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Il
Foglio Quotidiano - 13.02.2004
Eolo Business
Anche
i Radicali contro le furbizie
di Legambiente, che
ha fatto troppi affari con le pale
Roma.
"Solo quarantotto ore fa su Legambiente è caduto un
macigno" dice Carlo Ripa di Meana. E poi di seguito:
"E' un ufficio di candeggio ambientale", si occupa
solo di "operazioni finanziarie con pubblico
denaro", "è legata a un'industria fortemente
parassitaria". Dopo il litigio di mercoledì sulle
frequenze di Radio radicale con il presidente di Legambiente,
Roberto della Seta, il presidente del Comitato Nazionale del
Paesaggio (CNP) ha potuto ieri allungare la lista delle
definizioni dell'associazione del Cigno verde durante una
conferenza stampa con il segretario dei Radicali italiani,
Daniele Capezzone. Già dal titolo molto eloquente: "La
mani (ambientaliste?) nel sacco". Quale macigno? Quale
sacco? Quale candeggio? Un passo indietro. Solo qualche giorno
fa il segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti è
venuto in possesso e ha reso pubblica una lettera datata 7
gennaio 2003 in cui il presidente regionale della Basilicata
di Legambiente, Gianfranco De Leo, offriva all'amministratore
delegato della Fri-el spa, società di costruzione di impianti
eolici, una consulenza tesa a "facilitare rapporti
stabili e durevoli con le comunità locali avviando un
processo comunicazionale sistematico orientato a ottenere
fiducia sociale e massima riduzione sociale del rischio".
La lettera si concludeva (e qui Ripa di Meana legge scandendo
parola per parola) con questa frase: "I costi complessivi
per la promozione, gestione e realizzazione sia del Piano di
comunicazione integrata che delle attività di accompagnamento
e facilitazione delle iniziative imprenditoriali sul
territorio, sono di euro 57.000,00 (oltre Iva)".
Da
qui in poi la bagarre. Perché in ballo non ci sono solo le
differenti posizioni in materia di sfruttamento e promozione
dell'energia eolica (cavallo di battaglia per Legambiente,
"uno sperpero come risulta dall'analisi fra costi e
benefici" per Ripa di Meana), ma soprattutto la prova,
per dirla sempre con le parole del presidente del CNP, della
"deriva affaristica di Legambiente". I cui dirigenti
respingono al mittente le accuse invocando, come ha fatto il
presidente della Seta a Radio radicale, "assoluta
trasparenza", "legittimità formale e
sostanziale" del proprio operato, "normale
promozione dell'uso di energia eolica che rientra negli scopi
sociali dell'onlus Legambiente". "Il problema però
- precisa Capezzone durante la conferenza - non è che ci sia
una lobby che fa affari, ma che non lo faccia e non lo
dichiari secondo quell'assoluta trasparenza che
rivendica". "Tanto che - aggiunge Bolognetti - se
questa lettera non l'avessimo diffusa noi, loro non
l'avrebbero fatto". E' Carlo Ripa di Meana, avvalendosi
anche degli interventi dei collaboratori Vittorio Giugni e
Stefano Allavena sugli ultimi sperperi in materia ambientale
approvati dalla onlus, a infilzare il Cigno verde: "Legambiente
è ormai alla deriva affaristica che non può far altro che
spingerla fuori dalle associazioni che tutelano l'ambiente.
Perché quando si prendono soldi dalle imprese si perde ogni
credibilità". Anche se con Iva e fatturate? "Anche
se con Iva e fatturate".
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-Il
Foglio Quotidiano - 13.02.2004
LA
GUERRA (per nulla donchisciottesca) di Carlo Ripa di Meana
contro i mulini a vento
Se
qualcuno pensa che Carlo ripa di Meana sia Don Chisciotte, e
che la sua battaglia contro i mulini a vento riguardi qualche
modifica di poco conto al paesaggio montano, si sbaglia.
E' vero, invece, che gli impianti eolici stanno diventando in
Italia una speculazione a spese dei contribuenti,
potenzialmente distruttiva di una rilevante porzione di
paesaggio italiano rimasta intatta fino a oggi, in cambio di
un contributo residuale al bilancio energetico del paese. Non
solo, la questione riveste un interesse politico perché
utilizza un'immagine politicamente corretta e
"ambientalista" per superare qualsiasi dissenso su
installazioni assai discutibili dal punto di vista ambientale
ed energetico. Il business del vento, in Italia, si regge su
un'incentivazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti
"certificati verdi" che, nelle intenzioni del
legislatore, avrebbe dovuto favorire tutte le fonti
rinnovabili mentre, come vedremo, finisce per incrementare
solo le installazioni eoliche a scapito delle altre.
Il meccanismo funziona così: in base alla legge Bersani, a
partire dal 2002, tutti i produttori e importatori di energia
elettrica devono immettere in rete un quantitativo di
elettricità da fonte rinnovabile pari al 2 per cento
dell'energia prodotta da fonti convenzionali. Essi possono
soddisfare l'obbligo anche mediante l'acquisto di
"certificati verdi", titoli che attestano un certo
quantitativo di energia rinnovabile prodotta. Da parte sua, un
produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a
vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del
chilowattora (circa 5,60 cent di euro), vende anche
certificati verdi ai produttori di energia elettrica da fonti
convenzionali. Il prezzo del certificato verde viene stabilito
in base a criteri abbastanza complessi dettati da''Autorità
per l'energia e, solo in teoria, determinati dal mercato. Nel
2002, è stato di circa 8,40 cent di euro/kWh. Sommando il
prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato verde,
il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa
14,00 cent di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14). Da uno studio
accurato del costo di produzione del chilowattora eolico in
funzione della ventosità del sito, si ricava che, al di sopra
dei 6 metri al secondo di velocità media annua del vento,
l'eolico è già competitivo, senza bisogno di incentivi. Con
il certificato verde, a queste condizioni, il ricavo è più
che raddoppiato e costituisce un business molto attraente.
Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un impianto
eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al
secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, na
anche solo 1.000 ore.
Ecco perché in Italia si è verificata la corsa alla
costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in
Germania, in Danimarca o in Inghilterra, non verrebbero
nemmeno presi in considerazione per la loro scarsa produttività.
Gli operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non
idonei, e possono promettere compensi ai comuni per agevolare
il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli
impianti. Come se non bastasse, alcune regioni, come la
Campania, hanno deciso di concedere ulteriori incentivi in
conto capitale, a fondo perduto, utilizzando i fondi
strutturali europei. Da notare che, già oggi, sono state
depositate al gestore della rete domande di impianti eolici
per una potenza complessiva di oltre 14.000 MegaWatt.
Ma
esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro
paese? Quale può essere il contributo al bilancio energetico
nazionale? In altre parole, quale sarebbe il vantaggio
effettivo a fronte del sacrificio del nostro paesaggio
montano? Considerando tutti i siti con condizioni favorevoli
di ventosità (velocità media annua di 6 metri al secondo) e
in assenza di vincoli di natura storico paesaggistica, gli
Amici della Terra, in uno studio che stanno ultimando per il
ministero dell'Ambiente, valutano un potenziale massimo di
8000 MegaWatt (di 600 MegaWatt inferiore alle domande
depositate), capace di generare circa 15 TWh all'anno. Questo
contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5 per cento del
fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e
l'1,8 per cento dell'intero bilancio energetico italiano.
Tuttavia, il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite
massimo di accettabilità da parte della rete elettrica per
qualsiasi fonte di natura intermittente, dunque non solo per
l'energia eolica, ma anche per quella solare. Ora, il senso
dell'incentivazione alle fonti rinnovabili non era quello di
fare affari esagerati con una tecnologia matura e dal
potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione di
fonti energetiche di importanza strategica, capaci di
rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di
fossili, fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la
sperimentazione di tecnologie in evoluzione. Il certificato
verde, invece, concedendo un incentivo indifferenziato a
qualsiasi fonte, senza tener conto dei diverso costi di
investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie
per ora più costose ma strategicamente più significative
come, ad esempio, il solare fotovoltaico.
Se,
a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati
gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000
MW, circa 8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà
precluso ogni spazio di sviluppo del solare e, in pochi anni,
il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso.
