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AFFINCHÉ CHIUNQUE NE ABBIA NECESSITÁ POSSA TRARNE ISPIRAZIONE, SI PUBBLICANO DI SEGUITO LE OSSERVAZIONI, ASSAI APPROFONDITE, CHE GLI AMICI DELLA TERRA E IL GRUPPO D'INTERVENTO GIURIDICO DELLA SARDEGNA HANNO PRESENTATO IL 25 FEBBRAIO 2004 IN MERITO AL PROGETTO DI IMPIANTI EOLICI NEI COMUNI DI MEANA SARDO, ARITZO E GADONI (NUORO) Al
Direttore del Servizio S.I.V.E.A. dell’Assessorato
Cagliari, 25 febbraio 2004 della
Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della
Sardegna Via
Roma, 80 – 09100 Cagliari Telefax
070/6066697
070/6066664 e
p.c. alla Commissione Europea,
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio,
al Ministro per i Beni e le Attività Culturali,
all’Assessore alla Tutela dell’Ambiente della Provincia
di Nuoro,
ai Sindaci di Meana Sardo, di Aritzo e di Gadoni, Oggetto:
osservazioni
ex artt. 9 del D.P.R. 12 aprile 1996 e 31 della legge regionale n.
1/1999 nell’ambito del procedimento
di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto
impianto eolico per produzione di energia elettrica + elettrodotto ad
alta tensione (150 kv) in loc.
Bruncu S. Elias – Serra Toppai – Comuni di Meana
Sardo, Aritzo e Gadoni
(NU). I sottoscritti esponenti delle rispettive Associazioni ecologiste, elettivamente domiciliati presso il Gruppo d’Intervento Giuridico (Via Cocco Ortu, 32 – 09128 Cagliari – telefono e fax 070/490904), PREMESSO
CHE con
avviso al pubblico
riportato sui quotidiani La
Repubblica e L’Unione
Sarda, edizione del 15
gennaio 2004 viene annunciato l’avvio
del procedimento di
valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto
di impianto eolico per la produzione di energia elettrica con
elettrodotto ad alta tensione (150 kv) e strutture connesse (revisione
del progetto con ricollocamento ottimale di alcuni aereogeneratori)
proposto dalla Enel Green
Power s.p.a. (Via Andrea Pisano, 120 – 56122 Pisa) in loc. Bruncu
S. Elias e Serra
Toppai, nei Comuni di Meana
Sardo, Aritzo e Gadoni
(NU).
Conseguentemente, ai sensi degli artt. 9 del D.P.R. 12 aprile
1996 e successive integrazioni e 31 della legge regionale n. 1/1999 e
successive modifiche ed integrazioni, nonché della deliberazione
Giunta regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999 (allegato B, punto 2.7),
si inoltrano in merito le seguenti OSSERVAZIONI -
in primo luogo si deve evidenziare che l’attuale
procedimento di valutazione impatto ambientale (V.I.A.) riguarda un
progetto che, in forma non molto differente, risulta già esser stato
sottoposto ad analogo procedimento di V.I.A., avviato con avviso al
pubblico in data 13 febbraio 2003, nel quale le scriventi Associazioni
ecologiste hanno effettuato specifico atto di intervento (nota di
“osservazioni” del 13 marzo 2003 e sul quale l’Organo tecnico
istruttore (O.T.I.) ritenne di chiedere la seguente serie di
integrazioni prima dell’emanazione del parere finale (nota Servizio
S.I.V.I.A. prot. n. 20318 del 3 giugno 2003, comunicata al Gruppo
d’Intervento Giuridico con nota prot. n. 35884 del 9 ottobre 2003): “
* dovrà essere prodotta l’analisi dell’intervisibilità, con
allegata cartografia, che evidenzi i punti sensibili dell’area vasta
con particolare riguardo a quella di Meana Sardo, cui dovranno essere
associate le simulazioni grafiche e fotografiche dei citati punti
sensibili; *
venga valutata la ricollocazione delle macchine che causano
l’impatto maggiore sull’abitato di Meana Sardo;
* venga presentata
una relazione sugli effetti microclimatici (così detto effetto scia),
dovuti all’installazione dei generatori”;
*
