunione del settembre scorso sono stati individuati alcuni punti sulla base dei quali è espresso un giudizio fortemente negativo sulla realizzazione di impianti che potrebbero sorgere nella nostra regione, dopo la presentazione di progetti per la loro installazione. Nel documento si sottolinea come simili impianti comportino "ciclopiche infrastrutture per la cui messa in opera è necessario aprire nuove strade, smuovere enormi quantitativi di terra e abbattere alberi". Inoltre "l'installazione di gruppi di pali alti fino a 100 metri su vette e crinali umbri significa la irreversibile distruzione del paesaggio, a fronte di vantaggi sia in termini di produzione energetica che di economia per le popolazioni dvvero irrisori".
La dottoressa Paola Gigliotti, delegata del Cai e rappresentante dell'Unione internazionale associazioni alpinistiche, che vanta un curriculum alpinistico di 100 vie nuove aperte in tutto il mondo, dai Sibillini alle Ande, interviene in particolare su Monte Tezio, che sarebbe previsto dal piano energetico del Comune di Perugia per un eventuale utilizzo eolico.
"Bisogna immaginare l'impatto visivo che questi pali creerebbero se collocati sul Tezio - spiega la dottoressa Gigliotti -. Muterebbero completamente sia la veduta da Perugia sia il panorama che c'è intorno al monte. Ma se individuassero la zona di Pietramelina sarebbe la stessa cosa. L'Umbria sembra aver puntato su uno sviluppo diverso, sul turismo. La fruizione del territorio è già improntata a un turismo di tipo ecologico, e si dovrebbe continuare su questa traccia, per esempio sfruttando meglio i sentieri non soltanto sui monti, ma anche sulle colline. E p