Non per niente, il Piano energetico nazionale del 1988
indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso
(300-600 MW) perché aveva escluso, in accordo con la legge
Galasso, tutti i siti al di sopra dei 1.000 metri. Ora questi
vincoli non sono più considerati, e se Don Chisciotte non avrà
sostegni adeguati nella sua battaglia apparentemente folle,
apertamente avversata anche da molti ambientalisti come quelli
di Legambiente, un esercito di frullatori giganti finirà per
presidiare i crinali delle nostre montagne, sacrificando un
futuro promettente di valorizzazione turistica e culturale del
territorio.
Rosa
Filippini
Presidente degli Amici della Terra
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Il
Messaggero - 10.02.2004
L'ENERGIA
EOLICA E IL MONTE TEZIO
Non si tratta così la montagna sacra di Perugia
di Renzo Massarelli
VISTO da porta Sole il monte Tezio non è così lontano come
potrebbe pensare, nella zona sud del comune, un abitante di
San Sisto e di Ponte San Giovanni. Al contrario. La grande
piramide naturale è lì, come la vide Dante da quel balcone
di porta Sole dove è cambiato, in fondo, così poco in sette
secoli. C'è la stessa tramontana, lo stesso caldo frizzante
d'estate, lo stesso freddo rigeneratore d'inverno. I profili
di quelle montagne, almeno quelli incerti e più sfumati
all'orizzonte, sono gli stessi che guardavano Pietro Vannucci
e un suo allievo che veniva da una città ideale posta
anch'essa su due colli, dove governavano non nobili violenti e
sanguinari come a Perugia, ma conti e duchi saggi ed
illuminati. Lungo la strada da Urbino a Perugia si scende la
valle del Tevere, si passa per Borgo Sansepolcro e si entra in
quella culla del Rinascimento dove si incrociarono in pochi
decenni i percorsi umani e creativi di Piero della Francesca,
Luca Signorelli, Pietro Vannucci, Raffaello Sanzio. Il monte
Tezio guarda la vicina Toscana, la valle del Tevere e la valle
umbra. E' al centro del centro di una civiltà irripetibile ed
è anche e soprattutto la montagna di Perugia, ma non una
montagna qualsiasi com'è Lacugnana o monte Malbe, territori
vicini e familiari e per questo luoghi d'affezione delle
famiglie benestanti che li hanno per gran parte occupati con
le loro villette isolate e disperse nella macchia
mediterranea. Il monte Tezio è l'altra faccia di porta Sole,
la sua immagine contraria e speculare come lo sono l'acqua e
il fuoco, il giorno e la notte, la carne e l'anima. Ogni
insediamento umano, ogni opera dell'uomo ha bisogno, per la
propria identità, di un altro posto uguale e contrario, di un
luogo fuori da sé, del suo doppio dove nulla cambia affinché
possa cambiare tutto e tutto rinnovarsi nella città degli
uomini. Per Perugia questo posto è il monte Tezio. Ci sono
tante altre città che hanno conservato immutato nei secoli
questo rapporto di identità e di reciproca legittimazione.
Terni con il monte della Croce, Spoleto con Monteluco,
Umbertide con Montecorona, oppure vi si sono adagiate a mezza
costa come d'usanza umbra, da Assisi a Gubbio, a Trevi. In
ogni caso, nonostante tutto è rimasto sostanzialmente
inalterato. Questo equilibrio tra città e paesaggio naturale,
tra la civiltà delle pietre e la natura. In queste montagne
la presenza dei monasteri è il sigillo della loro sacralità,
la delega che l'uomo affida alla religione affinché la
montagna conservi la sua identità simbolica. Chi abita a
Perugia sente come incancellabile la sacralità del monte
Tezio. Per questo la montagna di Perugia è solitaria e non
frequentata. Essa ci preserva dai nostri complessi di colpa,
la sua inaccessibilità senza tempo rende più sopportabile il
peccato di superbia che l'uomo compie ogni giorno nei
confronti del resto del territorio. Naturalmente, non saranno
questi ragionamenti a cambiare i programmi di coloro che
misurano il profilo del monte Tezio con il metro della rendita
che potrà assicurare il cosiddetto parco eolico, una
incredibile foresta di acciaio delle pale rotanti sulla testa
di un incolpevole bosco nostrano. Anzi, sarà proprio in nome
e in difesa dell'ambiente se l'unica montagna incontaminata
che ci resta sarà rovinata per sempre. Ma no, solo per cinque
anni, o per venti, il tempo di rientrare con le spese e poi si
ricopre tutto con un colpo di paletta. Del resto, non si può
dire sempre di no, sostengono gli alfieri delle torri
d'acciaio. C'è davvero qualcuno in questa città che in nome
dell'ambiente e in difesa di un po' di verde ha detto di no a
qualcuno? Dove, per favore? Ce lo dicano. Alle cose sbagliate
si dovrebbe sempre dire di no, sembra ovvio ricordarlo. Con i
terreni di monte Tezio, in realtà, la caccia alla rendita
conosce altre frontiere, altri orizzonti, altre opportunità.
Si sposta dalla città alla campagna, dal mattone alla
tecnologia. In nome degli accordi di Kyoto e dell'aria più
pulita nell'universo conosciuto, si sbanca la montagna sacra
di Perugia e si spezzano gli equilibri naturali nell'unico
parco del comprensorio come se ogni Comune dovesse rispondere
dell'atmosfera per conto proprio, come se il piano energetico
fosse una cosetta da risolvere territorio per territorio. Roma
e Milano che inquinano più di tutti dove metteranno le torri
d'acciaio? E Napoli? sul Vesuvio o a Margellina? e Assisi? Sul
Subasio? La questione dell'eolico qui non c'entra. Non si
tratta di esprimere una preferenza per una tecnologia
piuttosto che per un'altra, semplicemente nessun Comune
dovrebbe attivare forme improvvisate di produzione energetica
al di fuori di un piano regionale condiviso. Questo è il
punto. L'altro è il monte Tezio. Solo una comunità senza
memoria può pensare di costruire il proprio futuro in questo
modo. Se passa un progetto così, allora davvero non c'è
speranza, né per l'ambiente né per i nostri centri urbani. E
neanche per un piano energetico serio e credibile costruito
con la condivisione popolare e non dai cacciatori di rendite e
di bonus energetici.
Presidente
associazione
"La città di tutti" - Perugia
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Il
Giornale dell'Umbria - 27.01.2004
EOLICO La
protesta di Ripa di Meana e di molti altri soggetti contrari
alle torri
"Business
contro il paesaggio"
"La questione è
nazionale. Il Comune ritiri il progetto"
di
SIMONETTA PALMUCCI
PERUGIA - L'esercito dei difensori del paesaggio perugino
contrari all'invasione delle torri eoliche si fa sempre più
nutrito. Ieri mattina alla conferenza stampa del Comitato
Nazionale del Paesaggio (Cnp) che si è svolta a palazzo
Cesaroni, intorno al presidente Carlo Ripa di Meana e ad
Angelo Velatta, erano riuniti anche il presidente della
circoscrizione di monte Tezio Nando Staccini, e il presidente
provinciale di Coldiretti Agostino Benedetti, Urbano Barelli
di Italia Nostra, Claudio Abiuso dei Verdi Ecologisti, il
consigliere comunale Giorgio Corrado, Raffaele Tancini del Cai
e i membri dell'associazione "Amici della terra" e
di Italia Nostra. Un fronte unito e compatto per dire no al
Piano Energetico e Ambientale del Comune di Perugia, che
prevede l'installazione di 22 torri eoliche sulle cime del
Monte Tezio. "Non ci fermeremo di fronte a questo scempio
- ha detto Carlo Ripa di Meana - Ci impegniamo ad illustrare
in tutte le sedi regionali, nazionali ed internazionali,
l'assurdità del progetto, affinché venga sospeso. Il
Comitato Nazionale del Paesaggio - ha aggiunto - diffiderà
dall'accantonamento temporaneo dell'idea da parte del Comune
in quanto l'ente potrebbe ritirarla fuori dopo le elezioni.