in via generale sull’energia eolica in Sardegna - ultimamente anche la Sardegna, come gran parte dell’Italia centro-meridionale, sembra diventata la “terra promessa” dell’energia eolica: grazie all’accesso a cospicui fondi pubblici – soprattutto comunitari – ed alla liberalizzazione della produzione dell’energia elettrica, ma soprattutto all’obbligo per i produttori di ottenere almeno il 2 % (c. d. “certificati verdi”) da energie rinnovabili (decreto legislativo n. 79/1999, c.d. decreto Bersani, e D.M. Industria 11 novembre 1999), è cresciuta in termini esponenziali la richiesta di soggetti privati per installare le wind farm, le “fattorie-fabbriche eoliche”. Ben 368 istanze per una potenza complessiva di 13.300 megawatt in campo nazionale, di queste 91 istanze per circa 4.000 megawatt (2.946 aereogeneratori) in Sardegna (dati Servizio V.I.A. Assessorato difesa ambiente R.A.S., 2003). La più alta concentrazione. Quasi tutti gli impianti in progetto sfrutteranno forti contributi pubblici ai sensi della legge n. 488/1992. La produzione di energia si avvicinerebbe, quindi, a 1,4 miliardi di kilowattora, il 25 % della massima domanda di energia (in pieno inverno), lo 0,5 % del fabbisogno nazionale, sostituendo combustibili fossili “tradizionali” che produrrebbero 1,4 milioni di tonnellate di CO 2 (anidride carbonica, se ne emettono 1.000 grammi per kilowattora), 1.960 tonnellate di SO 2 (anidride solforosa, se ne emettono 1,4 grammi per kilowattora) e 2.660 tonnellate di NO 2 (ossido di azoto, se ne emettono 1,9 grammi per kilowattora). Il prezzo attualmente riconosciuto dall’Autority dell’energia elettrica e gas è di 0,07 euro (130 lire) per kilovattora. Da parte sua, un produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del chilowattora (circa 5,6 centesimi di euro), vende anche “certificati verdi” ai produttori di energia elettrica da fonti convenzionali; -
il prezzo del “certificato
verde” viene stabilito in base a criteri abbastanza complessi
dettati dall'Autorità per l'energia e, solo in teoria, determinati
dal mercato. Nel 2002, è stato di circa 8,40 centesimi di euro/kWh.
Sommando il prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato
verde, il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa14,00
centesimi di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14).
Da uno studio accurato del costo
di produzione del chilowattora eolico in funzione della ventosità del
sito, si ricava che, al di sopra dei 6 metri al secondo di velocità
media annua del vento, l'eolico è già competitivo, senza bisogno di
incentivi. Con il “certificato verde”, a queste condizioni, il
ricavo è più che raddoppiato e costituisce un business
molto attraente. Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un
impianto eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al
secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, ma anche solo
1.000 ore.
Ecco perché in Italia si è verificata la corsa
alla costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in
Germania, in Danimarca o in Gran Bretagna, non verrebbero nemmeno
presi in considerazione per la loro scarsa produttività. Gli
operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non idonei, e
possono promettere compensi ai Comuni per agevolare il rilascio delle
autorizzazioni all’installazione degli impianti. Da notare che, già
oggi, sono state depositate al Gestore della rete domande
per l’installazione di impianti eolici
per una potenza complessiva di oltre
14.000 MW; -
ma
esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro
paese? Quale
può essere il contributo al bilancio energetico nazionale?
In altre parole, quale sarebbe il vantaggio effettivo a fronte
del sacrificio del nostro paesaggio montano?
Considerando tutti i siti
con condizioni favorevoli di ventosità (velocità media annua di
6 metri al secondo) e in assenza di vincoli di natura storico
paesaggistica, gli Amici della
Terra, in uno studio che stanno ultimando per il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, valutano un potenziale
massimo di 8.000 MW (di oltre 6.000 MW inferiore alle domande
depositate), capace di generare circa 15 TWh all’anno.
Questo contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5% del
fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e l’1,8%
dell'intero bilancio energetico italiano. Tuttavia,
il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite massimo di
accettabilità da parte delle rete elettrica per qualsiasi fonte di
natura intermittente, dunque non solo per l'energia eolica, ma anche
per quella solare.
Ora,
il senso dell'incentivazione
delle fonti rinnovabili
non era quello di fare affari esagerati con una tecnologia matura e
dal potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione
di fonti energetiche di importanza strategica, capaci di
rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di fossili,
fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la sperimentazione di
tecnologie in evoluzione.
Il “certificato verde”, invece, concedendo un incentivo
indifferenziato a qualsiasi fonte, senza tener conto dei diversi costi
di investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie per ora
più costose ma strategicamente più significative come, ad esempio,
il solare fotovoltaico.
Se, a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati
gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000 MW, circa
8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà precluso ogni spazio di
sviluppo del solare e, in pochi anni,
il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso.
Non per niente il Piano
energetico nazionale del 1988
indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso (300 - 600 MW)
perché aveva escluso, in accordo con la legge n. 431/1985, tutti i
siti al di sopra dei 1000 metri.
Attualmente in Italia
la potenza installata è di circa 500 megawatt con circa 1.000
“torri” eoliche. Il
maggiore produttore attualmente è la Germania
con 8.600 megawatt, mentre in Danimarca
vi è la maggior percentuale (16 %) di energia prodotta grazie al
vento rispetto alla produzione totale.
Nel mondo, però, soltanto lo 0,35 % dell’energia prodotta è
di matrice eolica, l’Unione
Europea spera di giungere
al 12 % di energia prodotta da tutte le fonti alternative entro il
2010.
Premettiamo una valutazione
favorevole di carattere generale riguardo tutte le fonti
di energia alternativa: da anni le associazioni ecologiste premono
perché la produzione dell’energia elettrica si rivolga alle fonti
rinnovabili ed a minore impatto ambientale: il solare, l’eolico, il
geotermico, ecc.
Tuttavia Gli esempi
sardi del passato non
inducono all’ottimismo:
negli anni ’80 sono stati realizzati alcuni campi sperimentali per
la produzione dell’energia dal vento.
Quello dell’ENEL (2,09 megawatt) nella Nurra
(Porto Torres) ha visto letteralmente cadere a terra nel dicembre
2001 l’ultimo aereogeneratore presente, la centrale ENEL del Monte
Arci (Morgongiori, Ales, Pau) è entrata finalmente in esercizio
nel 2000 (10,88 megawatt) dopo anni di lavori e viene già giudicata
obsoleta, mentre la centrale mista solare-eolica di Nasca
(Carloforte), costruita nel 1992, in un primo tempo non ha visto
collaudata la parte eolica (0,96 megawatt), tanto che le associazioni
ecologiste Amici della Terra
e Gruppo d’Intervento
Giuridico avevano provveduto ad interessare (2001) la competente Procura
della Corte dei conti perché potesse approfondire tutti gli
aspetti legati all’utilizzo dei 17 miliardi di lire (10 comunitari +
7 regionali) investiti nell’intervento.
Soltanto nel 2003, dopo nuovi interventi di adeguamento da
parte della società realizzatrice del gruppo Ansaldo, l’impianto
misto è stato consegnato in perfetta efficienza al Comune
di Carloforte: la potenza complessiva attuale è di 3-4 megawatt
(a seconda delle condizioni del vento e dell’irradiazione solare),
pari a circa il 15-20 % delle necessità locali; -
oggi sicuramente i progressi della tecnologia hanno fatto fare
“passi da gigante” anche nel campo eolico: l’aereogeneratore
è costituito da una torre di acciaio al cui vertice è posto un
rotore azionato dalle pale di un’elica e raggiunge in media i mt.
75 di altezza (mt. 50 la torre + mt. 25 l’elica) per una potenza
di 0,6 megawatt.