Quello che noi vogliamo è il ritiro definitivo della
delibera". Sul monte Tezio, secondo il piano del comune,
verranno installati 22 generatori Vestas, prodotti da una
multinazionale danese che ha ceduto le sue licenze
all'Ansaldo. Le torri saranno alte 67 metri più le pale il
cui raggio è di circa trenta metri per un totale di cento
metri. L'area di occupazione del territorio sarà di centomila
metri quadrati.
"La questione - ha detto Ripa di Meana - è ormai
diventata nazionale. Lo confermano due fatti. Il primo è la
presa di posizione del ministro Urbani nel corso
dell'assemblea del Fai, che, in presenza del presidente della
Repubblica Ciampi, ha citato l'esempio delle torri di Monte
Tezio per parlare dell'aggressione portata avanti dall'eolico
sul paesaggio, e ha definito il caso perugino "un esempio
di scempio ambientale". Il secondo fatto che conferma la
dimensione nazionale del problema, del quale ha parlato il
presidente del Cnp, è l'ordine del giorno dei Radicali in cui
il partito si impegna a sostenere e ad aderire alla vertenza
aperta dal Comitato Nazionale del Paesaggio.
E' inoppugnabile, secondo Ripa di Meana, che dietro all'eolico
ci sia soltanto un gran business. Angelo Velatta, nel suo
intervento ha ricordato il meccanismo dei certificati verdi
che inducono molti imprenditori a scegliere l'eolico come
investimento remunerativo per il quale è iniziata da tempo la
corsa all'acquisto di terreni a Monte Tezio e su tutta la
fascia appenninica. Dietro la decisione del Comune si
nasconderebbe, secondo il Comitato Nazionale del Paesaggio,
solo questioni di carattere economico". L'eolico - ha
detto Velatta - è l'investimento più remunerativo per il
costruttore: solo tre anni per recuperare gli investimenti, a
fronte di una media di dieci anni degli altri settori".
Agostino Benedetti, presidente provinciale di Coldiretti, ha
espresso la ferma contrarietà del mondo agricolo al progetto,
mentre il presidente della Pro Monte Tezio ha chiesto la
collaborazione per fermare l'iniziativa e valorizzare
l'ambiente ricco di reperti archeologici.
I
Radicali italiani appoggiano la battaglia "anti mulini a
vento"
Pubblichiamo
la lettera del 26 gennaio del segretario dei Radicali italiani
Daniele Capezzone a Carlo Ripa di Meana, presidente del
comitato nazionale del paesaggio.
"Carissimo
Carlo, Carissimi amici del Comitato nazionale del Paesaggio,
vi rimetto il testo dell'Ordine del giorno che il Consiglio
nazionale dei Radicali Italiani ha approvato ieri pomeriggio
(domenica 25 gennaio 2004), e che impegna i Radicali Italiani
ad una solidarietà piena e ad un aiuto continuo e
instancabile alle iniziative e alle battaglie del CNP.
Sapendo che oggi, tra qualche ora, sarete a Perugia - in
conferenza stampa - a contrastare con dati puntuali e
argomentazioni che già avete illustrato con grande efficacia
al nostro Consiglio nazionale sabato mattina, desidero a nome
di Marco Pannella, di Emma Bonino e mia, unirmi alla battaglia
per respingere l'irresponsabile proposito del Comune di
Perugia di alzare, sulla bellissima montagna della vostra città,
due gigantesche centrali eoliche, rovinose, oltretutto, per il
futuro stesso di questa città d'arte, dei suoi abitanti e dei
suoi legittimi e importanti interessi turistici.
Noi, Radicali Italiani, ci impegniamo con voi a cercare il
sostegno di tutti coloro che nel mondo considerano le città
d'arte un patrimonio inalienabile dell'umanità, respingendo
progetti sbagliati come quello delle centrali eoliche sul
monte Tezio. Progetto che, se passasse, vedrebbe dopo la
caduta di Perugia nuove devastanti repliche eoliche
sull'intero territorio della Regione Umbria. Siamo con voi, un
forte abbraccio"
(
Daniele Capezzone)
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La
Nazione - 27.01.2004
LA POLEMICA Il
Comitato nazionale per il paesaggio scende in campo contro
il Piano energetico del Comune di Perugia relativo al monte
Tezio
«No al business
dell'eolico»
di
Cristina Belvedere
PERUGIA - I Verdi Ecologisti fanno muro contro il piano del
Comune di Perugia relativo alla creazione sulla sommità del
monte Tezio di due centrali per l'energia eolica da undici
torri ciascuna. A nome del Comitato nazionale per il
paesaggio, il consigliere regionale Carlo Ripa di Meana ha
attaccato ieri duramente «il business dell'eolico selvaggio»,
stigmatizzando che si tratta di «una vera e propria
aggressione al paesaggio»: «Lo scorso dicembre si è tenuto
un incontro sullo sviluppo turistico sostenibile del monte
Tezio - ha ricordato Ripa di Meana - alla presenza del
vicesindaco Silvano Rometti, ma non è stato fatto nessun
accenno al piano del Comune, che invece è stato presentato
ufficialmente pochi giorni dopo». Nel mirino degli
ambientalisti, il progetto-pilota per lo sfruttamento
dell'energia eolica, studiato in collaborazione con il
Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Perugia. «Non
è stato detto nulla sull'imprenditore che eseguirà i lavori
di installazione delle gigantesche torri eoliche - ha detto
Ripa di Meana - né sul mercato dei terreni da acquistare
nella zona. Considerato che ogni torre sarà alta cento metri,
con un peso totale di 225 tonnellate e una platea di
fondazione ancorata al terreno attraverso plinti profondi da
20 a 50 metri, le due centrali eoliche occuperanno una
superficie complessiva di 100mila metri quadrati. Inoltre gli
aerogeneratori saranno visibili da ogni contesto, creando
problemi di rumore, interferenze nelle telecomunicazioni e
disturbi sull'avifauna migratoria. Per non parlare poi
dell'ipotesi di convogliare l'energia prodotta alla stazione
di Ponte Pattoli mediante cablaggio o, ancora peggio,
l'utilizzo di tralicci».
Stupiti delle rassicurazioni di Palazzo dei Priori in merito
allo «scarso impatto ambientale» del progetto, il Comitato
nazionale del paesaggio annuncia una serie di iniziative a
carattere regionale, nazionale e internazionale, per impedire
la realizzazione delle due centrali eoliche sul monte Tezio.La
zona, sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1977, come ha
ricordato l'ambientalista Angelo Velatta, rischia dunque di «essere
violentata dal Piano energetico del Comune»: «Si tratta
infatti - ha sottolineato Velatta - di un cavallo di Troia
usato per legittimare un ricorso all'eolico, che non ha alcuna
ragione di essere».
Ed ancora: «Alla luce degli obiettivi del protocollo di Kyoto,
a Perugia il rapporto tra emissioni di anidride carbonica e
prodotto interno lordo è entro valori più che buoni. Per
stabilizzare la quantità di emissioni velenose
nell'atmosfera, il Comune dovrebbe assumere una serie di
provvedimenti in materia di mobilità, invece disattende
quanto previsto dal Piano energetico, solo perché tali
provvedimenti risulterebbero ampiamente impopolari. Ma il
paesaggio non è patrimonio del Comune. Lotteremo dunque per
tutelarlo» .