Sono in progetto impianti
alti mt. 107 (mt. 67 la torre + mt. 40 l’elica) per una potenza
di 2 megawatt: l’altezza sarebbe pari ad un palazzo di 25 piani…..
L’aereogeneratore necessita di vento quanto più possibile
costante a velocità media (tra 7 e 25 metri/secondo).
In questi anni sono diversi i soggetti
imprenditoriali giunti in Sardegna in materia: fra i principali
l’ERGA s.p.a. del gruppo ENEL, la FRI. EL. s.p.a. (operativa fra le
sedi di Bolzano e Pordenone), la Gamesa s.p.a. (Spagna), la Sun Wind
s.p.a. (Germania), la Sun Tec Italia s.p.a., la Enerprog s.r.l.
(Sassari) e la IVPC 4
s.r.l. (Avellino).
In genere, le imprese opzionano in regime di esclusiva i
terreni, li affittano per un periodo generalmente di 25 anni (canoni
medi di 1.549, 37 euro per megawatt prodotto), contrattano con i
Comuni i benefici economici (in media l’1,6 % del fatturato al netto
di I.V.A., liquidabile soltanto ad impianto avviato).
Le wind
farm principali già operative
sono quella della IVPC
s.r.l. in alta Gallura –
Punta Salici (una cinquantina di “torri” fra Bortigiadas,
Aggius e Viddalba per una potenza installata di 38,94 megawatt, in
funzione dal settembre - la Regione autonoma della Sardegna, senza alcuna procedura ad evidenza pubblica di selezione della partnership, l’11 dicembre 2001 ha stipulato con l’ERGA s.p.a. un protocollo d’intesa per lo sfruttamento di fonti rinnovabili nel campo eolico in Sardegna. Il Piano operativo regionale – P.O.R. 2000-2006 (sostegno comunitario straordinario) prevede la misura 1.6 proprio per interventi relativi a fonti di energia rinnovabile. Soltanto con la deliberazione Giunta regionale n. 22/32 del 21 luglio 2003 (+ allegato) la Regione ha dato linee guida, di indirizzo e coordinamento, per la realizzazione di impianti industriali di energia da fonte eolica (in precedenza, con la deliberazione Giunta regionale n. 13/54 del 29 aprile 2003 era stato di fatto sospeso l’esame di nuovi progetti di parchi eolici in attesa delle linee guida): esse prevedono limiti di potenza (2.000 MW al 2012), valutazione di aspetti di natura ambientale, individuazione di aree idonee cantierabilità e tempi degli interventi, garanzie sul decommissioning, accordi preliminari con le Amministrazioni direttamente ed indirettamente interessate, aspetti di interconnessione con la rete elettrica, previsioni di due bandi pubblici per l’assegnazione della potenza prevista (900 MW entro il 2004, 1.100 MW entro il 2005). I progetti già autorizzati devono avviare i lavori entro un anno, pena la perdita della potenza assegnata. Il piano energetico regionale (PERS02), approvato con deliberazione giunta regionale n. 15/42 del 28 maggio 2003, prevede una potenza massima installabile riservata all’energia eolica pari a 2.000 MW. Si ricorda che il sistema elettrico sardo ha visto una punta massima di fabbisogno pari a 1.730 MW (fonte GRTN, il fabbisogno notturno minimo è stimato in 1.300 MW per il 2005), mentre il collegamento in corrente continua con la Corsica e la Penisola ha una capacità massima pari a 300 MW. Attualmente i grossi produttori di energia locali assommano una potenza minima pari a 800 MW (Sarlux di Sarroch 500 MW vincolati fino al 2021, Endesa di Porto Torres minimo 200 MW, centrale Sulcis 3 ENEL minima 100 MW) che saliranno a 900 MW nel 2008 con l’entrata in funzione della centrale Sulcis 2 ENEL a carbone (letto fluido). In alcuni casi (es. centrale Sarlux) gli impianti, per tipologia tecnologica, devono in pratica funzionare al massimo della potenza. Si prevede che soltanto nel 2005 potrà divenire operativo il nuovo collegamento in corrente continua con la Corsica e la Penisola (500 MW). L’intenzione regionale è quella di sopperire alle necessità rimanenti e di fornire energia tramite il collegamento Corsica – Penisola con una quota di potenza riservata all’energia eolica, appunto, pari a 2.000 MW (fornita da 1000-1.200 torri eoliche), decisamente ben superiore alle necessità energetiche isolane e, addirittura, all’attuale capacità di cessione all’esterno tramite il collegamento Corsica - Penisola. Di contro vi è da dire che – se vi fosse tale effettiva produzione di energia eolica – vi sarebbe un forte contributo alla realizzazione degli impegni presi per l’attuazione del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas “ad effetto serra”, esecutivi con legge n. 120/2002 ed il relativo piano di azione nazionale: sarebbero evitate emissioni di 3,312 milioni di tonnellate/anno di anidride carbonica (CO2), 15.600 tonnellate/anno di anidride solforosa (SO2) e 7.600 tonnellate/anno di ossidi di azoto (NOx); - pur producendo energia “pulita”, le centrali eoliche hanno sempre un impatto ambientale non trascurabile, innanzitutto sotto il profilo visivo e paesaggistico. Possono, poi, provocare il taglio di vegetazione anche ad alto fusto per la realizzazione di piste di accesso, elettrodotti e piazzole e, al termine del periodo di attività (25 anni), deve essere effettuata la costosa rimozione o decommissioning, aspetto di notevole importanza che generalmente viene tralasciato dalle valutazioni di Regione e Comuni con il rischio di ritrovarsi per decenni spettrali “mulini a vento” di donchisciottesca memoria nei paesaggi sardi. Le ultime generazioni di impianti appaiono aver, invece, fortemente contenuto l’inquinamento acustico; - l’installazione di centrali eoliche in Sardegna è stata subordinata, oltre che alle ordinarie autorizzazioni ambientali ed urbanistiche, fino all’aprile 2003 alla procedura di verifica preventiva (screening) per appurare se, in relazione all’ubicazione ed alle dimensioni, risulti necessario il vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. (direttiva n. 97/11/CE, art. 10 del D.P.R. 10 aprile 1996, art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni). Con la legge regionale n. 3/2003 (art. 20, comma 13°) tali progetti devono essere preventivamente sottoposti al vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale. E’, per le considerazioni sopra esposte, urgente quanto fondamentale un atto di pianificazione su scala regionale che vada a effettuare una serie programmazione del settore, connaturata anche con i reali fabbisogni energetici regionali. In attesa dell’atto di pianificazione emerge la forte necessità di una moratoria delle autorizzazioni degli impianti eolici. *
sotto il profilo metodologico: -
il
progetto attuale non è
altro che una rimodulazione
del progetto già sottoposto a procedimento di V.I.A. il cui studio
di impatto ambientale (S.I.A.) (ora elaborato secondo metodologia
della redazione delle “tavole tematiche” secondo cromatismi) venne
ritenuto non soddisfacente; -
tuttora non appare individuata adeguatamente l’area vasta, porzione
di territorio entro cui presumibilmente ricadono gli impatti diretti
ed indiretti: conseguentemente, tutte le valutazioni
di interferenza delle azioni di progetto sulle componenti
ambientali sono prive di un elemento essenziale (il riferimento
spaziale) e quindi prive di
ogni valore; -
nello
studio di impatto ambientale non
vengono considerate con il dovuto approfondimento le necessarie alternative
progettuali, né alternative di sito (anche solo di parziale
rilocalizzazione), tantomeno l’auspicata “ipotesi
zero” (non realizzazione del progetto) in violazione di quanto
disposto dall’art. 6, comma 2°, ed
allegato C, punto 2, del D.P.R. 12 aprile 1996 e deliberazione Giunta
regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999, allegato A 2, punto 1.