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Corriere
dell'Umbria - 27.01.2004
Dovrebbero
essere installate, con l'autorizzazione del Comune, sulla
cima del monte
"No alle torri eoliche sul Tezio"
Insorge anche il comitato presieduto da
Ripa di Meana
FRANCESCA
MILANO
PERUGIA - Soffia forte il
vento della polemica sull'installazione di 22 torri eoliche
sulla cima del monte Tezio. Il comitato nazionale del
paesaggio, presieduto dall'ex ministro all'ambiente Carlo Ripa
di Meana, è deciso a opporsi duramente contro l'attacco
"dell'eolico selvaggio" ammesso dal piano energetico
e ambientale del Comune. Le torri, alte 100 metri, con un
rotore a tre pale e un peso di 225 tonnellate, deturperebbero
- secondo Ripa di Meana - il paesaggio, oltre a causare
problemi alla popolazione della zona, che si troverebbe a fare
i conti con il rumore, con le gigantesche ombre e con
l'economia turistica che ne risentirebbe. A schierarsi dalla
sua parte ci sono molti gruppi, da Italia Nostra ai Radicali,
che si sono impegnati a sostenere la battaglia del Cnp. Forte
l'impegno anche della Coldiretti e dell'associazione socio
culturale Monti del Tezio, che si dicono favorevoli all'uso di
fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, ma lanciano un
grido di allarme sul risvolto economico della questione
eolica. "I casi già esistenti in Italia - ha affermato
Ripa di Meana - come quelli della Campania, della Puglia,
dell'Abruzzo, dimostrano come l'eolico sia un business
lucrativo, che non fa i conti col fatto che l'Italia sia un
paese con poco vento: solo 1900 ore di ventosità utile, che
non risolveranno i problemi energetici". A motivare la
scelta del Comune, caduta sull'eolico invece che sulle
biomasse (che a Perugia sono studiate nel primo centro
nazionale, curato dalla facoltà di ingegneria), o sul solare
termico, sarebbe - secondo Angelo Velatta - il breve tempo di
ritorno economico degli investimenti. "L'eolico è la
fonte alternativa che per prima remunera l'imprenditore,
facendolo guadagnare già dal terzo anno, mentre per le
biomasse bisognarebbe aspettare 13 anni e per il solare circa
16". "Il piano energetico e ambientale - ha aggiunto
Velatta - è un cavallo di Troia usato per legittimare un
eolico che non ha ragione di esistere, perché per raggiungere
gli standard previsti dal protocollo di Kyoto sulla riduzione
del gas serra del 6,5% entro il 2010 servirà un mix di
interventi sia sulle fonti rinnovabili sia sui trasporti, che
attualmente producono il 48% dell'anidride carbonica".
Temendo una desistenza tacita del progetto da parte del
Comune, che potrebbe accantonarlo per poi riprenderlo dopo le
elezioni amministrative, il comitato chiede che venga fatta al
più presto una delibera per impedire "lo scempio delle
gigantesche torri di cemento". Nel piano energetico
comunale si fa riferimento, tra l'altro, al fatto che
"gli aerogeneratori, per la loro configurazione, sono
visibili in ogni contesto in cui vengono inseriti, in modo più
o meno evidente" e che "lo studio di fattibilità di
un impianto deve tener conto dell'eventuale interferenza con
le vie di migrazione aviofaunistiche", che rischiano di
causare squilibri nella fauna della zona.
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Il Messaggero -
27.01.2004
Contro
il piano energetico del Comune anche Coldiretti,
Circoscrizione, Cai e Radicali
CROCIATA PER SALVARE IL TEZIO DALL'EOLICO
«Aggressione
al paesaggio», intellettuali e ambientalisti contro le 22
pale d'acciaio
di
MARCELLA CALZOLAI -
Lo storico dell'arte Pietro Scarpellini, Italia Nostra, la
mette così: «Ma c'è per caso un qualche amministratore
della nostra città o della Regione che si è chiesto quale
effetto farà quella sorta di corona di mulini in schiera sui
nostri monti, dove le creste sono ancora quelle modellate da
madre natura?» Ottima domanda! Al momento, si è pronunciato
solo l'assessore all'ambiente e vicesindaco, Silvano Rometti,
per difendere il piano energetico del comune, che prevede, tra
l'altro, l'installazione di 22 torri eoliche sul Monte Tezio.
E la tutela del paesaggio? Risposta del'ìassessore: «L'energia
conta più del paesaggio». Partita chiusa, dunque?
Tutt'altro.
Il vento avverso alle torri eoliche spira ogni giorno più
forte. La riprova? Un affollato incontro con la stampa, che è
stato piuttosto una sorta di convegno lungo oltre due ore con
la partecipazione di personaggi quali il Consigliere di Stato
Giuseppe Severini e Ruggero Ranieri di Sorbello, Urbano
Barelli di Italia Nostra, l'ambientalista Angelo Velatta, il
consigliere comunale di An Giorgio Corrado e il consigliere
regionale ex Pdci Maurizio Donati.Poi il Cai con Raffaele
Tancini, la Pro loco del Tezio, la IV Circoscrizione, la
Coldiretti con Agostino Benedetti. Al centro, Carlo Ripa di
Meana, che ha portato a Perugia i membri del Comitato per la
difesa del paesaggio, di cui è presidente. Obiettivo: «stoppare
quelle 22 torri d'acciaio, alte 100 metri, ognuna delle quali
peserà 225 tonnellate e avrà bisogno di strade, anche
asfaltate, da realizzare sui crinali». Una causa, quella del
monte Tezio, che è stata sposata dai radiali, «con l'impegno
del segretario Capezzone a farne un caso nazionale e
internazionale». E anche del ministro Giuliano Urbani, un
perugino, il quale in una assemblea del Fai ha parlato di
"aggressione al paesaggio" e di "affare
dell'eolico", esprimendo la sua contrarietà al progetto
sul Tezio.
Non è solo una questione di cultura, perché il paesaggio è
una risorsa economica, la cui tutela è sancita dalla
Costituzione. Lo ripete la Coldiretti che, con "Terra
Nostra" ha il polso degli agriturismi tanti diffusi qui:
«Così si crea un danno gravissimo per l'Umbria, mentre
bisogna puntare, come stiamo facendo, sulle biomasse (cioè
sul riciclaggio dei rifiuti che produce l'agricoltura, ndr)».
E Oreste Rutigliano (Comitato ambiente) racconta: «Un tour
operator inglese porta in Valnerina ogni anno 1500 turisti, ma
a Norcia ha annunciato la sua disdetta, se lì verranno
innalzate torri eoliche». E c'è anche da mettere nel conto
la svalutazione di terreni e casolari nelle zone dove spuntano
le torri. Come dire, tutta ricchezza buttata al vento.
Scontato chiedersi come mai è esplosa la passione eolica, se
il saldo tra vantaggi e svantaggi nella produzione di energia
pulita con questa tecnica è decisamente negativo. E la
risposta arriva da Velatta: «L'eolico è un business molto
lucrativo, perché i tempi di ritorno dell'investimento sono
tre anni rispetto a quelli assai più lunghi di altre tecniche».
E se - c'è chi allude - per le pale sul Tezio ci fosse un
qualche imprenditore già pronto a cogliere l'occasione del
piano energetico, da rispolverare magari subito dopo le
amministrative ad evitare traumi elettorali? Né vengono
risparmiate critiche all'Università: l'elaborazione tecnica
del piano si deve alla facoltà di ingegneria, che pure «ha
precise competenze in tema di paesaggio».
Solo una domanda, però: ma la tutela del paesaggio in Umbria
davvero può cominciare e finire con le pale eoliche?
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Il Giornale del'Umbria -
26.01.2004
Eolico
- Intervista
al prof. Ernesto Galli della Loggia sulle torri di monte
Tezio
"Non
vendete il paesaggio"
"La sinistra non può criticare Tremonti e poi
imitarlo"
PERUGIA
- E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri
sulle cime del monte Tezio? Lo abbiamo chiesto a un autorevole
perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli
della Loggia.
"Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una
volta installati. Quello che mi sorprende - afferma Galli
della Loggia - è un altro aspetto della questione. Mi chiedo
come mai la sinistra, che giustamente se la prende con la
motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a
giustificazione delle cartolarizzazione, poi è disposta ad
accettare sull'eolico la motivazione economica come
motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono
peso". "Allora - prosegue Galli della Loggia -
vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno
straordinario".
PERUGIA
- E' il tema caldo del momento. E' giusto installare 22 torri
eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Ci
si chiede quale e di che entità sarebbe il risparmio
energetico derivante, considerato che l'impatto ambientale può
essere facilmente immaginabile da tutti. In sostanza si tratta
di capire se il gioco vale la candela e la "candela"
in questo caso è il paesaggio tipico e caro ai perugini del
monte più rappresentativo della città (insieme al Subasio).
Per farlo abbiamo chiesto il parere di un autorevole perugino
"acquisito", il professor Ernesto Galli della
Loggia.
Professor Galli della Loggia cos'è prioritario: ridurre il
consumo di idrocarburi, favorendo quindi la creazione di
parchi eolici, oppure preservare il paesaggio?
Direi che è un problema di guadagni e perdite relative.