In proposito appare inaccettabile l’argomentazione opposta
secondo cui il sito non è permutabile a causa delle condizioni del
vento;
-
lo “studio di impatto
ambientale” (“5. ricadute occupazionali ed economiche”)
tratta
superficialmente gli aspetti
socio-economici facendoli riduttivamente coincidere con la
struttura regionale di Enel Green Power s.p.a. (95 dipendenti) e con
il canone annuo per i soli Comuni di Aritzo (50.618 euro/anno per i
primi 8 anni e 28.121 euro/anno per gli anni successivi) e di Gadoni
(3.182 euro/anno per i primi 8 anni e 1.364 euro/anno per gli anni
successivi) ed il minor inquinamento derivante dal non utilizzo di kg.
10.355 di olio combustibile o di kg. 18.164 di carbone, mentre
dovrebbero essere trattati in termini di costi/benefici
per la realtà regionale e locale; -
manca l’analisi dell’intervisibilità e del grado di
percezione dell’opera dal centro abitato di Meana Sardo, come
richiesto dall’O.T.I. in sede di integrazioni (vds. supra); -
le interferenze di
cantiere e di esercizio per quanto concerne rumore
e polveri vengono
enunciate in modo descrittivo e del tutto soggettivo, non
suffragate da misure, modelli diffusivi o altro metodo oggettivo di
valutazione; -
non si tiene conto degli effetti
dell’antropizzazione sugli ecosistemi, con particolare
riguardo alla fauna, per quanto consegue all’attività mineraria,
alla viabilità, ai cantieri; *
sotto il profilo giuridico: -
preliminarmente si deve osservare che non
pare corrispondere con il dato reale l’esclusione
dell’interessamento dell’area del parco
nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, così come
affermato nella documentazione depositata (vds. “studio di impatto
ambientale – relazione di conformità alla normativa urbanistica ed
ambientale”): la linea di
posizionamento degli aereogeneratori risulta essere sul crinale
di Bruncu S. Elias,
limite del parco nazionale,
evidenziandone l’impatto
diretto ed indiretto.
Si deve evidenziare in proposito la relativa misura di
salvaguardia provvisoria concernente il divieto
di taglio dei boschi e di manomissione della macchia mediterranea (art.
3, lettera n,
dell’allegato A del D.P.R. 30 marzo 1998); -
il progetto
depositato per il procedimento di V.I.A. riguarda “impianti
industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del
vento” (D.P.R. 12 aprile 1996, allegato B, punto 2, lettera e)
e “elettrodotto per il
trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 100
kv con tracciato superiore a 3 km.” (D.P.R. 12 aprile 1996,
allegato B, punto 7, lettera z):
la centrale eolica (potenza
max pari a 22,1 MW) comprende n.
26 aereogeneratori (19 sulla dorsale Sa
Perda Genn’e Cruxi – Bruncu S. Elias + 3 sul versante
occidentale di Monte Scova +
4 sul Bruncu Mammuini,
potenza unitaria 1.000 kW circa; altezza dal suolo max mt. 55;
diametro pale mt. 52,2; area occupata direttamente 7.359 metri
quadrati), due torri
anemometriche, viabilità nuova
e da ripristinare (lunghezza complessiva km. 6,300 circa), una rete
interna MT interrata di trasporto energia, una stazione
di trasformazione dell’energia elettrica da media (MT) ad alta (AT)
tensione, una stazione di
sezionamento derivazione RTN, un -
l’area interessata dal progetto ricadente nel territorio
comunale di Aritzo risulta
classificata zona “E –
agricola” nel vigente
strumento urbanistico comunale, analogamente nel territorio comunale
di Gadoni, mentre l’area
ricadente nel territorio comunale di Meana
Sardo risulta classificata in parte zona
“E 2 – agricola” e in parte zona
“F – turistica”: è
del tutto evidente la non conformità del progetto con la
destinazione urbanistica delle aree interessate, se non previa
specifica variante allo stato inesistente; -
a differenza di quanto contenuto nello “studio di
impatto ambientale – atti autorizzativi richiesti” non
risulta l’avvenuto conseguimento di specifico nullaosta
(art. 19 del regolamento approvato con regio decreto n. 1126/1926 e
successive modifiche ed integrazioni) ai sensi e per gli effetti di
cui al regio decreto n.
3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni (vincolo
idrogeologico); -
non risulta rispettato
il criterio necessario stabilito con le “linee guida, di indirizzo e
coordinamento, per la realizzazione di impianti industriali di energia
da fonte eolica” (deliberazione Giunta regionale n. 22/32 del 21
luglio 2003) secondo cui deve
sussistere accordo preliminare con le Amministrazioni comunali
direttamente e indirettamente interessate (punto 7): infatti, l’Amministrazione
comunale di Meana Sardo, con deliberazione Consiglio comunale n. 4 del
23 gennaio 2004, ha deliberato all’unanimità il proprio parere
contrario al progetto de quo.
In proposito non si può condividere l’affermazione
contenuta nel S.I.A. secondo cui “questo
progetto è escluso (dall’osservanza delle predette linee guida,
n.d.r.) in quanto il suo iter
autorizzativo è in itinere” in quanto esso è attualmente
assoggettato ad un nuovo procedimento di V.I.A. successivo
all’adozione delle note linee guida; *
sotto il profilo progettuale: -
il progetto della centrale
eolica (potenza max pari a 22,1 MW) comprende n.
26 aereogeneratori (19 sulla dorsale Sa
Perda Genn’e Cruxi – Bruncu S. Elias + 3 sul versante
occidentale di Monte Scova +
4 sul Bruncu Mammuini,
potenza unitaria 1.000 kW circa; altezza dal suolo max mt. 55;
diametro pale mt. 52,2; area occupata direttamente 7.359 metri
quadrati), due torri
anemometriche, viabilità nuova
e da ripristinare (lunghezza complessiva km. 6,300 circa), una rete
interna MT interrata di trasporto energia, una stazione
di trasformazione dell’energia elettrica da media (MT) ad alta (AT)
tensione, una stazione di
sezionamento derivazione RTN, un elettrodotto
aereo a 150 kV (lunghezza km. 7,50) fino alla stazione di Meana
Sardo dove è previsto l’allaccio con l’esistente linea AT Taloro
– Villasor.
E’ prevista la fase
di dismissione degli
impianti (vds. “studio di impatto ambientale – 3.9 dismissione
dell’impianto”) al termine del periodo di vita tecnica dei
medesimi (c.d. decommissioning),
tuttavia non risultano
previsti fondi certi o accantonamenti
in proposito ovvero specifiche fideiussioni; -
nello
studio di impatto ambientale non
vengono considerate con il dovuto approfondimento le necessarie alternative
progettuali, né alternative di sito (anche solo di parziale
rilocalizzazione), tantomeno l’auspicata “ipotesi
zero” (non realizzazione del progetto) in violazione di quanto
disposto dall’art. 6, comma 2°, ed
allegato C, punto 2, del D.P.R. 12 aprile 1996 e deliberazione Giunta
regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999, allegato A 2, punto 1.
In proposito appare inaccettabile l’argomentazione opposta
secondo cui il sito non è permutabile a causa delle condizioni del
vento; -
non risulta adeguata fotosimulazione dell’intervento
proposto; *
sotto il profilo ambientale/paesaggistico: -
se da un lato vi è stato, in questa versione progettuale, una
più approfondita considerazione degli effetti diretti ed indiretti
sui valori ambientali ed il paesaggio, tuttavia appare ancora superficialità
dell’analisi degli effetti
diretti ed indiretti degli impatti dell’intervento proposto sulle
varie componenti ambientali/paesaggistiche (vds. “studio di
impatto ambientale – 4.5.4 il paesaggio”, “studio di impatto
ambientale – 4.5.5 l’impatto sul paesaggio”).