Certo, sarebbe importante ridurre la spesa petrolifera e avere
a disposizione altri generi di energia, ma siccome il
risparmio che l'eolico assicurerebbe è molto molto limitato,
mentre la sua introduzione avrebbe un costo molto elevato,
soprattutto in termini di devastazione del paesaggio, allora
il gioco non vale la candela.
25, fossero anche 30 torri eoliche, quanto risparmio
petrolifero producono? E quanta distruzione di paesaggio? A me
sembra che tra i due termini non ci sia paragone.
Ma il paesaggio di Perugia sarebbe così fortemente
danneggiato dall'installazione di queste torri?
Tutti sanno che Monte Tezio è parte essenziale del
paesaggio di Perugia. Una "roba" con 22 torri
gigantesche stravolgerebbe completamente l'immagine di quelle
colline. I perugini e chiunque altro non potrebbero più
girare l'occhio da quella parte. Ma credo che ognuno sia in
grado di capire che devastazione del paesaggio ci sarebbe, non
è necessario spendere altre parole.
Crede che politicamente la questione eolico possa creare
spaccature o tensioni?
Questo francamente non lo so. Quello che so è che
chiunque si assumerà questa responsabilità si accollerà un
grosso peso. Un conto è mettere 50, anche 100 torri eoliche
sulle sabbie del mare del Nord, in una costa bassa e
ampissima, e un conto è metterne anche solo 20
sull''Appennino italiano, che è forse il paesggio italiano più
presente nella grande pittura italiana, è lo sfondo dei
grandi dipinti dal '200 al '400. Consegnare questo patrimonio
alle torri eoliche mi sembra cosa assolutamente dissennata.
C'è un'obiezione alle critiche dei contrari che viene
fatta spesso da chi è invece favorevole allo sfruttamento di
questa fonte energetica. I fautori dell'eolico sostengono che
l'installazione e la rimozione delle torri è cosa fattibile
in tempi brevi e che si è sempre in tempo a cambiare idea.
Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta
installati. Quello che mi sorprende però è un altro aspetto
della questione. Mi chiedo coma mai la sinistra, che
giustamente se la prende con la motivazione tutta economica
addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle
cartolarizzazioni, poi è disposta ad accettare sull'eolico la
motivazione economica come motivazione unica, davanti alla
quale tutte le altre perdono peso. Allora vendiamoci i quadri
degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario. Il fatto è
che se si accetta di "vendere" il paesaggio di
Perugia per un risparmio nemmeno tanto elevato allora si deve
accettare che Urbani e Tremonti svendano il patrimonio
artistico del paese, per quanto questo possa essere aberrante.
E' questione di Coerenza.
Crede che il problema energetico sia realmente un problema
attuale in Umbria come in tutta Italia?
Non mi pare che sia un problema oggi particolarmente
acuto. Forse in prospettiva, ma non nell'immediato. E poi
negli ultimi 30 anni sono stati compiuti grandi progressi in
materia di risparmio energetico. I motori delle auto, per
esempio, consumano in media il 30% in meno di quanto
consumavano 30 anni fa. E credo che si possa lavorare ancora
in questo senso. Io non sono un tecnico e non mi piace parlare
di cose che non conosco, ma da quello che leggo e ascolto mi
sembra di capire che il risparmio energetico possa venire da
varie fonti. In questo momento e in questo ambito territoriale
non credo che quella dell'eolico sia una scelta felice.
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Corriere
del'Umbria - 26.01.2004
Anche
Italia Nostra si "oppone fermamente"
all'installazione
"NO
ALLE TORRI EOLICHE SUL TEZIO"
PERUGIA
- La Sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più
ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche
prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di
Perugia", passato sotto silenzio, secondo il quale si
vorrebbero realizzare almeno 22 torri, alte più di 70 metri,
sulla cima del Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina.
Tali orrori, visibili da decine di chilometri tutt'intorno,
richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la
montagna, causano un'intollerabile inquinamento acustico e
fanno strage di avifauna. Italia Nostra - per bocca dell'Avv.
Urbano Barelli - ravvisa in tale degradante idea una
manifestazione di grandissima insensibilità alla salvaguardia
dello straordinario paesaggio umbro. Esprime meraviglia per
l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che
è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia
della regione tutta, ammirato da sempre. Ancor più
incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile
sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio
a parco naturale.
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Il
Giornale dell'Umbria - 25.01.2004
Italia
Nostra contraria al "Piano energetico e
ambientale" del Comune
"NO A QUELLE
TORRI EOLICHE"
PERUGIA
- Itali Nostra dice no alle torri eoliche. In un comunicato
l'Avv. Urbano Barelli, presidente della sezione di Perugia di
Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione
all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano
energetico e ambientale del Comune di Perugia",
incredibilmente passato sotto silenzio, secondo il quale si
vorrebbero realizzare almeno ventidue torri, alte più di
sessanta metri, sulla cima di Monte Tezio o, in subordine, a
Pietramelina. Tali torri, visibili da decine di chilometri
tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo
tutta la montagna, causano un intollerabile inquinamento
acustico e fanno strage di avifauna".
"Italia Nostra - prosegue il comunicato - ravvisa in tale
degradante idea una manifestazione di gravissima insensibilità
alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro e del
suo eccezionale significato culturale. Esprime meraviglia per
l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che
è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia
della regione tutta, ammirato da sempre da un numero infinito
di visitatori.
Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera
l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione
di Monte Tezio a parco naturale, recentemente ribadita dal
nuovo Piano regolatore.
Italia Nostra - conclude il comunicato - rammenta che a
livello nazionale ed internazionale vi è forte contrarietà
agli impianti di energia eolica sia per il loro pesantissimo e
irreversibile impatto sul paesaggio, sia per il loro
trascurabile contributo al fabbisogno energetico, che risulta
ancor più modesto nel nostro paese per via della sua scarsa
ventosità.
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Corriere
della Sera - 23.01.2004
«LE TORRI DETURPANO IL PAESAGGIO»
L'energia
eolica divide gli ambientalisti
ROMA
- Spaccatura nel mondo ambientalista. Da una parte Legambiente
che difende le torri eoliche come fonte di energia pulita.
Dall'altra Pannella e i Radicali con Carlo Ripa di Meana,
presidente del Cnp (Comitato Nazionale Paesaggio), che ieri
hanno denunciato il vulnus inflitto al panorama da una giungla
di «mulini a vento» alti fino a cento metri, disposti sul
profilo dei monti in vista di parchi naturali e città d'arte.
«Sul Monte Tezio, che domina il centro storico di Perugia,
sta per essere realizzata una gigantesca centrale eolica che
snaturerà un panorama rimasto intatto nei secoli - avverte
Ripa di Meana -. Un'altra verrà costruita a Torraca, sulle
alture che dominano Sapri e tutto l'arco del golfo di
Policastro, a ridosso del parco nazionale del Cilento».
Marco Pannella ha proposto, tra i punti in discussione al
Comitato nazionale che si tiene oggi e domani a Roma, lo
scempio ambientale prodotto dalle torri eoliche. Ma
Legambiente difende l'energia prodotta dal vento: «Le torri
servono a combattere l'effetto serra - risponde Francesco
Ferrante, direttore generale dell'associazione -. Non è vero
che compromettono l'industria del turismo e deprezzano le zone
adiacenti. Basta costruirle lontano da parchi e monumenti».
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Il
Giornale dell'Umbria - 23.01.2004
Nota di
Ripa di Meana
NESSUNO
VUOLE L'EOLICO
ROMA
- Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del
Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente,
sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche
speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -
ha detto Ripa di Meana in una conferenza stampa organizata con
i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte
di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono
sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre
obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state
confutate con argomenti scientifici". Secondo Ripa di
Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come
fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione
dell'eolico in Italia sarebbero "interessi
affaristici" legati agli incentivi di Stato e al
"potere economico che grandi aziende del nord
Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle
famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100
metri". "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha
aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di
Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema,
vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove
sono state installate le torri o dove si minaccia di
installarle, la gente è sempre più contraria". "La
parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione
delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - è proprio la
parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di
posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali
eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di
economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per
tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui
presidente è a favore delle torri". A rischio torri c'è
anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare
sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento
metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi
altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al
terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale"..
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ANSA
- 22.01.2004
AMBIENTE: RIPA DI MEANA A
LEGAMBIENTE, VI
SFIDO SULL'EOLICO
(ANSA) - ROMA, 22 GEN - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di
Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex
ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito
pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga
raccolta. "Più volte - ha detto Ripa di Meana in
una conferenza stmpa organizzata con i Radicali - ho cercato
Realacci per un confronto su una fonte di energia che in
Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al
confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni
sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con
argomenti scientifici".
Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative
di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la
diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi
affaristici" legati agli incentivi di Stato e al
"potere economico che grandi aziende del nord
Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle
famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100
metri",. "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha
aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di
Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema,
vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove
sono state installate le torri o dove si minaccia di
installarle, la gente è sempre più contraria e lo sono anche
le sezioni locali di Legambiente, del Wwf, della Lipu".
"La parte del Paese più a rischio e più esposta
all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana -
E' proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando
la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare
centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme
di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per
tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui
presidente è a favore delle torri".
A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di
vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100
metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa
di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità
per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro
gigantesche pale". Ma altre torri potrebbero essere
issate sul golfo di Policastro e nel comune di Capracotta, la
famosa località sciistica del Molise".
Il rischio di sembrare Don Chisciotte in guerra contro i
mulini a vento non disturba Carlo Ripa di Meana. "La
generosità - ha detto - è la stessa e sono convinto sia
sempre la spinta utopica, ma queste torri non hanno niente a
che fare con i mulini di Cervantes questi sono armati di
talleri e dobloni. Creano danni al territorio e all'economia
locale, non risolvendo il problema energetico". Chi
invece l'eolico non l'ha voluto è il comune di San Bartolomeo
in Galdo (provincia di Benevento" che dopo una lotta,
sostenuta anche dal quotidiano locale, Il Sannio, ora si
definisce "comune deolizzato". E questo grazie alla
brutta esperienza capitata al comune di Foiano in Val Fortore,
il cui parco eolico, come racconta ancora il direttore del
Sannio Luca Colasanto, ha creato un dissesto idrogeologico con
prosciugamento del fiume Fortore e la protezione civile ha
dovuto bloccare tutto. "La soddisfazione - ha detto
Colasanto - è che dopo un anno di battaglia di stampa, mezza
vallata l'abbiamo salvata". (ANSA)
KMN
22-GEN-04 16:28 NNNN
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-ANSA
- 22.01.2004
AMBIENTE: RADICALI CONTRO L'EOLICO, VERDI
DOVE SIETE?
(ANSA) - ROMA, 22 GEN - I Radicali risvegliano la loro anima
ambientalista, bacchettano i Verdi e scendono in campo contro
l'eolico al fianco di Carlo Ripa di Meana e al Comitato
Nazionale del Paesaggio per "liberare il vento" e
salvare il territorio. "Mentre la politica italiana è
occupata a discutere di un particolare lifting del Paese - ha
detto il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone in
una conferenza stampa - un altro lifting si sta facendo al
territorio e questo a fronte di un minuscolo
approvvigionamento energetico". La dorsale appenninica,
ha denunciato quindi Capezzone, "sta per essere percorsa
da file di torri eoliche con danni economici, paesaggistici e
faunistici. E tutto questo con l'appoggio di Legambiente e
l'inattività dei Verdi". "Pecoraro Scanio, i Verdi
- ha proseguito Capezzone - strillano sui condoni e non fanno
nulla per sostenere questa battaglia contro l'eolico, una
fonte di energia inadatta al nostro territorio". Con un
po' di nostalgia Pannella, in teleconferenza da Bruxelles, ha
ricordato come nel '72 i radicali avessero acquisito i diritti
del simbolo del Sole che ride, ceduto poi agli Amici della
Terra e quindi ai Verdi. "Fra un'elezione e l'altra - ha
detto Pannella - i Verdi sono diventati dei burocrati e dei
tecnici, si sono allontanati dalla realtà. E allora ritorno a
scendere in campo, come dice quell'altro, come impone questa
battaglia". E sui danni provocati dalle torri eoliche si
è soffermato Carlo Ripa di Meana. "I mostri di acciaio
alti più di cento metri - ha detto l'ex ministro
dell'ambiente Ripa di Meana - fanno scempio del territorio
italiano senza nessun reale ritorno in campo energetico visto
che, a fronte di 8.000 torri installate, il risparmio
energetico sarà di appena l'1,1% e visto che in altri paesi,
come Germania e Danimarca, più adatti all'eolico, si sta
facendo marcia indietro". La questione dell'eolico e
dello scempio ambientale sarà uno dei punti che verranno
discussi dal Comitato Nazionale dei Radicali Italiani che si
terrà a Roma domani e sabato in cui si affronterà il
"caso Italia". (ANSA)
KMN
22/01/2004 15:00
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DIRE
- 22.01.2004
EOLICO: RIPA DI MEANA-PANNELLA CONTRO
GOVERNO-LEGAMBIENTE
NASCE UN'ALLEANZA PER CONTRASTARE "I SIGNORI DEL
VENTO"
ROMA.
Li definiscono "mostri d'acciaio".
"Obbrobri" che producono "l'apocalisse"
per il loro impatto sul paesaggio, sul turismo, sugli uccelli,
sul suolo, a spingerli, a livello economico, ci sono "i
signori del vento", e cioè le multinazionali. A fare da
supporto scientifico, culturale e politico, un asse con nomi e
cognomi ben precisi: il Governo (nelle persone dei ministri
Altero Matteoli, Antonio Marzano e Giuliano Urbani) e
Legambiente. Al centro della polemica: la costruzione di
centrali eoliche. Carlo Ripa di Meana continua, dunque, la sua
battaglia contro le pale e, questa volta, ha trovato un nuovo
alleato: Marco Pannella e il Partito Radicale. E stamane,
proprio nella sede dei Radicali, con il leader collegato in
videoconferenza da Bruxelles, il nuovo fronte anti-eolico ha
delineato nemici da combattere e strategie di battaglia. Alza
il tiro, per primo, l'ex ministro dell'ambiente, ex socialista
ed ex portavoce dei Verdi: contro Matteoli, "che
purtroppo accetta acriticamente le linee guida dettate da
Legambiente"; contro Urbani, che "finora, pur avendo
sensibilità, non ha emanato nessuna direttiva chiara per
frenare questa corsa affaristica"; contro Marzano,
"che continua a confermare privilegi e preminenza agli
irrilevanti apporti dell'energia eolica". Ma la guerra
delle pale, per Ripa di Meana, ha un bersaglio privilegiato:
quelli di Legambiente che "hanno grandi mezzi; hanno
costruito un impero; hanno contributi da Regioni, Governo e
imprese". Quelli di Legambiente che, certo, "conosco
Ermete da tanto tempo", sono partiti anni fa
"facendo invecchiare di colpo le altre associazioni per
la loro capacità di comunicare". Ma poi nel tempo
"hanno costruito un'intimità eccessiva con gli
interlocutori", sono arrivati a "coesistenze
acrobatiche".
Dopo un'ora e mezza di discussioni di merito, con esperti, sui
danni degli impianti eolici, prende la parola in
videoconferenza Pannella, e l'avversario resta lo stesso:
l'associazione del cigno, perché si ha "continuamente a
che fare - osserva il leader radicale - con una macchina
schiacciasassi: vi è Ermete, vi è goletta verde, vi è
Legambiente, vi è l'Arcicaccia...". Contro quelle
posizioni, contro "gli interessi delle multinazionali e
gli interessi locali", c'è un compito ben preciso da
assolvere: "noi siamo i liberatori di eolo, noi siamo i
liberatori del vento, che si vuole mettere in catene",
garantisce Pannella rivedendo uno slogan di un comune campano
della Val Fortore che, dopo aver evitato il rischio delle pale
sul proprio territorio, si è dichiarato "comune
deolizzato". Pannella suggerisce una strategia da
adottare per fermare la costruzione di nuovi impianti:
"Bisogna studiare da subito azioni giudiziarie".