Non solo, come sopra detto, non
è stata individuata adeguatamente l’area vasta (porzione
di territorio entro cui presumibilmente ricadono gli impatti),
conseguentemente privando di alcun valore, mancando il fondamentale
elemento spaziale, tutte -
non
appare, quindi, adeguatamente considerato
il pesante impatto diretto ed
indiretto sugli ambienti
ricoperti da vegetazione, sulla fauna e sul patrimonio archeologico
(es. Nuraghe Nolza) del territorio comunale di Meana Sardo,
attualmente in fase di valorizzazione e di avvio della fruizione
turistica; -
in
particolare non sembra adeguatamente considerato l’impatto
negativo sull’avifauna
selvatica derivante
dall’elettrodotto ad alta
tensione in progetto: in situazioni simili (es. linea AT Cagliari
– Molentargius – Quartu S. Elena) la mortalità per impatto,
secondo la letteratura specialistica, incide in misura sensibile su
diverse specie faunistiche (es. rapaci, fenicottero rosa, ecc.);
*
sotto il profilo delle ricadute economico-occupazionali: -
al di là dell’indubbio vantaggio
generale per la Collettività derivante dal minor
inquinamento prodotto da combustibili tradizionali per la
produzione di energia elettrica (non utilizzo
di kg. 10.355 di olio combustibile o di kg. 18.164 di carbone) ed il
mero canone annuo canone per i soli Comuni di Aritzo (50.618 euro/anno
per i primi 8 anni e 28.121 euro/anno per gli anni successivi) e di
Gadoni (3.182 euro/anno per i primi 8 anni e 1.364 euro/anno per gli
anni successivi), non emergono
vantaggi consistenti per le
Collettività locali interessate,
il Comune di Meana Sardo non beneficerebbe neppure di alcun canone
annuo: non sono previsti nuovi
posti di lavoro duraturi, ad esclusione di quelli indiretti,
eventuali e non quantificati per la pulizia delle aree interessate
dagli impianti.
Al contrario, verrebbero posti in serio dubbio dalla
realizzazione della centrale eolica e dell’elettrodotto ad alta
tensione lo sviluppo di alcuni programmi
di crescita economico-sociale mediante l’accorta valorizzazione
di risorse naturali e storico-archeologiche:
dalle visite guidate al complesso nuragico di Nuraghe
Nolza, fruibile dal 1998 (oggi curato dalla locale cooperativa
Ortuabis) e tuttora in fase di positivi ulteriori rilievi e scavi
scientifici, alla fruizione naturalistica e turistica di un’area
volutamente inserita dalla Comunità locale nel parco nazionale del
Gennargentu – Golfo di Orosei per la salvaguardia dei valori
ambientali e paesaggistici, dal campeggio di Ortuabis (Meana Sardo)
alla struttura ricettiva rurale di Dominariu (Aritzo).
La netta contrarietà
della popolazione di Meana
Sardo è stata formalmente e palesemente espressa con
deliberazioni del Consiglio comunale, con note formali del precedente
Commissario prefettizio ed anche con la sottoscrizione da parte di
circa 600 cittadini di petizioni. Pertanto,
CHIEDONO Ø
Ø
che
le sopra descritte “osservazioni” vengano motivatamente (artt. 9
del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni, 3 della legge n.
241/1990 e successive modifiche ed integrazioni, 5 della legge
regionale n. 40/1990) considerate nell’ambito del presente
procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.); Ø
Ø
che
venga disposta una specifica “inchiesta pubblica” (art. 9, comma 2°
e 3°, del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni) ai fini
dell’esame dello studio di impatto ambientale, dei relativi pareri
delle pubbliche amministrazioni competenti e delle osservazioni dei
soggetti intervenienti; Ø
Ø
che,
venga disposto un “contraddittorio” (art. 9, comma 4°, del D.P.R.
12 aprile 1996 e successive integrazioni) ai fini sopra descritti; Ø
Ø
che
venga comunicato al domicilio eletto il nominativo del responsabile
del procedimento (artt. 4 e ss. della legge n. 241/1990 e successive
modifiche ed integrazioni, 8 e ss. della legge regionale n. 40/1990). Si
ringrazia per l’attenzione prestata.
Bruno
Caria
Stefano Deliperi
Amici
della Terra
Gruppo
d’Intervento Giuridico |