Ripa di Meana, dal canto suo, elenca gli ultimi casi concreti
su cui la battaglia del "Comitato Nazionale per il
Paesaggio" che presiede sta agendo. Il progetto del
Comune di Perugia, in primo luogo, che "sul Monte Tezio,
il monte dei Perugini, vuol costruire 22 torri eoliche, di 100
metri di altezza, mostri di acciaio, dalla potenza di 1,5 Mw
ciascuna". L'ex ministro dell'ambiente è categorico:
"Nessuno aveva mai osato tanto per una città
d'arte". C'è poi, in secondo luogo, la vicenda di
Torraca, "centrali gigantesche a ridosso del Golfo di
Policastro, e ai confini del Parco Nazionale del
Cilento". C'è, terzo esempio, l'idea di costruire
impianti a Capracotta, "che è stata la prima stazione
sciistica italiana, frequenstata da Re Umberto, nel cuore del
Molise". Se realizzata, questa centrale "investirà
- accusa Ripa di Meana - anche la città d'arte di Agnone,
massima qualità storica della regione".
I racconti del fronte anti-eolico toccano, in pratica, tutto
l'appennino. Quella dorsale montuosa, accusa per i Radicali
Daniele Capezzone, "sta per essere punteggiata dalle
pale, per un minuscolo approvvigionamento energetico ma per un
non minoscolo approvvigionamento legato agli affari". E
la cosa "paradossale", fa notare,"è che
Legambiente fa di APE, il progetto "Appennino Parco
d'Europa", il centro della sua iniziativa". Domanda
Capezzone: "Come si concilia tutto questo?" E
allora, insiste Ripa di Meana accalorandosi, che "noi
siamo al fronte, perdinci. Noi la questione del paesaggio la
affrontiamo sul territorio". Ecco perché, alza la voce
rivolgendosi in particolare ai ministri interessati e a
Legambiente, "chiediamo attenzione". E proprio
all'associazione del cigno l'ex portavoce lancia la sfida:
"Io ho la presunzione di sfidarli ancora a un incontro
pubblico sull'eolico. Lancio di nuovo il guanto".
Garantisce da Bruxelles Pannella, dopo aver ricordato i
trascorsi storici dei Radicali a difesa dell'ambiente: di
tutto ciò di cui si è discusso in mattinata "ne
riparleremo, ci sarà la ripresa dimilitanza dei Radicali
nelle lotte ambientali".
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Corriere
dell'Umbria - 21.01.2004
Intervento
di Corrado (An)
Sul monte Tezio soffia un vento
sempre più gelido contro l'eolico
PERUGIA
- Infuria la polemica sul monte Tezio o meglio sul progetto
pilota per l'impianto di un sistema eolico per la produzione
di energia elettrica. In merito interviene oggi il consigliere
comunale di Alleanza nazionale Giorgio Corrado il quale
sostiene che "il progetto alternativo è tuttavia
estremamente impattante dal punto di vista paesaggistico,
andando a invadere un ambito già vincolato e classificato
urbanisticamente con il Prg come parco nazionale. Ciò che
resta difficile comprendere - si legge nella nota del
consigliere di An - è che a leggere gli scritti scientifici
del professor Bidini della facoltà di ingegneria si ha la
netta sensazione dello scarso apporto che simili impianti
possono dare nelle nostre situazioni climatiche per la
definizione del piano energetico regionale. Infatti il
rapporto costi/benefici non è dei migliori. Stando così gli
studi - conclude Corrado - non si capisce come sia stato
possibile proporre ed approvare un progetto che, è già
scritto, non porterà alcun concreto vantaggio energetico,
producendo però di sicuro un grave danno al paesaggio".
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Il Giornale dell'Umbria -
20.01.2004
Criticabile la scelta
di impiantare delle torri sul crinale del monte Tezio per
produrre energia
"L'eolico
contro Perugia
La quantità minimale
di energia ottenuta non compensa il danno
Fremerebbe
di indignazione Walter Binni, col suo "La tramontana a
Porta Sole", forse ripubblicato distrattamente dal
Comune, a sapere che certuni promuovono l'installazione di
torri eoliche su Monte Tezio o verso Castiglione Aldobrando.
Dalla piazza di Porta Sole, principio della città,
paventerebbe lo scempio sconsiderato che minaccia quel
paesaggio. Quel monte netto, massiccio e vicino, caro ai
perugini, quel luogo sacro agli etruschi e agli antichi umbri,
appena ieri raffigurato ancora da Gerardo Dottori, Arturo
Checchi o Diego Donati, per davvero rischia lo stupro. Sulla
sua sommità, a seguire il "Piano energetico
comunale" elaborato dall'Università per il Comune di
Perugia, andrebbe collocata, con tanto di strade e
sbancamenti, una lunga fila di giganti d'acciaio alti decine e
decine di metri: con le loro pale ondeggianti e rumorose
ricaccerebbero chi pensa che Perugia possa attrarre per la sua
bellezza antica e sicura, o chi vuole illudersi che si tratti
di un autentico parco naturale.
Mai Binni avrebbe immaginato che quel po' di tramontana che
resta sarebbe stato preso a pretesto per sconvolgere la
bellezza dei luoghi che percorre da sempre. Come lui, anche
Aldo Capitini, descrivendo Perugia, scrisse incisivamente che
la nitida linea che dal Subasio va al Tezio fa capire meglio
l'Umbria. È lo stesso paesaggio da Porta Sole che Dante aveva
ammirato e celebrato, coi colli di Rancolfo e Pietramelina,
verso la rocca di Castiglione Aldobrando, dove nell'Italia dei
barbari passava la civiltà del corridoio bizantino. Ma non
meno temibile è la barbarie "eolica" che oggi
minaccia il loro profilo raffaellesco e che si farebbe beffa
di Dante, Raffaello, Binni, Capitini e di chiunque non sappia
gioire della sua violenza.
Sconcerta la leggerezza con cui si propone di sfigurare un
paesaggio culturale così unico e identitario, visibile da
quasi tutta l'Umbria centrosettentrionale, da Assisi al
Trasimeno, dalla Valle del Tevere all'Appennino. Proprio dove
dovrebbe esservi più rispetto, il territorio è investito da
un progetto che porterebbe una lesione d'immagine degradante,
una ridicolizzazione della città e un danno turistico
incalcolabile.
Quest'incubo è architettato per ottenere in modo
"alternativo" una quantità minimale di energia da
un vento per di più da noi sempre più debole: un danno
spropositato, che nemmeno contribuirebbe dignitosamente al
fabbisogno energetico, costi collettivi esorbitanti verso
benefici modestissimi. Ben altre sono le fonti rinnovabili
verso le quali ci si può indirizzare senza alterare il
paesaggio, che dell'ambiente è componente essenziale e valore
costituzionale primario.
Tutto questo è anche segno del deperimento della vita
pubblica locale. Mai, in passato, si sarebbe osato proporre
tanto. È palese che ora, nell'avanzare senza remore una
proposta siffatta, non solo manca la percezione della lesione
culturale dell'impatto, il vulnus al senso stesso del
paesaggio, ma si smarrisce la consapevolezza del primato
naturale dell'Umbria e della sua funzione di volano di
sviluppo. Di tutto questo si azzera, nel calcolo, il valore,
quando si propone alla leggera di bruciare una risorsa di
tutti, tanto rara quanto preziosa. E non ci si avvede che si
precipita nel localismo più ottuso e antistorico, quando si
procede come se l'approvvigionamento energetico non fosse più
questione nazionale o europea, in cui allocare in vasta scala
le fonti curando le diverse potenzialità dei luoghi, ma di
economia locale autarchica, dove nel chiuso di ogni Comune a
un po' di turismo si deve affiancare un po' di eolico, per di
più da mandare in rete altrove. Il potenziale
turistico-economico dell'Umbria è dato dall'eccezionale
bellezza del contesto e proporre di tali lesioni significa
sbugiardare miseramente l'immagine di Perugia come città di
cultura, ferire l'economia turistica, la sua diffusione nel
territorio, confiscarne il futuro alle popolazioni. Si
respinge, anziché richiamare, chi viene qui e lascia risparmi
per ricrearsi con le suggestioni dell'Umbria, non per trovare
un orrido surrogato di ciò da cui evade.
Non si può restare zitti, né fermi, di fronte ad una simile
assurdità.
GIUSEPPE
SEVERINI
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Corriere
dell'Umbria - 20.01.2004
Maurizio
Donati, esponente del gruppo misto, interviene sull'ipotesi
del parco eolico
"Giù le mani dal monte Tezio"
Così si ferirebbe mortalmente il paesaggio
umbro
PERUGIA
- Il dibattito sull'impatto di eventuali parchi eolici e
soprattutto sulla scelta di siti previsti dal piano energetico
comunale si arricchisce di nuovi contributi.
Dopo il punto di vista del Club alpino italiano, attraverso la
delegata Paola Gigliotti, si registrano oggi le osservazioni
di un esponente politico.
"Un parco eolico di grandi proporzioni sul Monte Tezio
alle spalle di Perugia è da respingere senza dubbio alcuno
perché rappresenterebbe un "grave attentato dal punto di
vista ambientale": Maurizio Donati, a nome del gruppo
misto Comunisti italiani, prende posizione sul problema ed
aggiunge: "La montagna di Perugia, come da sempre il
Tezio viene definito, è parte integrante del paesaggio del
capoluogo umbro ed una sua manomissione costituirebbe un danno
irreparabile i cui autori ne porterebbero in eterno la
responsabilità".
Se verrà confermata la decisione della Giunta Locchi,
aggiunge Donati, "un progetto di assai scarsa utilità
economica, verrebbe mortalmente ferito con la creazione di
nuove strade, con innumerevoli pali, alti fino a 100 metri,
visibili da grande distanza e con il conseguente abbattimento
di vaste fasce arboree".
Ulteriore nuovo cemento, osserva ancora Donati, "si
andrebbe ad aggiungere a quello già numeroso che questa
amministrazione comunale ha portato in dote alla città, con i
progetti che già realizzati, o che ha in via di
realizzazione, che hanno fin qui fatto la fortuna di alcuni
costruttori perugini e, soprattutto, di ben identificati studi
di progettazione. Il Movimento per l'unità dei Comunisti
dell'Umbria, che si richiama ai valori etici e di solidarietà
sociale che le amministrazioni democratiche della nostra
regione seppero imporre all'egoismo dei singoli, facendo
dell'Umbria un esempio di armonia e di vivibilità ammirato a
livello nazionale ed internazionale, non mancherà di
denunciare all'opinione pubblica, anche nel corso della
imminente campagna elettorale amministrativa, il tradimento di
questi valori perpetrato da chi, allontanandosi da questa
nobile tradizione, ha imboccato la strada dello sfruttamento
capitalistico delle risorse naturali e del lavoro dell'uomo
che costituisce la negazione dello sviluppo compatibile
fondato sulla esaltazione di un patrimonio ambientale e
storico che ha pochi uguali in Italia e nel mondo".
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ANSA
- 19.01.2004
BENI CULTURALI: CODICE;
CNP, URBANI
RIPENSI NORME PAESAGGIO
(ANSA) - ROMA, 19 GEN - Il Comitato nazionale del paesaggio (Cnp)
chiede al ministro Urbani, dopo il varo del nuovo Codice dei
beni Culturali, di ripensare le nuove norme di tutela del
paesaggio.
L'assedio al paesaggio - ha detto il presidente del Cnp Carlo
Ripa di Meana - non conosce tregua, da decenni. Il nuovo
Codice arriva negli anni delle tecnologie che consentono di
osservare dal satellite ogni cosa si muova sulla Terra, purché
non si tratti di una speculazione edilizia a danno del
paesaggio italiano: in questo caso il satellite diventa una
spesa eccessiva, ma anche le locali Soprintendenze sono
sopportate da enti locali e imprenditori solo quando i limiti
di bilancio e di personale ne mutilano la conoscenza del
territorio. Altrimenti, se fanno il proprio dovere, le
Soprintendenze diventano irritanti sentinelle e appesantimenti
burocratici per ogni amministrazione locale, di destra, di
centro o di sinistra".
"Per questo - ha aggiunto - non ha alcun senso far
battaglie in nome del paesaggio additando supposte differenze
culturali tra le attuali maggioranza e opposizioni. Tanto più
che tutte le Regioni hanno chiesto, e ottenuto, la
sterilizzazione delle Soprintendenze paesaggistiche".
Il CNP ha detto di ritenere "preferibile sollecitare il
Ministro Urbani a imporre un ragionamento aggiuntivo sulle
norme a tutela del paesaggio previste dal nuovo Codice. Il
Ministro potrebbe ascoltare il parere di quegli studiosi che,
al di fuori della polemica politica, desiderano fargli notare,
per esempio, che togliere ai suoi uffici periferici il potere
di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche regionali
o comunali significa privare le Soprintendenze anche di ogni
altro potere di trattativa".
"In altre parole - a giudizio di Ripa di Meana - va bene
coinvolgere le Soprintendenze ai Beni Ambientali e
Architettonici all'inizio del procedimento di tutela con la
cosiddetta copianificazione, perché si toglie all'eventuale
annullamento dell'autorizzazione regionale l'attuale sapore di
veto tardivo. Ma rendere solo consultivo l'intervento del
Ministero dei Beni Culturali castra alla radice ogni azione di
tutela svincolata dagli interessi locali, politici e
economici".
"Con il nostro appello al Ministro Urbani vogliamo
chiamarlo - ha concluso - ad una più larga riflessione senza
la quale i paesaggi residui più preziosi del paese saranno
inevitabilmente perduti". (ANSA)
LC
19-GEN-04 16:38 NNNN
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Corriere dell'Umbria -
17.01.2004
La delegata del Cai Paola
Gigliotti: "Si stravolge il territorio"
Eolico sul
Tezio, è protesta
Il Sito inserito nel piano energetico
Il
dibattito sull'eolico continua a tenere banco nella nostra
regione, spesso raggiungendo toni piuttosto accesi, vista la
posta in gioco. Infatti chi è a favore sostiene l'importanza
di disporre di energia pulita, dall'altra, coloro che invece
invitano a una seria riflessione, spiegano come questi
impianti comportino un forte impatto ambientale, soprattutto
in considerazione del fatto che la nostra regione (discorso
che potrebbe allargarsi al resto dell'Italia) non ha
cratteristiche "ventose" tali da motivare la
predisposizione di parchi eolici. Registriamo nella
discussione il parere di un'esperta del Cai, la dottoressa
Paola Gigliotti, che interviene su monte Tezio.
Giovanna
Belardi
PERUGIA - La delegazione umbra del Club alpino italiano ha
preso precise posizioni in merito a quello che viene definito
"lo sfruttamento indiscriminato dell'energia
eolica". Nella riunione del settembre scorso sono stati
individuati alcuni punti sulla base dei quali è espresso un
giudizio fortemente negativo sulla realizzazione di impianti
che potrebbero sorgere nella nostra regione, dopo la
presentazione di progetti per la loro installazione. Nel
documento si sottolinea come simili impianti comportino
"ciclopiche infrastrutture per la cui messa in opera è
necessario aprire nuove strade, smuovere enormi quantitativi
di terra e abbattere alberi". Inoltre
"l'installazione di gruppi di pali alti fino a 100 metri
su vette e crinali umbri significa la irreversibile
distruzione del paesaggio, a fronte di vantaggi sia in termini
di produzione energetica che di economia per le popolazioni
dvvero irrisori".
La dottoressa Paola Gigliotti, delegata del Cai e
rappresentante dell'Unione internazionale associazioni
alpinistiche, che vanta un curriculum alpinistico di 100 vie
nuove aperte in tutto il mondo, dai Sibillini alle Ande,
interviene in particolare su Monte Tezio, che sarebbe previsto
dal piano energetico del Comune di Perugia per un eventuale
utilizzo eolico.
"Bisogna immaginare l'impatto visivo che questi pali
creerebbero se collocati sul Tezio - spiega la dottoressa
Gigliotti -. Muterebbero completamente sia la veduta da
Perugia sia il panorama che c'è intorno al monte. Ma se
individuassero la zona di Pietramelina sarebbe la stessa cosa.
L'Umbria sembra aver puntato su uno sviluppo diverso, sul
turismo. La fruizione del territorio è già improntata a un
turismo di tipo ecologico, e si dovrebbe continuare su questa
traccia, per esempio sfruttando meglio i sentieri non soltanto
sui monti, ma anche sulle colline. E p |